Periodico delle Tecnologie dell'Informazione e della
Comunicazione per l'Istruzione e la Formazione
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Fake News nell’epoca della quarta rivoluzione di Rosa Suppa

Abstract

 «La verità è il prodotto di relazioni di potere e chi ha il potere tende a imporre la propria verità.» Individuare  fake news non è facile, esse non si palesano solo attraverso articoli “clickbait” che compaiono a lato delle pagine internet. Mettere in discussione le premesse che autorizzano certe conclusioni può consentire di aggredire alcune posizioni di potere e quindi – kantianamente – «promuovere un’uscita dallo stato di minorità.»

Il termine “fake news” è stato adottato anche nella nostra lingua, non tanto per una questione stilistica, quanto piuttosto, per mettere in luce la differenza tra le false notizie diffuse dai vecchi media e quelle divulgate in Internet e condivise dagli utenti dei social media.

“Nell’epoca della cosiddetta “intermediazione delle notizie” un quotidiano autorevole non avrebbe mai effettuato la diffusione di notizie false o diffamatorie senza verificarne prima la fonte, per timore di rovinare la propria reputazione, oggi invece nascono, […] network di giornali online, il cui unico scopo è quello di fabbricare notizie senza fonte”[1].

Sfruttando le caratteristiche intrinseche che sono tipiche della “quarta rivoluzione”[2] che ha portato il mondo reale e quello virtuale a fondersi in un “unicum”, le fake news sono cresciute esponenzialmente.

Oggi noi tutti «siamo più che mai dipendenti dalla corretta gestione del ciclo dell’informazione e dalla processazione delle informazioni, […] proiettandoci in una nuova era: quella della iperstoria e delle infosfera.»[3]

Come ha fatto notare il giornalista Michele Smargiassi, «i faker approfittano del nostro, giusto, ma sprovveduto spirito critico. Della nostra sintetica (e/o errata) idea che tutto quel che ci dicono i media è falso, quindi che quel che non ci dicono è vero».[4]

Individuare fake news non è facile, esse non si palesano solo attraverso quegli articoli “clickbait” che compaiono a lato delle pagine internet che si stanno consultando, esistono fake news più subdole e difficili da individuare e sgominare.

Una fake news non è solo la notizia che ha un contenuto totalmente falso e/o infondato, può anche essere una informazione che pur narrando un fatto sostanzialmente vero, omette alcuni particolari essenziali, tuttavia importanti, per ricostruire la vicenda in maniera completa.

La loro assenza offre al lettore una diversa prospettiva sulla questione, fuorviando e spesso indirizzando l’interpretazione dei fatti. 

La vera sfida oggi, è rappresentata dalla capacità di individuazione di quella sottile linea di confine che indica oltre quale soglia la manipolazione dell’informazione possa dirsi fake news a tutti gli effetti.

«Andrea Ceccherini, presidente dell’Osservatorio permanente giovani-editori (Opge), ha istituito l’International Advisory Council, progetto abbracciato anche dagli amministratori delegati di Apple e WhatsApp e da numerosi direttori di storiche testate giornalistiche statunitensi. Lo scopo non è tanto quello di operare sul lato del debunking e del fact checking, soluzioni al problema solo nel breve termine, quanto quello della formazione allo spirito critico nelle scuole».”[5]

Ciò a cui è necessario giungere è proprio l’educazione ai fenomeni più tipici della post-verità, mediante la maturazione di un pensiero libero e critico.

Foucault, attraverso il concetto di “economia politica della verità” sosteneva che «la verità è il prodotto di relazioni di potere e chi ha il potere tende a imporre la propria verità.»[6]

Mettere in discussione le premesse che autorizzano certe conclusioni può consentire di aggredire alcune posizioni di potere e quindi – kantianamente – «promuovere un’uscita dallo stato di minorità.»[7]

Come dichiarato dalla presidente della fondazione “Emerson Collective”[8] - bisogna «mettere al centro la persona, per allenarla a guardare il mondo con i propri occhi e pensare con la propria testa, sviluppando quello spirito critico che la renderà più attrice e meno spettatrice, più leader e meno follower, più cittadina e meno suddita»[9].

Le istituzioni educative devono supportate lo sviluppo del pensiero critico aperto, partendo dal presupposto che «la formazione del pensiero non può essere promossa attraverso una procedura formale; essa è piuttosto l’esito di un processo largamente informale che crea abiti mentali […] le conoscenze possono essere dimenticate, mentre gli abiti mentali, una volta strutturati, […] rimangono e condizionano il modo di pensare e di interpretare la realtà…[10]

“Accrescere il livello critico degli studenti rispetto all’importanza della veridicità dell’informazione” attraverso l’educazione del pensiero quale processo “collaterale, indiretto, di lunga durata” è quanto mai emergenza planetaria, che suppone una sinergia di intenti tra mondo politico, culturale ed educativo e la promozione di azioni atte all’implementazione del pensiero che coltivi il dubbio, la libertà e il diritto di cittadinanza attiva.

Prof.ssa Rosa Suppa

Docente di filosofia e Scienze umane

USR per la Calabria Settore politiche giovanili

 Note

[1] http://www.educational.rai.it/materiali/file_lezioni/73502_636879331911191080.pdf

[2] Luciano FLORIDI,” La quarta rivoluzione”, Raffaello Cortina Editore, Milano,2016

«La prima, con Copernico, ci ha tolto centralità nell’universo, la seconda con Darwin ce l’ha tolta nella biologia, la terza con Freud ha tolto centralità alla mente. Ora, col digitale, interagiamo con oggetti che fanno cose al posto nostro e sfidano il nostro senso di unicità»

[3] https://www.academia.edu/41508966/_Fake_news_la_piaga_della_quarta_rivoluzione_

[4] Michele SMARGIASSI (2017), “Noi volenterosi collaboratori dei falsari”, in blogautore.repubbliica.it,

http://smargiassimichele.blogautore.repubblica.it/2017/04/17/laura-boldrini-postverita-fake-fotografa/

[5] https://www.corriere.it/cronache/20_giugno_05/osservatorio-giovani-editori-compie-20-anni-ed-pronto-sfida-globale-fbf7937c-a736-11ea-b358-f13973782395.shtml

[6] https://www.edscuola.eu/wordpress/?p=114433

[7] https://www.edscuola.eu/wordpress/?p=114433

[8]  Laurene Powell Jobs — presidente di Emerson Collective e vedova di Steve, il guru di Apple — la «madrina» d’eccezione che inaugurerà, il 9 novembre  2018 a Firenze, la diciannovesima edizione del «Quotidiano in classe». Il progetto — ideato da Andrea Ceccherini, presidente dell’Osservatorio permanente giovani-editori (Opge) — consente ai ragazzi delle scuole secondarie superiori, una volta alla settimana e lungo l’intero anno scolastico, di confrontare alcuni quotidiani di qualità per vedere le diverse angolature che i media hanno sui grandi avvenimenti che accadono nel mondo.

[9] https://www.corriere.it/cronache/18_ottobre_17/signora-jobs-firenze-il-quotidiano-classe-8a1bda86-d1d3-11e8-8c19-5eedde3c97b0.shtml

[10] John Dewey   “Come pensiamo” testo a cura di Chiara Bove,RaffaeloCortina editore , Milano, 2019.

 

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La trasformazione digitale tra l’edge computing e il 5G di Giovanna Brutto

Abstract: Il seguente articolo cerca di comprendere sinteticamente le trasformazioni digitali odierne e la rete del 5G. La principale trasformazione digitale in corso in tutto il mondo nella nostra era ha introdotto un'ampia varietà di applicazioni e servizi. Internet sta diventando sempre più ‘Outernet’, dal cyberspazio è penetrata nel mondo fisico tra cui la realtà aumentata, macchinari che consentono di operare chirurgicamente da remoto; veicoli con pilota automatico; reti radiomobili 5G e simili. Sembrerebbe quasi fantascienza, eppure essi stanno diventando parte della nostra quotidianità. Tale transizione, dal mondo virtuale a quello fisico, sta generando un’enormità di dati nella periferia della rete. Ma è possibile fermare questo inarrestabile sviluppo pensando all’impatto negativo che si genera?

Introduzione

Abbiamo assistito ad un contesto pandemico di rischio globale che è divenuto realtà con il Covid-19 con impatti devastanti in tutti i settori dai quali non siamo usciti completamente. 

Il distanziamento fisico è stato la risposta a questa pandemia per contenere l'espansione virale stravolgendo le relazioni sociali e produttive consolidate.

 Di conseguenza si è fatto leva sull’accelerazione (boost) dell’uso dei dispositivi tecnologici avendo un certo impatto sulla digital transformation.

L’effetto più tangibile del Covid-19 e del distanziamento sociale è lo smart working , cioè un ibrido di  telelavoro  e lavoro agile e si è verificata un consequenziale aumento del fabbisogno tecnologico. Sono aumentati i lavori per la fibra ottica, per mettere in comunicazione maggiore, sia gli utenti, sia dal punto di vista lavorativo che gli acquirenti con l’e-commerce per questioni di sussistenza.

La minaccia cyber è prorompente vista la maggiore mole d’attacco. 

 

L’edge computing e Internet of Things

Si è resa necessaria la progettazione di un network sempre più complesso che può simultaneamente gestire e fornire simultaneamente i requisiti essenziali di connettività e prestazioni di tutte queste applicazioni con un unico insieme di funzioni di rete estremamente complesse

A tale proposito si sta diffondendo in maniera esponenziale l’edge computing cioè un modello di calcolo distribuito nel quale l'elaborazione dei dati avviene il più vicino possibile a dove i dati vengono prodotti.

Con l’edge computing si accelerano i flussi di dati, senza latenza elaborati in tempo reale, e si consente durante la fase di creazione, alle applicazioni e ai dispositivi intelligenti di rispondere quasi istantaneamente. Si ha quindi il vantaggio di una elaborazione efficiente dei dati in grandi volumi in prossimità dell’origine, una riduzione di utilizzo della larghezza di banda Internet e un aumento della sicurezza dei dati sensibili perché si elaborano i dati senza trasferirli in un cloud pubblico.

Esso è predisposto sia per le tecnologie di mobile computing e sia per Internet of Things (IoT).

Per mobile computing si intende una qualsiasi elaborazione effettuata da un dispositivo elettronico in movimento nello spazio fisico.

Sono dispositivi che hanno tutti un processore, una memoria, input /output. Ad esempio comprende prodotti come una macchina fotografica digitale, un lettore MP3, una unità diagnostica portatile, un navigatore satellitare, un telefono cellulare, una apparecchiatura cardiologica portatile ecc. La mobilità dipende dalla disponibilità di una grande fonte autonoma di energia e dalla connettività ossia compie elaborazioni mentre l’apparato in movimento rende possibile la comunicazione con altri dispositivi, sia fissi che in movimento nello spazio.

Il futuro sviluppo è legato sia al mondo sociale, personale e lavorativo e più particolarmente a quello dell’istruzione e dell’apprendimento (mobile leaning) che alla localizzazione e alla presentazione contestualizzata delle informazioni.

Per IoT si intende quel percorso nello sviluppo tecnologico in base al quale, attraverso la rete Internet, potenzialmente ogni oggetto dell’esperienza quotidiana acquista una sua identità nel mondo digitale.

Quindi esso si basa sull’idea di oggetti “intelligenti” tra loro interconnessi in modo da scambiare le informazioni possedute, raccolte e/o elaborate (Kevin Ahston).

5 G la nuova frontiera

In questa accelerazione tecnologica c’ è una spinta normativa attraverso leggi e regole creando una filiera di attività. Si sono posti degli obiettivi: completare la copertura nazionale della rete in fibra ottica; velocizzazione dell’adozione del 5 G con investimenti ingenti. Per 5G si indicano per la comunicazione mobile quelle tecnologie e standard di nuova generazione (le precedenti sono 2G, 3G e 4G). Viene compresa non solo la tecnologia di connessione ai nostri smartphone, ma anche gli oggetti connessi.

Ma il tema del 5G (quinta generazione mobile) non riguarda solo la tecnologia ma con tante dimensioni differenti anche la geopolitica ed Economia (i poli strategici delle superpotenze, tensioni USA contro Cina, China Ban, Golden power) e il perimetro di sicurezza nazionale cibernetica (risk assessment nazionale sul 5G, stringenti misure di sicurezza).

Il 5 G è un po’ considerato come parola ombrello, una iperonimia che fa convergere tante dimensioni diverse. Una sorta di grande narrazione che avviene tramite gli strumenti della comunicazione pubblica, creando scenari tali da colpire l’immaginario collettivo all’interno di un contesto virtuale che sembra quasi magico.

È da intendersi come un Mix di tecnologie: nuove tecnologie ed effetto network: intelligenza artificiale cloud computing; Iot; nuovi modelli di business; nuove modalità di interazione sociale sul  lavoro, nelle relazioni sociali verso una nuova economia, all’interno della filiera dei servizi. C’è un impatto con le relazioni sociali, il modo con cui si lavora, con le nostre cerchie e il senso di cittadinanza nel suo complesso.

L’architrave del mondo del 5G fa leva su quelle trasformazioni tecnologiche che concernono vari fattori: la banda (ampliata in maniera significativa), la latenza (sempre più contenuta tendendo a sparire), la disponibilità dell’infrastruttura che diventa pari al 100% del tempo, grandissima affidabilità, ed efficienza, amplissima copertura e grandissima resilienza dell’infrastruttura. Questi sono i presupposti.

Invece, quelli che sono i principali casi di uso sono riassunti in tre raggruppamenti:

1)EMbb (Enhanced mobile broadband), ovvero la grande capacità di banda in cui vengono dati ad esempio il download di un film in qualità HD in meno di 10 secondi.

I servizi eMBB previsti nelle reti 5G supportano una grande capacità di sistema e una notevole velocità di trasmissione dati sempre crescente per l’utente finale. Lo standard eMBB introduce due importanti miglioramenti tecnologici: uno spostamento dello spettro di frequenze utilizzate verso la gamma delle onde centimetriche e millimetriche per ottenere allocazioni di larghezza di banda molto maggiori, e le antenne a schiera avanzate, che includono decine o anche centinaia di elementi di antenne ricetrasmittenti per abilitare l'utilizzo di flussi di ricetrasmissione ad elevato parallelismo e l'irradiazione direzionale con controllo elettronico del fascio.

2) URRLC (Ultra-Reliable, Low Latency Communications) definisce una famiglia di casi d'uso completamente nuovi per rendere possibili comunicazioni ultra-affidabili a bassa latenza supportando i requisiti più avanzati richiesti da alcuni settori: tra cui la guida autonoma per il settore automobilistico, la chirurgia remota, la robotica e le soluzioni cloud per Industry 4.0.

Queste applicazioni implicano la richiesta di una latenza migliorata; di una affidabilità migliorata; di maggiore disponibilità; e maggiore sicurezza.

3) mMTC (Massive Machine Type Communications) consente di gestire in modo economico la connessione senza sovraccaricare la rete di miliardi di dispositivi. Ha a che fare con la densità delle connessioni fino a un milione per km quadrato.

Ad esempio dispositivi che possono essere indossati; controllo degli Asset, etc.

I fattori di successo critici includono la copertura, la convenienza economica, il basso consumo energetico e la disponibilità a lungo termine.

Questa nuova tecnologia crea nuovo valore sia per noi come individui che per i settori e le imprese. E cosa emerge? 1) La BTS (stazione radio base) 5G non cambia rispetto al 4G, sono gli stessi apparati, cambia solo il firmware (un programma, ovvero una sequenza di istruzioni, integrato direttamente in un componente elettronico programmato). Cambia la densità dei siti, ma non i limiti di potenza, tutto come per il 4G.

2) le frequenze 'nuove' rispetto a quelle attuali (3,5 e 26-28 GHz), non sono in realtà nuove, sono in uso da sempre in Italia e con le stesse modalità (punto-multi-punto, ovvero diffusione su un'area di copertura);

3) i limiti di emissione in Italia sono enormemente più bassi rispetto al resto d'Europa

Il 5G è la stessa tecnologia (trasmissione a radio frequenze) del WiFi, 1G, 2G, 3G e 4G.

Conclusioni

In realtà, facendo una obiettiva valutazione degli svantaggi il vero pericolo potenziale è il terminale che trasmette (cioè il telefonino), perché è 'vicino' alla persona, motivo per cui la ricerca andrebbe concentrata su quello indipendentemente dal 5G.

E inoltre tutti i portatori di pacemaker, dispositivi medici impiantati sotto pelle, potrebbero subire interferenze dannose per l’overdose d’elettrosmog prodotta nell’aria.

La disponibilità di una rete efficiente e superveloce potrebbe ingenerare la necessità di avere sempre più gigabyte a disposizione.

Inoltre, si assiste sempre di più al fenomeno di obsolescenza programmata e psicologica

L’obsolescenza programmata è la pratica industriale in forza della quale un prodotto tecnologico di qualsiasi natura è deliberatamente progettato dal produttore in modo da poter durare solo per un determinato periodo, al fine di imporne la sostituzione con un nuovo prodotto, più efficiente e funzionale, la cui carica innovativa viene pianificata in precedenza. (Avv. Gianluca Di Ascenzo)

Quindi, la percezione che i nostri dispositivi siano invecchiati prematuramente, per essere in grado di supportare la nuova tecnologia, potrebbe portare ad un acquisto smoderato di continui supporti tecnologici e aumentare le ripercussioni negative per l'ambiente e la salute dei consumatori.

I rischi cyber sono sempre maggiori perché il perimetro d’attacco è sempre crescente, proprio perché viviamo una connessione continua tra infrastrutture, città e persone. Ma possiamo interrompere il progresso? No, possiamo però prenderne coscienza.

Giovanna Brutto

Docente

Dott.ssa Scienze Politiche

 

  • Antonella Carbonaro, Luigi Colazzo, Andrea Molinari, L’era del mobile computing
  • Cyber Security Virtual Conference 7,8,9,10 Luglio 2020
  • Boggio Andrea, Slides e seminario on line Cyber Security Virtual Conference, I rischi del 5 G.
  • Gianluca Di Ascenzio, Obsolescenza programmata e obsolescenza psicologica. Sintesi di un fenomeno denunciato dai consumatori e all’attenzione del Parlamento europeo

Sitografia

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PENSIERO COMPUTAZIONALE, CREATIVITÀ DIGITALE ED INTELLIGENZA ARTIFICIALE A SCUOLA: UNA NUOVA VOCE NEL MONDO DEI SOCIAL NETWORK

di Mario Catalano

Docente, Ricercatore, Editore Scientifico

La rapida diffusione delle tecnologie, dell’intelligenza artificiale e degli algoritmi di machine learning – in grado di ricavare conoscenze in modo efficiente ed efficace da un complesso di dati sempre più ricco - sfida il mondo della formazione, chiamandolo a promuovere la ricerca di una sintesi tra i tradizionali valori fondanti della nostra cultura e le opportunità di sviluppo sociale ed economico presenti nel nuovo scenario dell’economia digitale.

Per dare un contributo in questa direzione, l’autore ha creato un canale YouTube (“Sorprese a 64 bit”), che propone contenuti sulla formazione del pensiero computazionale a scuola, nonché sullo sviluppo delle tecnologie d'intelligenza artificiale, sulle relative implicazioni etiche e su come le istituzioni educative potrebbero fare di tali temi parte integrante dei curricoli scolastici.

Fig. 1: “Sorprese a 64 bit”, canale di formazione sul mondo del coding, della robotica e dell'intelligenza artificiale.

Il canale si rivolge ai docenti, agli studenti e, in generale, a tutti i membri della comunità educante, nella speranza di promuovere il dibattito pubblico sui progressi tecnologici e le conseguenti trasformazioni sociali in corso. L’approccio proposto nei video pubblicati s’ispira alla logica del “learning by doing”: pertanto, si presentano applicazioni, kit di robotica ed attività illustrando come concretamente avvalersene per scopi di autoformazione oppure, in classe, per favorire nuovi e tradizionali apprendimenti negli allievi.

In relazione all’intelligenza artificiale, si propongono percorsi d'insegnamento e di apprendimento che prevedano lo sviluppo - con linguaggi di programmazione visuale - di media digitali (videogiochi, storie interattive, etc.) in cui incorporare modelli di machine learning. Questi sono realizzati con applicazioni web concepite per far comprendere a giovani e non esperti la logica degli algoritmi di apprendimento delle macchine.

II canale “Sorprese a 64 bit” è disponibile all’indirizzo https://www.youtube.com/c/Sorpresea64bit

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The Social Dilemma e gli hacker mentali di Luigi A. Macrì

Social Dilemma è un documentario, distribuito da qualche settimane su Netflix, di Jeff Orlowski, un regista di 36 anni che è stato in precedenza premiato con un Emmy per un altro documentario Chasing Ice sullo scioglimento dei ghiacciai e sul riscaldamento globale.

Il documentario tratta un tema molto attuale e diffuso ovvero gli effetti e i condizionamenti relativi alla presenza dei social nelle nostre vite. L’aspetto interessante di questa produzione e che i protagonisti sono tutti giovani che sono stati dirigenti di Google, Facebook, Pinterest, Instagram, Twitter e che hanno in comune una sorta di disagio etico, la sensazione comune che i social, nati con le migliori intenzione da chi le ha inventate e progettate e dirette, siano poi sfuggiti di mano. Questa affermazione è stata anche di Mark Zuckenberg, fondatore e CEO di Facebook, nel corso delle due audizioni al Congresso degli Stati Uniti nell’aprile del 2018 per lo scandalo di Cambridge Analytica.

L’hackeraggio mentale, come viene definito, significa tenere le menti degli utenti di Facebook come pure di altri social continuamente connessi e coinvolti dalle notifiche e da altri espedienti. Questo tema sarà ripreso nel prossimo editoriale del numero di ottobre di www.ictedmagazine.com  Coloro che intendono seguire questo importante tema sono invitati a segnalarlo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Luigi A. Macrì

Direttore editoriale www.ictedmagazine.com

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