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I.C.T. News

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UN'INTERA FAMIGLIA IN PUGLIA SCHIAVA DI INTERNET

Quattro componenti di una famiglia del Salento in Puglia si sono nutriti per due anni e mezzo solo di merendine, biscotti e caramelle perché impegnati nelle loro navigazioni nel web.

La scoperta è avvenuta in seguito ad una segnalazione ai servizi sociali da parte di alcuni docenti che avevano notato le condizioni generali e igieniche di una bambina di nove anni che era l’unica a varcare la soglia di casa per andare a scuola. La bambina ritornando da scuola comprava merendine, caramelle e biscotti che erano diventati, negli ultimi due anni, la loro alimentazione. Il padre, quaranta anni, ha una piccola pensione e, pertanto, non va a lavorare; la madre, senza occupazione, era anch’essa impegnata quotidianamente a navigare in rete; il figlio più grande, che ora ha quindici anni, da tempo non frequenta più la scuola perché preso dal web come tutta la famiglia. Il ragazzo, inoltre, è stato trovato con le piaghe ai piedi perché sebbene il piede fosse cresciuto negli ultimi anni, continuava ad usare scarse più piccole di quelle che necessitava.

Quattro componenti di una famiglia del Salento in Puglia si sono nutriti per due anni e mezzo solo di merendine, biscotti e caramelle perché impegnati nelle loro navigazioni nel web.

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Big data e prevenzione degli infortuni sul lavoro

Una delle prospettive più interessanti, a mio parere (nonostante il cronico e consueto ritardo del nostro paese in tal senso molto misoneista), del panorama delle tecnologie telematiche applicate alla sicurezza sui luoghi di lavoro potrebbe essere offerta dall’accoppiamento tra due termini di cui si sente parlare quasi quotidianamente: big data e near miss.  Lasciando da parte la facondia verbale possiamo identificare i primi come una grossa mole di dati “grezzi” di varia provenienza, laddove, con il secondo termine, identifichiamo qualsiasi evento che avrebbe potuto causare un infortunio, un danno alla salute (malattia) o morte ma, “solo per puro caso”, non lo ha prodotto. Nella letteratura scientifica è ormai riconosciuta l’abbondanza delle occorrenze dei near miss in ambito lavorativo e gli sforzi dei Servizi di Prevenzione e Protezione moderni indirizzano la loro attenzione alla raccolta sistematica di questa tipologia di eventi per elaborare statistiche davvero interessanti. Ecco il punto di incontro dei due termini: la raccolta operosa dei “quasi infortuni” può seguire il trattamento riservato ai dati generici accumulati e portare ad una “scoperta della conoscenza” attraverso il data mining ovvero l’estrapolazione, da dati opimi, di informazioni utili per la vita quotidiana. Perché catalogare proprio i near miss è facile a dirsi. Infatti, mentre il ricavare dati da un infortunio è subordinato all’avvenimento stesso che si vorrebbe evitare in tutti i modi, memorizzare near miss serve proprio ad evitare che eventi infortunistici possano verificarsi. Oggi il campo nel quale il data mining è maggiormente pervasivo è rappresentato dal settore di marketing per la catalogazione dei clienti, lo studio di offerte mirate e di accostamenti tra prodotti, analizzando i quali si possono scoprire cose davvero bizzarre. La sua possibile applicazione deriva da hardware sempre più potenti e dati sempre più copiosi la cui memorizzazione sistematica senza un minimo di trattamento o l’analisi proficua risultano praticamente impossibili. Ma cosa si può fare applicando il data mining alla sicurezza sul lavoro analizzando i near miss? Alcuni esempi possibili sono: trovare dei nessi causali per eventi a rischio (data association), prevedere alcune situazioni future (regression analysis), riconoscere i pattern (schemi ricorrenti) all’interno di un database (classification analysis), raggruppare elementi omogenei (clustering analysis), fare data warehousing ovvero rivolgere l’attenzione alla profilazione del lavoratore, ad esempio, piuttosto che al cantiere specifico identificando, prima dell’inizio, rischi e comportamenti da evitare in quanto a potenziale pericolo. L’idea è che, incentivando la memorizzazione dei dati e stimolando lo sviluppo di strategie sulla falsariga di quanto esposto, si possa in tal modo aiutare il datore di lavoro a prendere decisioni corrette.

 

Ing. Paolo Preianò

Esperto in sicurezza del lavoro

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Smarthphones e settore sanitario

"Gli smartphone stanno, sempre di più, trovando la loro strada nel settore sanitario. Il tuo cellulare può ora annusare i batteri!!

I ricercatori dell'IIT-Delhi hanno sviluppato un biosensore e un'app che può essere utilizzata per il rilevamento dei batteri. Il biosensore collegato al tuo telefono può fiutare i batteri. Si può montare il biosensore davanti alla videocamera mobile e le immagini catturate dalla telecamera vengono inviate all'app mobile denominata "rilevatore colorimetrico" sviluppata dal team, per l'analisi. Dal momento che la presenza di batteri dal vivo fa cambiare il colore della superficie del biosensore in nero, l'app mobile misura il cambiamento relativo nel colore della superficie. Una volta raggiunto il punto di riferimento, il telefono cellulare vibra ed emette un segnale rosso. Ciò rende il rilevamento facile, portatile e forse economico. Il biosensore basato su app mobile potrebbe distinguere batteri vivi e morti entro 6 ore rispetto ai metodi convenzionali, che richiedono circa 16-24 ore. Ciò vale per potenziali applicazioni in ospedali e cliniche per la diagnosi di infezioni e malattie causate da agenti patogeni resistenti agli antibiotici e non resistenti."

Venkatraman Venkitachalam – Bengaluru Area, India – Linkedin 21/01/2019

Traduzione: Luigi A. Macrì

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Intelligenza Artificiale: a Dubai il primo Ministero

Gli Emirati Arabi Uniti hanno spesso dimostrato di essere all’avanguardia della tecnologia adottando soluzioni “futuristiche” come le hoverbike per la polizia e i taxi volanti monoposto a guida autonoma. L’ultimo orgoglio dell’Emirato è il Ministero per l’Intelligenza Artificiale, che avrà il compito di sviluppare una giurisprudenza che tenga conto delle implicazioni etiche e legali per il progresso delle IA future. Tra i piani del Governo, infatti, c’è la volontà di introdurre entro il 2030 unità per il pattugliamento delle strade non umane mentre nel breve periodo è prevista la sperimentazione delle targhe digitali, uno strumento smart che consentirà lo scambio di molte informazioni utili. Le nuove targhe permetteranno di allertare automaticamente la polizia ed il soccorso sanitario in caso di incidente ma anche avvisare gli altri guidatori per informarli su eventuali problemi lungo la strada (incidenti, code, ecc.). In caso di furto la targa lampeggia e può essere aggiornata via OTA (Over the Air) proprio come uno smartphone. Come spesso accade con le nuove tecnologie, anche in questo caso, si introducono notevoli funzioni avanzate a discapito di diversi problemi di sicurezza e privacy. Il primo problema riguarda il tracciamento di ogni singola auto in tempo reale e, di conseguenza, la possibilità di monitorare l’attività del guidatore; il secondo problema è strettamente legato alla sicurezza informatica perché ogni targa (quindi ogni auto) sarà esposta a possibili attacchi da parte dei cracker.

                                                                                                                                               Davide Sorrentino

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