Anonymous sta riscrivendo le regole della guerra informatica? Cronologia dei loro attacchi contro il governo russo di Jeremiah Fowler*

Abstract - Di seguito riportiamo, integralmente, l’articolo di Jeremiah Fowler sulle nuove regole che stanno emergendo nella guerra informatica in corso, parallela alla guerra nelle forme tradizionali tra la Russia e l’Ucraina. L’articolo originale è pubblicato su Website Planet https://www.websiteplanet.com/blog/anonymous-cyberwarfare-report/

Jeremiah Fowler, insieme al team di ricerca di Website Planet, ha esaminato in modo approfondito come il collettivo di hacker ha cambiato il panorama di come sarà il futuro dell'hacktivismo e della guerra informatica e quali metodi non ortodossi ha utilizzato Anonymous contro obiettivi russi.

Prima della guerra in Ucraina molte persone consideravano Anonymous poco più che cyber-vandali noti per l'attivismo online, gli scherzi e l'invio di fax neri per sprecare le cartucce d'inchiostro. Il gruppo aveva bloccato l'accesso a siti Web e servizi utilizzando attacchi Denial of Service (DDoS) e una serie di altri metodi a bassa tecnologia. In passato c'erano molte minacce e alcuni hack riusciti, ma nel complesso nessun vero attacco che ha scosso il mondo. Tutto è cambiato il 24 febbraio 2022, quando Anonymous ha dichiarato una guerra informatica su vasta scala alla Russia dopo l'invasione dell'Ucraina.

Fondato nel 2003, il gruppo è noto per aver lanciato attacchi informatici contro governi, corporazioni, organizzazioni e persino la Chiesa di Scientology. I membri delle forze dell'ordine e della comunità della sicurezza informatica non hanno mai guardato con affetto all'hacking o all'hacktivism. Tuttavia, il tono dei media e l'attuale visione pubblica delle azioni del gruppo contro la Russia hanno dato ad Anonymous la reputazione di un "Robin Hood digitale". Il gruppo ha ricevuto PR positive per le sue azioni nel difendere un'Ucraina più piccola contro una Russia più grande e più cyber-capace. La dichiarazione di una guerra informatica ha anche stabilito il gruppo come un attore chiave non  governativo nel conflitto.

Nella prima settimana del conflitto ho collaborato con il team di Website Planet e abbiamo fornito alcune delle prime ricerche e prove di ciò che Anonymous stava facendo attaccando i database russi esposti. Prima che i big data dump dei record hackerati venissero rilasciati pubblicamente, abbiamo analizzato 100 database russi e abbiamo scoperto che il 92% di essi era stato compromesso, vandalizzato con messaggi pro ucraini o cancellato del tutto.

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Cosa ha ottenuto Anonymous in una guerra informatica con la Russia?

I metodi che Anonymous ha usato contro la Russia non solo sono stati altamente dirompenti ed efficaci, ma hanno anche riscritto le regole di come viene condotta una moderna guerra informatica in crowdsourcing. Oltre ad hackerare e rilasciare dati russi, il gruppo ha anche offerto assistenza alla sicurezza informatica all'Ucraina come test di penetrazione e ricerca di vulnerabilità prima che la Russia potesse sfruttarli. Anonymous ha anche offerto formazione gratuita alle nuove reclute sugli attacchi di negazione del servizio e altri metodi di hacktivist. Ciò consente effettivamente a chiunque disponga di un computer e di una connessione Internet, indipendentemente dalle proprie capacità tecniche, di partecipare alla guerra informatica. L'invito all'azione iniziale pubblicato su Twitter si è trasformato in un'operazione più ampia che si è diffusa ben oltre il governo, le aziende o le organizzazioni russe e includeva una campagna informativa rivolta ai cittadini russi.

Nuovi metodi e tecniche contro cui è difficile difendersi includono:

Hacking Printers – La censura russa ha impedito a molti all'interno del paese di conoscere la reale portata della guerra e le perdite russe. Anonimo ha hackerato stampanti in tutta la Russia e stampato fatti non censurati o messaggi anti-propaganda e filo-ucraini. Il gruppo afferma di aver stampato oltre 100.000 documenti. Ciò include anche le stampanti di codici a barre nei negozi di alimentari dove i prezzi sono stati modificati e i nomi dei prodotti sono stati cambiati in slogan contro la guerra o filo-ucraini.

Utilizzo del codice Conti Ransomware – I leader del ransomware Conti hanno giurato fedeltà alla Russia dopo la guerra e poco dopo che i loro dati sono stati divulgati, incluso il loro codice sorgente. Gli hacker del gruppo affiliato anonimo Network Battalion 65 o NB65 hanno modificato il codice sorgente e hanno rivolto il ransomware di Conti contro la Russia crittografando i dati a cui gli utenti non potevano più accedere. L'analisi ha mostrato che il 66% del codice utilizzato per attaccare le risorse russe corrispondeva a Conti. Come il ransomware tradizionale, le vittime potrebbero effettuare un pagamento per decrittare i dati e riottenere l'accesso dopo aver pagato un riscatto che, secondo quanto riferito, sarebbe andato in Ucraina. All'inizio di maggio, NB65 ha scaricato 7 milioni di numeri di carte di credito da QIWI, un fornitore leader di servizi finanziari e di pagamento in Russia.

Dirottamento di server russi - hanno violato i server di hosting russi e li hanno quindi utilizzati per attaccare altri siti Web e servizi russi. L'utilizzo di indirizzi IP russi causerebbe interruzioni e negazione del servizio ai siti che utilizzano il semplice metodo di protezione del blocco geografico degli indirizzi IP al di fuori della Russia. Questo è efficace e i proprietari dei server compromessi spesso non hanno idea che le loro risorse vengano utilizzate per lanciare attacchi su altri server.

Hacking The News - Il governo russo era così preoccupato per la censura sulla guerra che ha approvato una legge sulle "notizie false" che puniva le persone fino a 15 anni di prigione per aver parlato contro la guerra se fosse stata considerata contraria agli interessi russi. Diversi gruppi affiliati ad Anonymous hanno lanciato un attacco a Smart TV, stream Internet, siti di notizie e canali televisivi che mostravano immagini della guerra o altre notizie che aggiravano la censura russa. Anonymous ha affermato su Twitter di aver violato i servizi di streaming russi Wink e Ivi e le trasmissioni in diretta sui canali TV Russia 24, Channel One e Moscow 24. Una volta violati, hanno mostrato immagini o informazioni vietate sulla guerra.

Attaccare i dati esposti - La nostra ricerca ha scoperto che gli hacker prendevano di mira i database russi esposti e modificavano i nomi dei record o inserendo cartelle con nomi come Gloria all'Ucraina, Putin Stop This War, Hacked by Ukraine e molti altri. I record sono stati anche eliminati sia manualmente che in quello che sembrava essere un attacco simile allo script dannoso MeowBot che non serviva altro che cancellare i dati. Su 100 database, abbiamo identificato che 92 erano compromessi o avevano prove che gli hacker avevano avuto accesso e vandalizzato i record.

Prendere di mira le aziende che continuano a fare affari in Russia – Le sanzioni e le chiamate dai paesi occidentali e dai clienti non sono state sufficienti per impedire del tutto ad alcune aziende di cercare di rimanere nel mercato russo. I profitti sono la spina dorsale di qualsiasi attività e molte aziende hanno una lunga storia di anteporre le entrate alla morale. Anonymous ha minacciato di trapelare dati aziendali riservati o sensibili e giorni dopo ha scaricato 10 GB di dati appartenenti a Nestlé. Ciò includeva e-mail, password, clienti aziendali Nestlé, ecc. Il gruppo ha lanciato con successo attacchi DDoS di negazione del servizio sui siti Web Auchan, Leroy Merlin e Decathlon. La minaccia degli attacchi informatici unita all'incertezza del mercato russo hanno aggiunto ulteriori rischi per le aziende occidentali.

RoboDial, SMS ed e-mail di spam – Quasi tutti sulla terra hanno ricevuto una qualche forma di spam sotto forma di telefonata, SMS o messaggio di posta elettronica. Questi di solito cercano di vendere un servizio o truffare le vittime senza soldi. Ora questa stessa tecnologia è stata utilizzata per aggirare la censura russa e informare i cittadini di notizie e messaggi che è vietato apprendere sui canali di propaganda sponsorizzati dallo stato. L'affiliata anonima Squad303 ha affermato di aver inviato oltre 100 milioni di messaggi a dispositivi russi.

Festività e hack di appuntamenti importanti – Gli effetti psicologici che lanciano attacchi informatici e hack nelle principali festività russe. Il 9 maggio, il gruppo di hacker PuckArks, legato al "Giorno della Vittoria", ha affermato di essere stato responsabile dell'hacking del clone russo di YouTube chiamato Rutube con codici di accesso violati o trapelati. Anonymous ha violato i menu della Smart TV russa per mostrare tutti i canali e le descrizioni come messaggi contro la guerra durante la parata russa. L'8 giugno, la stazione radio Kommersant FM è stata hackerata per trasmettere il tema nazionale ucraino e una sequenza di canzoni contro la guerra in lingua russa. Il 17 giugno, gli hacker hanno preso di mira la rete di computer del Forum economico internazionale di San Pietroburgo con un attacco DDoS costringendo Vladimir Putin a ritardare il suo discorso di apertura di quasi 2 ore. Il 28 giugno (Giornata della Costituzione in Ucraina) i siti web di Rosreestr e del Consiglio presidenziale per lo sviluppo della società civile e dei diritti umani (HRC) sono stati violati.

 

Rosreestr è il servizio federale russo ufficiale per la registrazione statale di immobili e proprietà. Il loro sito web mostrava un testo che diceva "I cittadini russi sono solidali con il popolo ucraino nella sua lotta per l'indipendenza e con la propria base legislativa orientata all’Ucraina”.

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Esempio di un database violato che mostra che le cartelle sono state rinominate con nomi contro la guerra. I registri contenevano anche chiavi segrete e altre informazioni sensibili accessibili agli hacker.

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*Jeremiah Fowler è un ricercatore di sicurezza e co-fondatore di Security Discovery. Jeremiah ha iniziato la sua carriera nella ricerca sulla sicurezza nel 2015 e ha una missione di protezione dei dati. Ha aiutato a identificare e proteggere i dati di milioni di persone in tutto il mondo. Le sue scoperte sono state trattate su Forbes, BBC, Gizmodo, tra gli altri. La sicurezza e la divulgazione responsabile non sono solo una passione, ma un modo per proteggere le nostre vite digitali.

 

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Per la sicurezza nazionale serve educazione (non gestione). I consigli di Caligiuri

Nella prossima legislatura potrebbero porsi quattro temi rilevanti sul tema della sicurezza: le politiche della difesa con la dotazione di armi avanzate, il coordinamento delle forze di polizia, la riforma dei Servizi e la creazione, auspicata da molti e da diverso tempo, di un consiglio per la sicurezza nazionale. L’analisi di Mario Caligiuri, presidente della Società italiana di Intelligence.

 

Nel 1983 negli Stati Uniti venne pubblicato A nation at risk, un rapporto della National commission on excellence in education che fece molto discutere. In piene guerre stellari, la tesi era quella che la debolezza del sistema dell’istruzione avrebbe potuto seriamente compromettere la sicurezza nazionale. Come ricordava Robert D. Steele, “la migliore arma di una nazione è una cittadinanza istruita”. Il tema della sicurezza è un problema endemico della società contemporanea, dove si dovrà sempre di più contemperare la libertà con la sicurezza, la privacy con la tutela dell’interesse nazionale: diritti necessari ma a volte incompatibili e per i quali occorre rinvenire il giusto equilibrio. L’educazione viene prima dell’economia e rappresenta la premessa della sicurezza. Infatti, il premio Nobel Joseph Stiglitz sostiene che la società si è evoluta in base alle capacità di apprendimento, per cui la conoscenza diventa il presupposto necessario dello sviluppo materiale.

Non a caso, la sicurezza rappresenta l’elemento fondante e originario che giustifica il patto sociale, poiché lo Stato nasce e si legittima dovendo prima di tutto difendere la vita dei propri cittadini. Va allora ricordato che l’ideologia dei sistemi democratici postula cittadini consapevoli, che siano in grado di individuare e controllare i propri rappresentanti, ed élite responsabili, che assolvano alle loro funzioni il più possibile orientandole verso l’interesse generale. Entrambe le caratteristiche di cittadini ed élite richiedono educazione, tema che in relazione alla democrazia è stato teorizzato nelle società industriali da John Dewey. Pertanto, i programmi elettorali dei partiti hanno trattato il tema dell’educazione individuando argomenti sul tappeto ma senza affrontare gli scenari di fondo che non sono solo educativi ma riguardano l’intera società nazionale.

L’educazione è infatti il tempo del futuro: noi studiamo oggi per programmare quello che saremo domani. Da questo punto di vista, il boom economico degli anni Sessanta venne sostenuto in modo determinante dalla riforma Gentile del 1923, mentre oggi stiamo sperimentando le politiche educative del Sessantotto, accentuate dalle riforme che dalla fine degli anni Novanta hanno riguardato senza sosta scuola e università. Sarebbe perciò necessario elaborare una “pedagogia della nazione”, che, dopo 160 anni, avvicini i livelli dell’istruzione italiana a quella dei Paesi industrializzati, ai quali apparteniamo. Una pedagogia che sia in grado di raccontare agli stessi italiani e al resto del mondo il nostro Paese, la nostra storia, le nostre risorse, le nostre prospettive.

 

Nei programmi elettorali dei partiti in lizza alle ultime elezioni, ad esempio, non vi erano riferimenti organici all’intelligenza artificiale, che – oltre ai temi specifici della sicurezza – avrà un impatto determinante sull’istruzione, perché destinata a sostituire tantissimi lavori e a trasformare tutti gli altri. Oggi, infatti, scuole e università rischiano di formare delle professioni destinate a una occupazione sempre più improbabile. Da ciò emerge un altro corollario e cioè che, come anticipava nel 1930 John M. Keynes, il problema del futuro è come occupare in modo vantaggioso e produttivo il tempo libero, per cui scuole e università dovrebbero formare non solo a come si lavora, ma anche a come si vive.

Il nostro futuro sarà segnato dall’ibridazione tra uomo e macchina, che è stata definita una dimensione “inevitabile”. Questa lunga premessa, è necessaria per spiegare che per affrontare le sfide della sicurezza nell’ambito nazionale, ovviamente non scisso da quello globale, devono esserci alla base persone formate e preparate nell’individuare i temi e nel saperli gestire. Infatti, per le élite va posto il tema dello sguardo corto delle scelte pubbliche, mentre per i cittadini va evidenziato il costo dell’ignoranza nella società della conoscenza, che incide nei processi democratici e quindi sulla sicurezza.

Innanzitutto, nell’ambito nazionale, diventa fondamentale la tutela degli interessi economici. Sarà sufficiente in Italia il golden power? Probabilmente no, poiché occorrono politiche molto più articolate e complesse con strumenti più acuminati. Il ruolo dello Stato democratico dovrà essere necessariamente ridefinito poiché le asimmetrie della globalizzazione favoriscono inevitabilmente gli Stati autoritari, le multinazionali finanziarie, le organizzazioni criminali e le strutture terroristiche. E questo, secondo me, soprattutto per l’inadeguata selezione delle élite pubbliche, preposte ad assicurare la sicurezza degli Stati e dalle quali dipendono le forze armate, i corpi di polizia e le agenzie di Intelligence.

L’altro aspetto che potrebbe presto investire il nostro Paese è quello del disagio sociale che da questione di ordine pubblico potrebbe trasformarsi in problema di sicurezza nazionale, mettendo in discussione la credibilità delle istituzioni democratiche. Situazione che anche in una società caratterizzata dal consumismo come la nostra si potrebbe verificare qualora aumenti il numero dei cittadini che scivoleranno verso l’indigenza. Questa tendenza, già in atto prima della pandemia e della guerra in Ucraina, potrebbe non essere contenuta dai provvedimenti del Pnrr e dalle politiche pubbliche di equità sociale o assistenza (dipende dai punti di vista), come il reddito di cittadinanza, peraltro in qualche modo indispensabile per contenere il fenomeno dell’evidente ampliamento del disagio sociale.

Inoltre, appunto la vicenda pandemica e quella ucraina hanno messo in evidenza due questioni centrali: il rischio dei virus globali, che non si esauriranno certamente con il Covid-19 e che potrebbero rappresentare un’emergenza permanente; la guerra tra Mosca e Kiev che riporta in primo piano l’importanza delle politiche energetiche, come Enrico Mattei aveva intuito già dalla fine degli anni Quaranta. Infine, ma è forse l’aspetto decisivo, occorre fronteggiare la guerra cognitiva in atto, poiché il controllo delle menti è il campo di battaglia del nostro tempo. Pertanto, in una società caratterizzata dalla disinformazione, dove la verità sta da una parte e la percezione pubblica della verità esattamente dall’altra, diventa fondamentale costruire con accortezza una diga educativa che sviluppi il pensiero critico.

Attraverso gli algoritmi, Internet orienta e manipola la percezione delle persone, evidenziando un tema ineludibile, con ricadute dirette e immediate sulla sicurezza nazionale. Questo chiama in ballo la dimensione dell’intelligenza artificiale connessa con il digitale che è l’ambiente economico, comunicativo, sociale, politico ed educativo prevalente. Da circa un anno abbiamo uno strumento in più rappresentato dall’Agenzia per la cyber-sicurezza nazionale che sta strutturando una politica nazionale sulla sicurezza informatica, attraverso vertici individuati per competenza e non per appartenenza. Lo scenario è tale per cui anche il rating di una nazione potrebbe presto essere determinato dal reale grado di inviolabilità del cyber-spazio.

Nella prossima legislatura potrebbero porsi quattro temi rilevanti sul tema della sicurezza: le politiche della difesa con la dotazione di armi avanzate, il coordinamento delle forze di polizia, la riforma dei Servizi e la creazione, auspicata da molti e da diverso tempo, di un consiglio per la sicurezza nazionale che possa affiancare il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica, Cisr, coinvolgendo di più l’Intelligence community del Paese e rafforzando il ruolo del presidente del Consiglio e dell’autorità delegata. Tali interventi richiedono certamente investimenti economici ma soprattutto politiche che tutelino oggi e identifichino domani l’interesse nazionale.

E si tratta di scelte indispensabili per garantire la sicurezza e il benessere dei cittadini. Il tema centrale è chi determina, attua e verifica queste politiche. Il problema della sicurezza richiede anzitutto una adeguata formazione e selezione di un apparato pubblico che abbia contezza di quello che sta accadendo nel mondo, ma anche di cittadini che collaborino e controllino l’operato politico. I tempi di questi processi non possono certamente essere brevi e quindi stridono con le dinamiche delle campagne elettorali, ma mai come ora c’è bisogno di educazione e non di gestione.

(Articolo pubblicato sul numero 184 della rivista Formiche)

INTELLIGENCE E TECNOLOGIA OLISTICA NELLA DIDATTICA STEAM di Luigi A. Macrì*

INTELLIGENCE E TECNOLOGIA OLISTICA NELLA DIDATTICA STEAM di Luigi A. Macrì*

 

 

Abstract: Quanto segue è la comunicazione preliminare che l’autore ha tenuto in occasione di un incontro sul tema Didattica con STEAM: opportunità e criticità, nell’ambito del Progetto S_E_F: STEAM - Euganeo Formazione - PNRR Missione Istruzione - Area di Sviluppo - Didattica Digitale, relativo all’azione di formazione dei docenti sull’insegnamento delle discipline STEAM con l’utilizzo delle tecnologie digitali. Il progetto è coordinato dalla Scuola Polo dell’Istituto di Istruzione Superiore Euganeo di Este (PD). L’incontro on line si è tenuto il 27 Maggio 2022 e oltre a un centinaio di docenti di varie regioni d’Italia hanno partecipato e coordinato l’incontro il prof. Roberto Zanrè dirigente della Scuola Polo I.I.S. Euganeo di Este (PD) e la prof.ssa Maria Brutto, dirigente dell’Istituto Comprensivo G. Bianco di Sersale (CZ).

* Direttore responsabile www.ictedmagazine.com - presidente Associazione Culturale Focus on - A.P.S.

Un saluto ai colleghi, alla Dirigente scolastica Maria Brutto, al Dirigente Roberto Zanrè dell’IIS Euganeo di Padova e un saluto ai docenti presenti.

Ritengo sia opportuno iniziare rammentando, sinteticamente, alcuni dati, in quanto sappiamo che l’approccio STEM nelle azioni didattiche parte dalla constatazione della bassa incidenza delle lauree in discipline scientifiche (Science, Technology, Engineering Art and Mathematics) per la scarsa iscrizione a questi gruppi di laurea.

A livello Ue, sono circa 21 ogni 1.000 i giovani laureati in materie come scienze, matematica, informatica, ingegneria. In Italia sono 16,4 ogni mille persone tra 20 e 29 anni. È questa una proporzione distante dalla media Ue, ma soprattutto dal livello dei maggiori paesi europei.

 È orma evidente che il mondo che noi tutti viviamo richiede una quantità sempre maggiore, e in parte nuova, di conoscenze e competenze.

Vi sono competenze e abilità cognitive che diventano sempre più importanti in un mondo pervaso dalle tecnologie a tutti i livelli. Il fatto che usiamo quotidianamente le tecnologie non vuol dire che abbiamo una consapevolezza digitale adeguata; e questo vale per tutti, in particolare per i cosiddetti nativi digitali.

La linea di demarcazione sulla consapevolezza digitale oggi passa attraverso la differenza tra chi è solo un fruitore passivo di piattaforme e servizi, e non è consapevole dei rischi connessi, e chi invece dispone di mezzi culturali e cognitivi per muoversi tra i vari strumenti, siti e contesti che offre il digitale, le tecnologie nel complesso ed il mondo di Internet.

Una delle indicazioni che spesso sottende il parlare di STEAM e che questo approccio va al di là del semplice unire più discipline in attività didattiche bensì è una filosofia dell’educazione che abbraccia abilità e materie di insegnamento in un modo che ha come riferimento la vita reale.

Il metodo scientifico STEAM, come viene anche definito, privilegia l’apprendimento interdisciplinare per problemi e per investigazione, partendo da situazioni-problema in cui interagiscono aspetti scientifici, tecnologici, ingegneristici, creativi e matematici; negli ultimi tempi si è inserito nell’acronimo la A di Arte, e altre volte la R di reading, la lettura.

La sfida odierna e dei prossimi anni della transizione ecologica e del suo rapporto con le tecnologie ed il digitale coinvolge pienamente l’approccio STEAM.

Ritengo che quanto parliamo di problem solving, di vita reale, potremmo sempre inserire altre lettere, riferendoci ad altri ambiti nell’acronimo STEAM; questo vuole essere, in sintesi, un nuovo approccio STEM per superare il confine tra discipline scientifiche ed umanistiche.

Si intende, pertanto, valorizzare il contributo offerto dalle materie scientifiche, ma anche da quelle umanistiche, nel riuscire a comprendere ed a leggere il mondo in cui viviamo.

Di norma, le materie scientifiche sono considerate come un ambito specialistico, un mondo a parte rispetto al resto dei curricula didattici; le discipline umanistiche invece vengono percepite come parte della cultura generale diffusa.

In Italia permane ancora, rispetto alle medie internazionali e del resto d’Europa una separazione piuttosto netta tra le materie scientifiche e quelle umanistiche. È significativo che il 26,7% degli studenti Italiani bravi in lettura hanno avuto anche ottimi risultati in matematica e scienze; in Germania, sono il 45,4%.

 

L’approccio STEM, comunque, indica come il metodo scientifico può essere utilizzato efficacemente nella vita quotidiana. 

Ritengo che sia opportuno illustrare, sinteticamente, le fasi fondamentali del metodo scientifico sperimentale che sono: 

1. Osservare un fenomeno e porsi delle domande.

2. Formulare un’ipotesi, cioè una possibile spiegazione del fenomeno.

3. Fare un esperimento per verificare se l’ipotesi è corretta.

4. Analizzare i risultati.

5. Ripetere l’esperimento anche in modi diversi.

6. Giungere ad una conclusione e formulare una regola.

È evidente cha a Scuola non è sempre possibile rispettare queste fasi, ma questi sono i punti su cui si basa il metodo scientifico.

È bene soffermarci sul perché ho inserito, nel titolo di questa comunicazione, due termini che spesso non vengono utilizzate in rapporto all’approccio STEAM.

Il termine olistico è uno di quei riferimenti culturali, e direi anche filosofici, che ci aiutano a trovare la prospettiva giusta, in un momento della Storia dell'umanità in cui questo termine è davvero importante anzi potremmo definirlo vitale.

L’importanza della visione olistica, è stata trasmessa sin dai tempi di Platone il quale, nella Repubblica, afferma che colui che riesce a vedere l’intero è un filosofo, altrimenti non lo è.

Oggi è necessario, oramai indispensabile, vedere il mondo come un organismo vivente del quale noi siamo quella parte che è riuscita a modificare l’equilibro globale dello stesso, ovvero del  pianeta Terra.

Dobbiamo essere consapevoli che non possiamo continuare a violentare la Natura, l’ambiente, e quindi noi stessi, senza affrontare conseguenza problematiche come stiamo vedendo in questi ultimi decenni. 

La Scienza olistica ci propone di interpretare la realtà come il prodotto di una reciproca e complessa interazione tra le parti e si pone contro il meccanicismo e il riduzionismo.

Parlare e proporre una riflessione sulle tecnologie olistiche significa anche comprendere il ruolo dell’uomo e delle sue attività, ad esempio, nel cambiamento climatico considerando il ciclo energetico nella sua interezza. 

In questo contesto, risulta evidente che l’innovazione, la scienza e le tecnologie non possono non tener conto della centralità dell’uomo e del suo ruolo che, a sua volta, dovrà tener conto della forza ormai pervasiva e globale delle tecnologie.

Quando parliamo di tecnologia olistica intendiamo, quindi, una tecnologia del benessere che pone l’Uomo e la Natura al centro della sua visione.

Un approccio necessario è, pertanto, la capacità di prevenire l’uso improprio delle innovazioni, facendo conoscere i pericoli e le problematiche ad esse connesse.

A San Francisco, in California, nel 2013 nasce con Tristan Harris, già coordinatore dell’aspetto Etico in Google, il movimento Time Well Spent (Tempo ben speso) che è poi diventato, Center fo Humane Technology con la collaborazione di molte personalità che hanno lasciato le grandi aziende delle tecnologie come Google, Apple, Microsoft, etc. Harris è stato uno dei protagonisti nel famoso documentario Social Dilemma sulle problematiche legate alle tecnologie.

Questo movimento lavora per “costruire le piramidi della tecnologia umana per immaginare un futuro in cui si potrà avere una tecnologia non intrusiva che possa potenziarci e che consenta agli umani di fiorire e all'umanità di prosperare. Dove il mondo digitale è una naturale estensione di quello reale e un riflesso di noi stessi. Promuoviamo soluzioni che migliorano il benessere, la libertà e la società”. Sul sito della rivista che dirigo, troverete ulteriori informazioni in italiano su questo movimento del quale faccio parte.

Non è il caso di approfondire ora questi temi ma non si può parlare di innovazioni, di tecnologie se non mettiamo al centro l’uomo e le sue peculiarità.

Oggi dobbiamo tener conto che, parallelamente alla pandemia che stiamo vivendo e si spera vada verso un sua conclusione, abbiamo una infodemia che il vocabolario Treccani definisce la “Circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili”.

Ecco perché nel titolo di queste mie riflessioni, che vi propongo nel contesto multidisciplinare dell’approccio STEAM, ho inserito il termine intelligence che, come è noto, deriva da intelligere, scegliere con cura, entrare dentro.

 

 Intelligence è ormai universalmente conosciuto come sinonimo di servizi segreti che operano per entrare dentro le informazioni per scegliere, discriminare le cose affidabili dai quelle non affidabili, con la funzione primaria di protezione della sicurezza della Nazione.

Parlare di intelligence oggi nella Scuola è quanto mai importante in quanto la capacità di discernere e selezionare le informazioni è diventata la competenza centrale per gestire il futuro ma anche la quotidianità.

La nostra libertà, il nostro futuro, a livello di singoli, di professionisti, ma anche di nazioni e Stati dipende dal fare le scelte giuste. 

Per fare le scelte giuste dobbiamo conoscere, dobbiamo scegliere, intelligere.

Oggi per combattere la disinformazione ormai diffusa e pervasiva è necessario attivare un fact checking, un controllo dei fatti continuo.

Questo aspetto deve essere trasversale a tutte le azioni didattiche e laboratoristi.

Karl Popper afferma che "Il prezzo della libertà è l'eterna vigilanza” e che  le stesse istituzioni politiche democratiche sono necessarie ma non sufficienti in quanto non garantiscono che la stessa libertà verrà conservata. Popper continua che non si deve dimenticare che il funzionamento delle migliori istituzioni dipende “sempre, in grado considerevole, dalle persone che vi provvedono”. Allora l’analisi delle informazioni, il fact check-in, l’intelligence diventa davvero indispensabile per potersi districare in questa infodemia,  citata prima.

Affermava Mario Caligiuri, nel 2017, nel dare l’avvio, al primo Master di Intelligence all’Università della Calabria che “bisogna utilizzare l’intelligence per legittima difesa, poiché bisogna essere consapevoli che oggi viviamo nella società della disinformazione permanente e intenzionale. Il dibattito odierno sulle fake news, peraltro ricondotto nell’ambito delle polemiche politiche, non coglie affatto, secondo me, la dimensione e le distorsioni complessive del sistema mediatico”.

Sempre in quell’occasione il criminologo Francesco Bruno afferma che “la Rete ci sta portando verso un futuro indecifrabile rendendo controverso il concetto di normalità che rende ancora più delicato e complesso il lavoro dell’intelligence”.

Nel 2018 la commissaria europea al digitale afferma che “le false informazioni si diffondono ad un ritmo inquietante e minacciano la reputazione dei media, il benessere delle nostre democrazie e i nostri valori democratici. Per questo dobbiamo elaborare meccanismi per identificare le fake news e limitarne la circolazione. Se non prendiamo misure a livello europeo, il rischio è grande che la situazione si avveleni”.

La situazione ormai è peggiorata e l’informazione è così manipolata che possiamo affermare che siamo passati dalla società dell’informazione, a quella della disinformazione.

Molto chiaro e significativo è quanto afferma lo scrittore Yuval Norman Harari: “In passato, la censura operava bloccando il flusso di informazioni. Nel XXI secolo la censura opera inondando la gente di informazioni irrilevanti. Nei tempi antichi deteneva il potere chi aveva accesso alle informazioni. Oggi avere il potere significa sapere cosa ignorare”.

Nel 2018 la commissaria europea al digitale afferma che “le false informazioni si diffondono ad un ritmo inquietante e minacciano la reputazione dei media, il benessere delle nostre democrazie e i nostri valori democratici. Per questo dobbiamo elaborare meccanismi per identificare le fake news e limitarne la circolazione. Se non prendiamo misure a livello europeo, il rischio è grande che la situazione si avveleni”.

Considerato che l’approccio STEM si basa, come indicato prima, sulla complessità multidisciplinare, sulla capacità di risolvere problemi, risulta evidente le necessità di saper discernere il vero dal falso nella conoscenza che mettiamo in evidenza.

Uno degli aspetti interessanti che abbiamo trattato in uno degli ultimi numeri della rivista che dirigo ICTED Magazine è quello dell’integrazione dello sviluppo del pensiero computazionale nel curricolo della scuola primaria con un’approccio multidisciplinare. L’articolo realizzato da Mario Catalano, docente di scuola primaria, ma già impegnato nella ricerca universitaria, descrive i risultati di un recente studio condotto da un gruppo di ricerca dell’Università di Chicago e pubblicato sulla rivista scientifica “International Journal of STEM Education” nel mese di maggio del 2020. Questa ricerca affronta il tema molto dibattuto dell’integrazione nel curricolo della scuola primaria di esperienze sistematiche di apprendimento finalizzate a favorire lo sviluppo del pensiero computazionale. È importante evidenziare che i ricercatori dell’Università di Chicago hanno dimostrato che inserire nelle attività didattiche tradizionali lo studio delle Computer Science, utilizzando un approccio interdisciplinare orientato al problem solving, non compromette il conseguimento degli altri obiettivi di apprendimento nell’ambito della formazione linguistica e matematico-scientifica.

Ritengo che abituare, sin dalla scuola primaria, gli studenti ad una visione olistica della conoscenza, e direi del mondo, unitamente alla capacità di comprendere l’importanza dell’informazione, dei dati e dei big data, possa essere un punto nodale nel costruire la Scuola e la didattica del futuro.

All’Institute for the future di Palo Alto in California si afferma che “La legge fondamentale degli studi sul futuro è che non esistono fatti sul futuro. Solo narrazioni”. Essere preparati sul futuro significa allora avere a disposizione diversi scenari, già preparati e studiati per comprendere, what-if,  ovvero cosa succede se dovesse accadere questo.

Per comprendere il futuro è necessario, tra l’altro, studiare i trend, le tendenze e le prospettive, mettendo in condizione il lettore di saper capire e valutare (o perlomeno dare il giusto peso) a concetti (trend, tecnologie, piattaforme, …) di cui molto

si parla, senza esserne disorientati; ma anche dare la possibilità di risalire alla singola fonte (per farsi il proprio punto di vista sulla credibilità dell’affermazione fatta e sulla coerenza complessiva) e consentire eventuali approfondimenti della lettura.

Comprendo la difficoltà oggettiva di mettere insieme tutti questi elementi ma se vogliamo seriamente avere una visione dell’approccio multidisciplinare STEM non possiamo non tener conto di questa complessità.

I diversi trend possiamo analizzarli singolarmente ma, di fatto, essi sono tutti connessi e interdipendenti. Ad esempio, la tecnologia è strettamente connessa ai problemi relativi al cambiamento climatico ma essa stessa è parte del problema nello sfruttamento delle risorse naturali. L’intelligenza artificiale, i grandi server machine learning che devono elaborare milioni di dati hanno bisogno di più energia elettrica per il raffreddamento dei circuiti elettronici. 

La cosiddetta “impronta digitale”, ovvero l’energia consumata per usare tutte le apparecchiature digitali di tutto il pianeta, dai server, ai terminali, alla trasmissione dei dati, cresce al ritmo del 9% annuo. Atteso che gran parte dell’energia elettrica è prodotta da sorgenti fossili, il continuo aumento dell’energia elettrica dovuto al continuo aumento delle tecnologie nelle diverse forme contribuisce indirettamente all’aumento dell’anidride carbonica ed all’effetto serra. È stato calcolato che un’email di un megaByte produce, pensate, la stessa quantità di CO2 prodotta da una lampadina di 60 w accesa per circa mezz’ora; pertanto l’aumento del traffico digitale dal 2013 al 2018 ha contribuito per circa 450 milioni di tonnellate all’effetto serra globale. Lo spreco energetico è continuo e, il più delle volte, inconsapevole in quanto sembrerebbe che anche guardare un video in cloud per dieci minuti richiede la stessa energia necessaria per alimentare, per lo stesso tempo, 1500 telefonini.

Ormai c’è la consapevolezza che le tecnologie sono energivore e si rischia di vanificare i miglioramenti ambientali per ridurre il riscaldamento globale.

Questo è solo un esempio di dove può portare un lavoro serio di intelligence sulle conoscenze e le realtà con le quali quotidianamente ci confrontiamo.

Ho voluto, con queste sintetiche riflessioni, dare solo una prospettiva forse diversa, ma ritengo estremamente reale e spero utile, per poter comprendere, o meglio iniziare a comprendere, la grande complessità della conoscenza e dell’informazione con la quale dobbiamo quotidianamente confrontarci.

In questa complessità è necessario costruire le competenze necessarie, migliorare le competenze di base, per formare quei profili specialistici sempre più richiesti nel mondo del lavoro.

Secondo l’ANPAL - l’Agenzia Nazionale Politiche del Lavoro, tra il 2021 e il 2025 il fabbisogno di Laureati interesserà per il 14% i soli ingegneri, stimati da 31 a 35 mila persone all’anno.

Risulta pertanto evidente che il potenziamento delle competenze STEAM è un punto centrale nel piano nazionale di ripresa e resilienza dove gli obiettivi previsti per la “Scuola 4.0” sono i seguenti:

1)Trasformazione di 100.000 classi tradizionali in connected learning enviroments (con dispositivi didattici connessi);

2)Creazione di laboratori per le professioni digitali nel secondo ciclo;

3)Digitalizzazioni delle amministrazioni scolastiche;

4)Cablaggio interno di circa 40.000 edifici scolastici e relativi dispositivi.

Su questi punti ci sarebbe molto da dire, con la consapevolezza, come abbiamo detto prima, che le cose funzionano se si riesce ad avere una visione globale operativa del sistema, altrimenti saranno altri soldi spesi senza alcun risultato non conseguendo gli obiettivi prefissati.

Cerchiamo di essere efficaci nel nostro agire e consapevoli che ognuno di noi può essere agente di cambiamento per il tutto. Vi auguro un buon lavoro.

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Nel sito su STEAM. tecnologie digitali e problem solving: https://www.ictedmagazine.com/index.php/argomenti/edi2-8/340-crescere-con-le-steam-coinvolgere-e-motivare-con-le-tecnologie-digitali-e-con-il-problem-solving.html

FALSE NOTIZIE: COME RICOSCERLE E VERIFICARLE

Il CORECOM - Comitato Regionale per le Comunicazioni del Piemonte ha pubblicato sul suo sito un documento di sintesi nel quale informa cosa sono le false notizie, come riconoscere e come verificarle. Di seguito il testo integrale del documento. (Il grassetto è indicato nel testo originale)

DISINFORMAZIONE E FAKE NEWS - Cosa sono le fake news? Come riconoscerle? Come verificarle?

COSA SONO LE FAKE NEWS? COME RICONOSCERLE?

Fake News nell’epoca della quarta rivoluzione

Abstract

«La verità è il prodotto di relazioni di potere e chi ha il potere tende a imporre la propria verità.»

Individuare  fake news non è facile, esse non si palesano solo attraverso articoli “clickbait” che compaiono a lato delle pagine internet.

Mettere in discussione le premesse che autorizzano certe conclusioni può consentire di aggredire alcune posizioni di potere e quindi – kantianamente – «promuovere un’uscita dallo stato di minorità.»

RIFERIMENTI

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