a cura di Massimiliano Nespola *
Anche le scuole sono coinvolte nel contrasto alla disinformazione. È necessario quindi alimentare un pensiero critico e creativo fin dall’infanzia, perché nessun software è in grado di sostituirsi alla mente umana.
È in aumento l’interesse a progetti per la lotta alla disinformazione destinati agli studenti di scuole e università. Il loro obiettivo è quello di formare menti critiche, in grado di riconoscere la verità sostanziale dei fatti, da cercare oltre le apparenze. Inoltre, un rischio da arginare è quello di rimanere meri e confusi recettori di informazioni sovrabbondanti su Internet, spesso senza alcun controllo.
Un tale obiettivo si collega anche alla diffusione su scala sempre più ampia di strumenti di intelligenza artificiale: rispetto all’automazione del pensiero, al fatto che con l’I.A. si possono ottenere lavori intellettuali senza sforzo, il compito della scuola è quello di destinare maggiori energie all’approfondimento, al controllo delle fonti e alla comprensione delle strategie narrative mediali. Oggi, in un contesto simile, ci si trova di fronte a problemi di non poco conto nel settore dell’informazione: per esempio, l’avanzare delle tecnologie spesso crea difficoltà per il legislatore nel comprendere fenomeni nuovi e i loro potenziali effetti giuridici.
Ci sono alcune sfumature, inoltre, da tener presenti: fondamentale in questo campo è la distinzione tra la disinformazione vera e propria e la cosiddetta misinformation. Se la prima è, per l’appunto, una strategia messa in atto appositamente per far circolare informazioni false, la misinformation è un processo differente ma ugualmente dannoso per la circolazione della verità. Pur non essendo infatti il risultato di una strategia a monte, si tratta di un meccanismo che porta alla diffusione di informazioni inesatte a seguito di altri fattori: la distrazione, il passaparola che modifica il senso degli eventi, il modo non sempre corretto in cui le piattaforme organizzano i risultati di una ricerca.
Proprio a seguito dell’avanzata degli automatismi delle ricerche effettuati con sistemi di I.A., inoltre, si è riscontrato come alcuni importanti giornali abbiano predisposto strumenti per non essere rintracciabili da essi. Hanno scelto di ricorrere a tale strategia per non essere accomunati a fonti informative di livello più basso e ugualmente circolanti in rete: ciò tuttavia può rendere poco affidabili alcune ricerche effettuate con l’intelligenza artificiale. Così, chi non dispone di ulteriori fonti, affidandosi esclusivamente all’I.A., rischia di non essere informato correttamente.
IL RUOLO DELL’ISTRUZIONE
Proprio il campo dell’istruzione, quindi, anche con riferimento alla corretta informazione, ha grandi responsabilità nella formazione dei cittadini del futuro. In un mondo complesso e attraversato da crisi drammatiche, in cui emerge spesso la sopraffazione e l’abuso del potere, scuole e università hanno anche il dovere di insegnare che bisogna difendere la democrazia e che una informazione sana e libera rappresenta un baluardo a sua tutela. Si riporta di seguito la descrizione essenziale di alcuni programmi formativi avviati. Il progetto didattico “Verità in Prima pagina” “Verità in Prima Pagina” è il nome di un progetto pensato per stimolare il pensiero critico, l’analisi dei dati e delle informazioni pubblicate sui giornali e, più in generale, per comprendere le logiche della mediazione.
È stato ideato per consentire agli studenti di ragionare insieme sull’ecosistema delle fonti dell’informazione che portano al confezionamento delle notizie giornalistiche. Comprendere meglio tale scenario porta inevitabilmente a dover riflettere sui sistemi di proprietà editoriale, in altre parole sugli interessi sottostanti al mondo dei media. Compito del progetto è altresì quello di introdurre al tema dell’etica della comunicazione responsabile, che il giornalismo deve garantire. Il laboratorio di Fact-Checking: un’innovazione educativa Nelle scuole italiane è attivo anche il progetto sperimentale denominato laboratorio Fact-Checking.
Dispone di strumentazione avanzata, tra cui un software dedicato, per effettuare esercitazioni pratiche sulla verifica delle informazioni; tutto ciò a seguito di un percorso formativo inizialmente teorico. L’obiettivo è anche in questo caso quello di responsabilizzare attorno al tema della necessità di disporre di informazioni corrette e veritiere e di saper effettuare le opportune verifiche ogni volta che è necessario.
ALTRI STRUMENTI A DISPOSIZIONE
Soffermiamoci per un attimo su alcuni progetti che hanno come obiettivo quello di diffondere in società gli anticorpi necessari contro la disinformazione. Il primo è il sito Toolkit Facta, https://toolkit.facta.news/it, progetto concepito nel 2020 per la verifica delle notizie e il contrasto alla disinformazione. Rende disponibili guide e articoli di esperti in tale ambito. È inoltre una testata registrata presso il Tribunale di Milano ed è membro attivo della comunità internazionale del fact-checking, poiché aderisce all’International Fact-Checking Network (IFCN) e all’European Fact-Checking Standards Network. Sul piano pratico, il Toolkit Facta consente la geolocalizzazione di un contenuto (per es., dà informazioni su dove e quando sono state scattate foto o realizzati video), realizza analisi su contenuti falsi realizzati con l’Intelligenza Artificiale, effettua controlli sull’affidabilità di un sito, per esempio su temi delicati come il cambiamento climatico, mette a disposizione delle guide che consentano una più agevole comprensione di dati e grafici, per evitare interpretazioni fuorvianti.
Vi è poi L’Italian Digital Media Observatory (IDMO), https://www. idmo.it/, progetto italiano che coinvolge esperti digitali, factcheckers e ricercatori nella lotta alla disinformazione. Fa parte dell’European Digital Media Observatory (EDMO), istituito su impulso della Commissione Europea per diventare un punto di riferimento per tutti gli Stati membri rispetto a tale obiettivo. Ne fanno parte l’Università Luiss Guido Carli, la RAI, TIM, ANSA (la principale agenzia di stampa italiana), CY4GATE Group (azienda italiana specializzata in soluzioni di cyber intelligence e sicurezza informatica), T6 Ecosystems (una società di consulenza e ricerca focalizzata su analisi delle politiche e comunicazione), NewsGuard (progetto con lo stesso obiettivo), Pagella Politica (sito attivo dal 2012 con l’obiettivo di monitorare e verificare la veridicità delle dichiarazioni dei politici italiani): la convergenza tra di essi è volta all’obiettivo di promuovere un uso consapevole e responsabile dei media digitali. Un’attenzione particolare merita proprio NewsGuard, Newsguardtech.com/it.
Può essere utile sapere che il suo obiettivo principale è quello di valutare l’affidabilità di siti e notizie, grazie al coinvolgimento di un team di giornalisti esperti. Si stima che NewsGuard sia in grado di valutare più di 35.000 fonti di notizie e di effettuare verifiche su oltre il 95% dell’informazione che circola in rete. La finalità di tale azione è quella di contribuire ad un clima di fiducia e a responsabilizzare gli operatori dell’informazione, fornendo strumenti utili per distinguere tra fonti affidabili e disinformazione. Oltre a ciò, anche NewsGuard effettua controlli su contenuti inaffidabili generati dall’Intelligenza Artificiale. È stata fondata da Steven Brill e Gordon Crovitz, giornalisti e imprenditori nel settore dell’informazione; il primo è stato il fondatore di “The American Lawyer” e “Court TV”, il secondo editore del “Wall Street Journal”. Non specifico sul tema del contrasto alla disinformazione, appare però utile porre l’attenzione anche sul progetto Repubblica digitale: si tratta di un’iniziativa del governo italiano avviata nel 2019.
Si colloca nel quadro degli obiettivi per la trasformazione digitale del Paese, che si realizza attraverso il miglioramento dei servizi e delle competenze digitali della popolazione. Ciò è possibile coinvolgendo il settore pubblico e quello privato in progetti a favore dell’inclusione digitale, della formazione, dei servizi pubblici digitali e dell’innovazione realizzata anche grazie al supporto di start up che adottino e realizzino a tal fine nuove tecnologie. I processi di disinformazione, infatti, si innescano - tra l’altro - a seguito di un cattivo uso delle tecnologie generate da scarsa conoscenza di tali strumenti.
RIPARTIRE DALLA FORMAZIONE
Obiettivo prioritario per docenti e formatori è oggi quello di contrastare la disinformazione in tutte le sue forme e l’automazione del pensiero mediata dalle piattaforme digitali che ricorrono a sistemi di intelligenza artificiale: per quanto tali strumenti possano essere di ausilio nel reperire cenni su autori, opere e fenomeni scientifici, oggi più di ieri, è necessario rafforzare il pensiero critico dei discenti, stimolare la creatività e far emergere nuove conoscenze.
* giornalista, pubblicista - esperto di Comunicazione
