di Luigi A. Macrì
La tematica che più di ogni altra abbiamo messo in evidenza nella realizzazione di questo numero della rivista, in linea con gli ultimi anni, è certamente quella dell’Intelligenza Artificiale (IA), in particolare l’Intelligenza Artificiale Generativa (IAG).
Le novità su IA e IAG sono continue e se da una parte ci coinvolgono, per le possibilità che ci offrono, dall’altra ci preoccupano in quanto strumenti di grandi cambiamenti in tutte le nostre attività, in particolare nel mondo del lavoro e della Scuola.
Le riflessioni in campo educativo a seguito delle innovazioni tecnologiche, in particolare l’IAG, sono uno dei temi della nostra attività come gruppo di lavoro nazionale impegnato nella redazione della rivista.
In questo numero riprendiamo il tema dei rischi di dipendenza dall’uso di Internet, in particolare per gli adolescenti che si trovano ad interagire con chatbot di IA accondiscendenti, con cui possono dialogare e comunicare i loro problemi, che spesso non hanno algoritmi capaci di riconoscere ed intervenire in situazioni di crisi emotiva dell’utente.
Dal punto di vista delle norme che dovrebbero regolare l’utilizzo dell’IA presentiamo l’analisi dettagliata del DDL approvato di recente dalla Camera dei deputati.
Le principali aziende che hanno il monopolio delle innovazioni tecnologiche (big tech) hanno di fatto dichiarato guerra all’European AI Act.
La comunità europea è stata tra le prime istituzioni ad avviare la definizione di un AI Act per regolamentare l’utilizzo dell’IA mentre negli Stati Uniti è da poco partito un forte attacco agli sforzi tesi a dare delle regole all'utilizzo dell’IA che si è sostanziato con una proposta al Senato americano di deliberare una moratoria di dieci anni sulle norme e regole che dovrebbero salvaguardare aziende e cittadini da un uso non adeguato dell’IA.
A questo si aggiunge, sul fronte europeo, una lettera che 44 aziende europee, la maggior parte francesi, hanno inviato alla Commissione Europea chiedendo di fermare il processo che intende definire la normativa sull’IA. Per ora, sia il Senato degli Stati Uniti che la Commissione Europea hanno risposto negativamente non accettando la proposta di moratoria decennale; il Senato ha deliberato, quasi all’unanimità, 99 a 1, per cancellare questa norma che avrebbe impedito agli Stati di regolamentare l’IA; il portavoce della Commissione Thomas Regnier ha affermato: “Abbiamo scadenze legali già in vigore, stabilite in un testo normativo. Alcune disposizioni sono attive da febbraio. Gli obblighi per i modelli di IA a uso generale entreranno in vigore ad agosto 2024, mentre quelli per i modelli ad alto rischio a partire da agosto 2026.”.1
In aggiunta a tutto ciò, negli USA, dopo la denuncia di una madre il cui figlio si è suicidato dopo aver avuto contatti continui e dialoghi con un chatbot, un avatar con fattezze umane, l’azienda americana, proprietaria di questa piattaforma, non potendo negare che i propri algoritmi che gestivano il chatbot non siano stati in grado di fermare propositi di suicidio di un giovane che manifestava una forte crisi emotiva, come è risultato dalla trascrizione delle conversazioni, hanno chiesto a loro favore e del proprio avatar il primo emendamento che riconosce ad ogni cittadino americano la “libertà di religione, parola, stampa, riunione pacifica e petizione al governo”.
Questi temi li troverete in questo numero della rivista unitamente a riflessioni su Scuola, Didattica e IA, sul rapporto tra genitori e figli nella piazza reale e in quella virtuale, sul conformismo e l’IA, sull’importanza di saper gestire i nuovi media per una comunicazione efficace illustrando un'esperienza di percorso curricolare per la cittadinanza digitale e sulla metamorfosi del lavoro nell’era digitale.
Vogliamo anche essere una vetrina per quelle scuole che lavorano sull’innovazione mettendo al centro e valorizzando lo studente come l’esperienza di robotica educativa che presentiamo in questo numero.
Qualcuno afferma che la professione di giornalista scomparirà; nel passato affermazioni simili si sono rivelato false in quanto l’innovazione comporterà sempre una ridefinizione di ogni lavoro che potrà sopravvivere, e magari rinforzarsi e svilupparsi, in un contesto diverso, facendo emergere nuovi lavori in nuovi contesti operativi. Teniamo sempre conto della centralità dell’Uomo che è indispensabile, in ogni lavoro e in ogni azione, per non permettere o temere che la macchina possa diventare “umana”.
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