Editoriali

COME COMBATTERE LA DISINFORMAZIONE

COME COMBATTERE LA DISINFORMAZIONE

di Luigi A. Macrì

Uno dei temi cruciali nella società dell’informazione e della comunicazione che stiamo vivendo è la disinformazione che si inserisce pienamente nelle informazioni che ci raggiungono quotidianamente. Il punto cruciale è che l’eccesso di informazione ci porta ad avere più informazioni rispetto a quelle che riusciamo a processare ed emergono più idee rispetto a quelle che poi riusciamo a mettere in pratica. Facciamo sempre più fatica ad individuare l’informazione attendibile da quella falsa che spesso ha la finalità di condizionare un risultato politico o la scelta di un prodotto o di un servizio da acquistare. Il rischio è quello di non avere informazioni attendibili per scelte consapevoli, mettendo in tal modo in crisi le stesse basi della democrazia.

Cosa possiamo fare per arginare questa deriva nella quale abbiamo da valutare la crisi ambientale, il fenomeno dell’immigrazione, i pericoli del cyberspazio, l’informazione affidabile per la nostra salute e benessere, la criminalità che usa la tecnologia in modo sempre più sottile ed efficace, vedi il dark web, e per finire i rischi stessi per una democrazia che appare sempre più fragile? E’ necessario partire da un’istruzione maggiore e di qualità che possa permetterci di comprendere la realtà, che cambia velocemente, e di usare strumenti per ricostruire le scienze dell’educazione basate su una pedagogia della comunicazione. La Scuola odierna è di fatto inadeguata; oggi sarebbe necessaria una nuova rivoluzione culturale che metta davvero al centro la persona studente offrendo strumenti cognitivi ed operativi per orientarsi in questa che rischia di diventare la società della disinformazione. Per una revisione disciplinare e contenutistica efficace nella scuola di base, l’inclusione della disinformazione è un imperativo.

È cruciale che questa informazione, di natura concettuale e formativa, venga proposta agli studenti fin dalla scuola secondaria di primo grado, se non in età ancora più giovane. Uno degli strumenti cognitivi primari è quello di verificare le fonti ovvero sviluppare un pensiero critico attivo, non facendosi condizionare dalla tendenza comune di cercare e interpretare le informazioni che possano confermare le idee preesistenti; non dare nulla per scontato cercando di valutare ogni informazione con una mentalità investigativa chiedosi cosa, che, dove, quando e perchè; verificare l’affidabilità del sito web, cercando la sezione Chi siamo, verificando l’editore responsabile ed i contatti; verificare l’autore, cercare più fonti in quanto una notizia vera viene riportata anche da testate giornalistiche affidabili; fare attenzione agli indirizzi dei siti (URL) in quanto vi sono siti web che hanno il compito di diffondere disinformazione imitando graficamente testate note ma con indirizzi leggermente diversi (vengono definiti doppelganger).

E’ essenziale analizzare con attenzione il contenuto della notizia ovvero diffidare dai titoli sensazionalistici ed esagerati che sono spesso un segnale di contenuti poco affidabili; diffidare da un linguaggio emotivo carico di emozioni, che evita toni neutri e oggettivi, per influenzare l’opimione pubblica; fare attenzioni ad errori grammaticali e di battitura in quanto un numero elevato di errori di un articolo professionale è un campanello di allarme. Bisogna, inoltre, diffidare dalla mancanza di fonti o citazioni imprecise, in quanto le notizie vere si basano su fatti verificabili e citando le loro fonti; riferimenti vaghi, come secondo alcune fonti o pare che, possono essere sospetti. Infine, bisogna fare attenzione a immagini e video che possono essere manipolati in quanto eistono strumenti per verificare la provenienza delle immagini e video e audio manipolati con l’intelligenza artificiale, le cosiddette deepfake che ti fanno vedere o sentire persone che non hanno mai fatto o detto quello che mostrano.

Uno degli elementi che aiutano la proliferazione della disinformazione è quello dei social media e della messaggistica istantanea in quanto molte persone condividono le notizie senza verificarle fidandosi dell’amico le ha condivise; sui social media è necessario, comunque, verificare le fonti verificando il profilo di chi ha pubblicato l’informazione. Bisogna anche andare cauti con le cosidette catene di Sant’Antonio o i messaggi allarmistici che spesso contengono infomazioni false o esagerate. E’ opportuno, comunque, avere contezza degli sforzi e degli strumenti che sono stati avviati negli ultimi anni per aiutare a combattere la disinformazione. In Internet vi sono diversi siti che offrono strumenti per il controllo dei fatti (fact checking).

A livello internazionale vi sono piattaforme web che lavorano per combattere la disinformazione come FactCheck.org, un progetto dell’Annenberg Public Policy Center (USA) che verifica l’accuratezza delle affermazioni di politici e figure pubbliche; PolitiFact, un sito vincitore del Premio Pulitzer (USA) che valuta l’accuratezza delle affermazioni con il suo famoso “Truth-OMeter”; Snopes, un sito molto popolare (USA) che verifica fatti, leggende metropolitane e voci che circolano online; AFP Fact Check (Internazionale), il servizio di fact-checking dell’Agence France-Presse (globale), disponibile in diverse lingue; Full Fact, un’organizzazione indipendente del Regno Unito che verifica fatti e contrasta la disinformazione. International Fact-Checking Network (IFCN) è un rete globale che certifica organizzazioni di fact-checking che aderiscono impegnandosi di rispettare principi etici e metodologici; sul loro sito è possibile visionare un elenco di fact-checker verificati.

A livello europeo abbiamo l’European Fact-Cheking Standards Network (EFCSN), un’organizzazione che certifica i fact-checker europei che rispettano uno standard elevato e l’European Digital Media Observatory (EDMO) che si impegna a rafforzare e favorire la collaborazione tra una comunità multidisciplinare di stakeholder che si occupa di contrastare la disinformazione online; EDMO può contare su una rete di 14 hub nazionali o multinazionali attivi in 28 paesi europei e del Sud Est Europeo (SEE) tra cui in Italian Digital Media Obervatory (IDMO).

Infine, è possibile utilizzare Google Fact Check Explorer che è uno strumento che aggrega le verifiche di fatti da diverse fonti. Per non cadere nella disinformazione è necessario, comunque, un approccio attivo e critico all’informazione, la verifica scrupolosa delle fonti e del contenuto e la consapevolezza dei meccanismi di diffusione dell’informazione on line, ricordando sempre che la responsabilità di non diffondere notizie false e di ognuno di noi. In sintesi, la lotta alla disinformazione richiede un approccio olistico e dinamico, che integri educazione, collaborazione, tecnologia, comprensione sociale e responsabilità. Non esiste una soluzione singola, ma un impegno costante e coordinato su più fronti per costruire un ecosistema informativo più resiliente e affidabile.

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