Generazioni a confronto

Genitori e figli tra piazza reale e piazza virtuale

Genitori e figli tra piazza reale e piazza virtuale

a cura di Raimonda Bruno

In un tempo non lontano, la piazza era il luogo di aggregazione in cui ci si conosceva, si discuteva, si giocava, nella condivisione di pezzi di vita che incidevano profondamente sulla formazione dei giovani. Quello spazio di relazione, che era il cuore pulsante della vita sociale, oggi ha assunto nuove forme: la piazza è diventata uno spazio virtuale popolato da profili social che affidano la comunicazione ai post, verso i quali esprimere il proprio apprezzamento tramite un like, o in cui impegnarsi in sessioni di gioco digitale tra avversari magari lontani chilometri e chilometri.

In questo contesto il rapporto tra genitori e figli si è profondamente modificato e vede i primi spesso rischiare di affondare nel mare magnum delle sfide educative, comunicative e culturali che li travolgono.

Questo rischio aumenta per due motivi: da una parte, perché il ricordo della piazza reale tarda a scomparire dalla memoria degli adulti, con tutto il carico emotivo collegato a una comunicazione che non si riconosce come efficace se non è faccia a faccia; dall’altra parte, perché spesso i genitori non hanno gli strumenti per comprendere il mondo dei figli- anche quello relazionale-, che vedono vivere in una dimensione a loro incomprensibile, costantemente distanti, immersi in conversazioni da cui sono esclusi e di cui, pur volendo, non riescono a comprendere il linguaggio, nuovo gergo che, secondo uno studio condotto nel 2024 dal Center for Data Science and Complexity for Society dell’Università La Sapienza di Roma che ha analizzato 300 milioni di commenti social (https://cdcs.di.uniroma1.it/ ), è causa della semplificazione e dell’impoverimento del patrimonio lessicale e della complessità argomentativa che caratterizza il nostro tempo.

Certamente, e questo consta a tutti coloro i quali abbiano un rapporto continuativo con i giovani, siano essi genitori, insegnanti, educatori tout court, è che i modelli educativi tradizionali spesso risultano inefficaci e che è necessario mettere a punto delle strategie innovative per affrontare le esigenze formative dei ragazzi, travolti anche nella sfera più intima da stimoli e influenze esterne continui.

Questo accade perché, mentre dalla piazza reale si poteva uscire quando lo si desiderava, rientrando fisicamente ed emotivamente in una dimensione di domestica intimità, alla piazza virtuale è estremamente difficile sottrarsi, a meno che non si decida di farlo, con la determinazione che scaturisce dalla consapevolezza di doversi proteggere dall’invasione continua dei contenuti della rete che molti giovani non hanno: è proprio su questo che bisogna lavorare, al fine di aiutarli a distinguere tra reale e apparente, tra pubblico e privato, tra connessione online e connessione emotiva.

Per farlo partendo con il piede giusto, è il caso di chiedersi, prima di tutto, cosa attiri i nostri figli della rete, parte della loro vita quotidiana che non è solo svago, ma anche identità, amicizia, creatività: certamente scopriremo che vi trovano appartenenza e riconoscimento, visibilità e comunicazione continua, possibilità di esprimersi e di creare, elementi che, probabilmente, nell’offline non trovano. Ecco, allora, che, cambiando il punto di vista, la rete non risulta più essere la causa dell’isolamento e dell’impoverimento delle relazioni, ma ne diviene un effetto, ambiente in cui potersi nascondere, in solitudine, teoricamente collegati al mondo, in realtà separati anche da se stessi.

Questo primo passaggio risulta imprescindibile per consentire ai genitori di capire che i loro figli vivono una dimensione alla quale, piaccia o no, non possono del tutto sottrarsi, che è quella di uno spazio di aggregazione non fisico - ma non per questo meno reale- in cui vigono modalità e regole (algoritmi che decidono quali sono i trend da seguire e, di conseguenza, quali sono i comportamenti da tenere, sfide social, standard estetici irraggiungibili, ecc.) spesso causa di una pressione emotiva che può sfociare in isolamento, ansia da prestazione o depressione.

Ciò che deve mettere in allarme gli adulti è l’idea che, dietro all’apparente libertà della rete, nei giovani possono annidarsi una profonda solitudine e un malessere intimo capaci di creare una distanza abissale tra i loro mondi, e per evitare che ciò accada è necessario costruire un ponte fatto di dialogo e assenza di giudizio sul quale incontrarsi come spazio comune dove potersi riconoscere e imparare gli uni dagli altri, senza demonizzazioni del presente o mitizzazioni del passato.

Quest’ultimo aspetto risulta imprescindibile affinché gli adulti mutino il diffuso approccio in negativo verso il presente e verso il futuro, che non sarà né solo reale né solo virtuale, ma un ibrido in continua evoluzione, al quale guardare senza paura, ma con il coraggio che scaturisce dalla consapevolezza della necessità di un impegno costante finalizzato a insegnare ai ragazzi come starci dentro senza esserne travolti.

Gli adulti, in definitiva, dovrebbero agire, più che da esperti di tecnologia, da testimoni credibili di relazioni autentiche basate sull’ascolto, sul dialogo e sulla fiducia, e dovrebbero capire che per i giovani vivere in questo contesto relazionale non è una scelta e che essi hanno bisogno di trovare un equilibrio, imparando a muoversi con consapevolezza tanto nella piazza reale quanto in quella virtuale.

Di seguito, sinteticamente, ecco cosa possono fare i genitori per creare un ponte relazionale con i figli:

  1. ascoltare attivamente, senza giudizio e senza allarmismi, con curiosità e interesse per il loro mondo, guardando insieme contenuti video, ascoltando la musica che amano, facendosi spiegare un gioco;

  2. dare il buon esempio, usando per primi la tecnologia in modo non compulsivo;

  3. stabilire regole chiare, coerenti e condivise in relazione ai tempi e agli spazi della casa in cui evitare la connessione ai dispositivi;

  4. educare alla cittadinanza digitale, insegnando, insieme alla scuola, a proteggere la propria privacy, a riconoscere le fake news, a rispettare gli altri;

  5. valorizzare anche la piazza reale, favorendo la socialità nelle sue forme ‘tradizionali’ (passeggiare nel verde, incontrarsi per una partita di pallone, frequentare scuole di musica o di arti varie che incrementino la possibilità di esprimere la propria creatività, ecc.), ma necessarie per favorirne lo sviluppo emotivo e sociale.

In conclusione, risulta evidente che, anche se le piazze sono cambiate, il bisogno dei ragazzi di essere visti, capiti e accolti, sperimentando relazioni vere, è rimasto lo stesso. Perciò dobbiamo essere noi adulti a imparare nuovi linguaggi e a dotarci di nuovi strumenti del mestiere di educatori, senza dimenticare che, al di là dello schermo, ogni giovane cerca una guida.

powered by social2s

RIFERIMENTI

logo icted

ICTEDMAGAZINE

Information Communicatio
Technologies Education Magazine

Registrazione al n.157 del Registro Stam­pa presso il Tribunale di Catanzaro del 27/09/2004

Rivista trimestrale  

Direttore responsabile/Editore-responsabile intellettuale

Luigi A. Macrì

NOTE INFORMATIVE

AREA RISERVATA