a cura di Federica Giandinoto*
Il cyberbullismo è un fenomeno abbastanza recente, figlio della società dei media, nonché della diffusione dei mezzi digitali, non solo i notissimi social network, ma anche le e mail, le chat, i blog, i forum, i telefoni cellulari, i siti, ed altre forme di comunicazione simili.
Si tratta della versione tecnologica del più risalente “bullismo”, conosciuto nel mondo scolastico da molti anni oramai, che risulta però più insidioso del suo antenato, a causa di una serie di caratteristiche che lo contraddistinguono.
La condotta del cyberbullo consiste principalmente nel pubblicare in rete foto denigratorie, o nell’inviare e-mail offensive e diffamatorie sulla vittima.
Di sicuro interesse è lo studio della personalità del cyberbullo: diverse ricerche ne hanno indagato i tratti tipici, rivelando ad esempio scarso autocontrollo, mancanza di empatia o elevati livelli di psicoticismo. Uno studio pubblicato su Computers in Human Behavior ha indagato una particolare triade di tratti di personalità, chiamata “Triade Oscura” (Dark Triad). Si tratta di un complesso di tre tratti comportamentali: machiavellismo, ovvero la tendenza a manipolare e sfruttare strategicamente gli altri per i propri bisogni; narcisismo, quindi tendenza a sentirsi superiore e ad avere un sé grandioso; psicopatia, ovvero mancanza di empatia e tendenza a mettere in atto comportamenti rischiosi e impulsivi.
Dal punto di vista degli elementi costitutivi, il cyberbullo riesce a mantenere un anonimato in rete che lo deresponsabilizza e agisce da “ammortizzatore morale”, poiché è molto difficile per la vittima risalire al suo persecutore: pertanto, il persecutore dice ed agisce come non farebbe mai assolutamente nella vita reale, grazie al fatto che assume un’altra identità.
Inoltre, il cyberbullo beneficia di un campo ed un tempo di azione potenzialmente infiniti, dato che la sua condotta si esplica nel contesto virtuale della rete, senza uno spazio ed un tempo definiti.
Quello che può interessare tutti noi, soprattutto gli insegnanti, i genitori e gli stessi ragazzi, preadolescenti, adolescenti e giovani adulti, per poter comprendere in modo approfondito questa fattispecie, è che ci sono vari tipi di bullismo digitale:
- Flaming: messaggi online violenti e volgari che mirano a provocare battaglie verbali sui social e sui forum;
- Cyberstalking: molestie e denigrazioni ripetute, persecutorie e minacciose che incutono timore nella vittima;
- Cyberbashing o happy slapping: comportamento criminale che ha inizio nella vita reale e prosegue online con caratteristiche diverse; le immagini pubblicate sul web sono potenzialmente visualizzabili da milioni di utenti che possono condividerle e renderle virali, a volte corroborate da commenti che ne accrescono gli effetti negativi.
- Denigrazione: “sparlare” di qualcuno, danneggiando la sua reputazione per mezzo di e-mail, messaggistica istantanea, blog e forum.
- Sostituzione della propria personalità: consiste nel cambiare identità (molto spesso inventata e irreale) che invia messaggi e pubblica post offensivi;
- Inganno: ottenere la fiducia della persona molestata e poi condividere sui social o con altri mezzi elettronici informazioni private;
- Esclusione: emarginare una persona dal «gruppo on line», attuando una sorta di ghettizzazione e isolamento digitale che si riflette nella vita reale.
Come si può facilmente constatare, quindi, le condotte criminali sono molteplici e variegate, e, per questo, molto pericolose, per le conseguenze e gli effetti psicologici che producono nelle persone offese da questi vari reati.
Ma chi sono i protagonisti del cyberbullismo?
Innanzitutto, ovviamente, il bullo, che commette l’atto o gli atti di maltrattamenti, molestie o denigrazione; dall’altra parte c’è la vittima, che subisce, ed infine ci sono i cd. “osservatori”, cioè i visitatori del web che assistono in modo più o meno passivo al cyberbullismo, a causa di quello che in psicologia sociale si chiamaE“ignoranza pluralistica” o “effetto spettatore”.
È un fenomeno molto diffuso e purtroppo riscontrabile in tante situazioni di abbandono o attacco ad individui singoli: in questo caso, gli utenti della rete, di fronte alla vittima delle vessazioni, non intervengono, poiché ritengono erroneamente che, se nessuno lo sta facendo, evidentemente non ce n’è alcun bisogno, oppure che addirittura non sussista alcun pericolo o danno per la vittima.
Ma quali conseguenze genera, a livello psicologico, il cyberbullismo nelle vittime?
Sono effetti ancora più devastanti del bullismo tradizionale: si va dalle emozioni più contenute della vergogna e dell’imbarazzo, o dai sintomi psicosomatici, come mal di pancia o mal di testa, nei casi meno gravi, all’isolamento sociale, autoemarginazione, diminuzione o perdita dell’autostima, fino ai disturbi psicologici, come l’ansia eccessiva, gli attacchi di panico, la depressione, la difficoltà ad instaurare e mantenere rapporti socio-relazionali, e, nei casi molto gravi, il tentativo di suicidio, o addirittura il suicidio stesso.
Sono quindi delle ferite inguaribili, dalla portata inimmaginabile, nei casi estremi incancellabili, e già questa consapevolezza dovrebbe portare i cyberbulli a fare una attenta e seria riflessione.
Proprio la coscienza di quanto possa essere perniciosa e distruttiva questa condotta criminale è uno dei capisaldi della prevenzione del fenomeno, che deve essere favorita da programmi di formazione creati da tutte le agenzie educative: la famiglia, la scuola, e, non ultimo, il medesimo web.
In questo caso, gli adulti, più che ad istruire in modo asettico, sono chiamati ad educare, soprattutto alle competenze emotive ed all’empatia. Fondamentale è poi, come anche relativamente alla violenza di genere, l’alfabetizzazione affettivo-emozionale.
Qui si parla di prevenzione primaria, attuata cioè prima che vengano commessi gli agiti tipici del cyberbullismo, e nei confronti dei persecutori.
Ma non di secondaria importanza è la prevenzione nei confronti delle vittime, soprattutto primaria, e, qualora non si sia riusciti ad evitare i fatti delinquenziali, anche secondaria.
Per quanto riguarda la prima, le strategie di prevenzione sono efficaci quando sono multilivello, cioè quando combinano insieme diversi approcci orientati all’individuo, cercando di intervenire sia sui comportamenti rischiosi dei giovani (tempo di collegamento on line), sia su caratteristiche di personalità predisponenti (come l’insicurezza, l’introversione, ecc.).
Certamente, una maggiore conoscenza del fenomeno e dei fattori di rischio può contribuire ad evitare il fenomeno della vittimizzazione e a realizzare programmi di prevenzione più efficaci ed adeguati a questo comportamento criminale.
Dal punto di vista della prevenzione secondaria, invece, dopo che un preadolescente o adolescente è rimasto offeso da condotte di cyberbullismo, ci sono comunque diversi fattori protettivi da ricadute che la ricerca psicologica ha riscontrato: in primis il supporto della famiglia, poi di quello del gruppo dei pari, ed infine senza dubbio quello del contesto scolastico, a partire dal corpo docente fino ai compagni di classe.
Tra gli strumenti che possono favorire una prevenzione diretta ai cyberbulli risulta molto efficace anche la visione a scuola di film sul tema, come è accaduto quest’anno, dopo la proiezione del lungometraggio “Il ragazzo dai pantaloni rosa”, uscito a novembre 2024, incentrato sulla vicenda di Andrea Spezzacatena, adolescente di appena 15 anni che purtroppo si suicidò nel 2012, dopo essere rimasto vittima di bullismo e cyberbullismo feroci da parte dei suoi compagni di classe e di scuola.
La madre, Teresa Manes, che sulla storia dell’amato figlio ha scritto un libro, ha raccontato recentemente che, in uno degli incontri da lei effettuati da anni presso vari istituti scolastici, al termine della visione del film, alcuni ragazzi che si erano resi responsabili di atti di questo genere si sono fortemente commossi e mostrati nella loro più sincera fragilità positiva, facendo cadere la loro maschera da falsi “duri” e abbandonandosi ad un pianto liberatorio, pentito, ravveduto.
Perché l’empatia, ragazzi, è la chiave di tutto, la capacità che ci consente di essere cooperativi ed affiliati l’uno all’altro, legati da affetto ed amicizia verso chi potrebbe essere nostro fratello o sorella, o un prolungamento di noi stessi.
* Avvocato, funzionaria amministrativa presso il Centro Sistema Bibliotecario dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza, studentessa di “Scienze e tecniche Psicologiche” presso il medesimo Ateneo
SITOGRAFIA
https://www.centrospecialisticosanmartino.it/portfolio-view/cyber-bullismo-conseguenze-psicologiche/
http://bolognapsicologo.net/blog/cyberbullismo-e-tratti-di-personalita-la-triade-oscura/
