a cura di Massimiliano Nespola
C’è pessimismo sull’aumento della potenza delle reti: va a vantaggio di pochi stati Nell’era digitale, i dati hanno un valore che si incrementa grazie alle possibilità del loro utilizzo per determinati scopi. In particolare, per gli stati è fondamentale poter disporre dell’accesso a reti con elevata capacità di banda. Sotto questo aspetto, oggi, sempre più, le democrazie si starebbero riconfigurando come tecnocrazie: è un tema attuale e che guarda al futuro.
Prova ne è un fatto di cui non si è parlato molto, ma davvero importante, riportato da “The Guardian”, a partire da un’inchiesta “bomba” del magazine +972: questo organo di informazione ha infatti scoperto che l’unità 8.200 dell’intelligence israeliana ha fatto uso dei sistemi cloud di Microsoft, per raccogliere e indagare milioni di conversazioni telefoniche di civili palestinesi. Inizialmente, il colosso multinazionale statunitense ha negato ogni coinvolgimento. Tuttavia, l’inchiesta giornalistica avviata è riuscita a dimostrare la veridicità di quanto accaduto con prove inoppugnabili.
A quel punto, ragioni di “opportunità” hanno spinto Microsoft alla cessazione di quei servizi cloud. L’azienda ha additato motivazioni etiche alla base di tale decisione, tuttavia si pensa che si sia trattato di un mero calcolo, per non essere coinvolti in dinamiche imbarazzanti che riguardano, tra l’altro, il conflitto israelo - palestinese, attualmente in una fase drammatica. Quello che appare interessante, alla luce di questi fatti, è una riflessione sulla natura delle tecnologie digitali e sui limiti che possono porre alle strutture di governo di uno stato. Infatti, bisogna essere consapevoli che solo pochi sistemi al mondo possono assicurare capacità di traffico dati così imponenti: nelle operazioni dell’intelligence israeliana, si pensa ad una mole di circa 8.000 terabyte di dati raccolti.
Si tratta di quantità che ad oggi sono gestibili solo da infrastrutture statunitensi o cinesi. Ne emerge un mondo futuro tutto da disegnare, ma in cui le democrazie divenute tecnocrazie avranno a disposizione strumenti o troppo forti o troppo deboli, in quanto condizionate dalle limitazioni di accesso alle infrastrutture. Si tratta di una prospettiva in netto contrasto con la visione originaria di Tim Berners Lee, fondatore di Internet e da lui concepito come uno spazio di libera circolazione delle informazioni a vantaggio di tutti.
Si pensi che nel 1993, riuscì persino a convincere il CERN a donare la proprietà intellettuale del World Wide Web: rendendolo di pubblico dominio, se ne sarebbero garantiti il successo e l’universalità. In alcune sue recenti affermazioni, il visionario di un tempo ha espresso preoccupazione per l’attuale stato del web: “Su molte piattaforme non siamo più i clienti, ma siamo diventati il prodotto”, sostiene oggi.
Molti adolescenti possono essere danneggiati dall’utilizzo senza controllo dei sistemi di intelligenza artificiale; inoltre, secondo Berners Lee, la libertà di un tempo di Internet si è fortemente ridotta. Ed ecco la sua proposta: “Abbiamo bisogno un ente no-profit come il Cern che promuova la ricerca internazionale sull’Intelligenza artificiale. Possiamo ridare potere agli individui e riprenderci il web. Non è troppo tardi”.
