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Recensioni: INTELLIGENCE di Mario Caligiuri

a cura di Massimiliano Nespola*

Al servizio dei cittadini, l’intelligence va compresa nei suoi aspetti culturali.

Comprendere il mondo e la sua complessità: oggi i servizi di intelligence si vedono affidato tale compito prioritario. Si sofferma sul tema, nel suo recente testo edito da Treccani - intitolato per l’appunto “Intelligence” - Mario Caligiuri, docente ordinario di Pedagogia all’Università della Calabria.

Il primo elemento distintivo forte di questa pubblicazione è quello che traccia il perimetro d’azione rispetto ai servizi segreti, che hanno una funzione differente. Secondo l’autore, infatti, «la vera dimensione dell’intelligence è culturale».

Vero è infatti che, tradizionalmente, i servizi informativi dello Stato hanno rivestito il ruolo prezioso di supportare il vertice politico, attraverso l’acquisizione di dati e informazioni strategici per governare. Il testo di cui parliamo, infatti, dedica un ampio excursus alla storia di questi apparati, che parte da lontano, secoli prima di Cristo.

Nella riflessione di Caligiuri, il ruolo dell’intelligence è in particolare quello di «contribuire ad accrescere la responsabilità dei comportamenti umani, essendo alla base delle decisioni che vanno assunte pensando al futuro, perché oggi è più importante che mai interpretare per anticipare».

Nel tempo, tale funzione si è evoluta. Più nel dettaglio, secondo Caligiuri, «dal secondo dopoguerra ad oggi potremmo individuare quattro fasi nell’utilizzo dell’Intelligence a livello statale. La prima fase corrisponde al periodo della Guerra Fredda, combattuta attraverso le spie e l’influenza culturale (1945-1989). Con la fine delle ideologie, si apre la seconda fase, distinta dal sistema di intercettazioni “Echelon”, curvato su esigenze economiche e commerciali (1989-2001). La terza fase prende forma dopo l’attentato alle Torri Gemelle con l’Intelligence intesa quale scudo per giustificare le scelte politiche, come l’invasione dell’Iraq, compiuta sulla base di false prove di Intelligence (2001-2015). L’ultima fase è quella che si potrebbe considerare iniziata il 7 gennaio 2015, giorno dell’attentato dei fondamentalisti islamici alla sede del giornale satirico parigino Charlie Hebdo». Tale evento rappresenta un momento spartiacque, a partire dal quale si è modificata la percezione pubblica dell’intelligence: infatti, «da luogo oscuro è diventata strumento di difesa delle istituzioni […] da metodo per prevedere il futuro ad ambito per interpretare il presente, da contesto esoterico per forze di polizia e operatori dei Servizi a pratica necessaria per tutti i cittadini». Pertanto, oggi il suo compito è anzitutto quello di verificare le informazioni, a fronte del sovraccarico al quale siamo esposti quotidianamente.

Nel mondo attuale, si comunica sui social costantemente, dando voce a tante fonti non verificate. Spesso, per fare business, si sceglie di limitarsi ad enfatizzare solo alcuni aspetti, ritenuti vantaggiosi, del prodotto che si lancia sul mercato. Ecco quindi che nasce l’esigenza di sviluppare una cultura dell’intelligence nei sistemi educativi, anche al fine di contrastare la disinformazione: progetto da realizzare coinvolgendo anzitutto le scuole e l’università.

Caligiuri sostiene, a tal proposito, che andrebbero sviluppati algoritmi “educativi”, orientati quindi a sviluppare la mente umana e il senso critico, non a indurre a comportamenti passivi a scopo di consumo. Un tale impegno non può che rivolgersi ai sistemi educativi di vario ordine e grado, che dovrebbero per primi sviluppare senso critico nel formare i cittadini di domani.

Più nello specifico, afferma Caligiuri: «nell’attuale contesto, caratterizzato dalla disinformazione, appare evidente la necessità di andare oltre il visibile, poiché siamo “come i pesci nell’acqua”. Nel senso che, come i pesci, non hanno consapevolezza dell’acqua in cui nuotano, non abbiamo alcuna percezione della disinformazione in cui siamo immersi. La disinformazione, infatti, non si manifesta solo attraverso le fake news – che rappresentano gli aspetti più visibili ma meno dannosi – ma è strutturalmente alimentata da Stati e multinazionali. Siamo in presenza di una vera e propria società della disinformazione, che si manifesta in modo molto preciso: con la dismisura dell’informazione da un lato e il basso livello di istruzione sostanziale dall’altro. Questa combinazione crea un cortocircuito cognitivo che allontana le persone dalla sempre difficile comprensione della realtà»[1].

Quindi, cittadini e professionisti di domani hanno oggi la necessità di un’alfabetizzazione precoce ai social e alle culture digitali; di pari passo, occorre disporre di conoscenze strutturate e rigorose sul mondo dell’informazione nel suo insieme, per esempio sul controllo dei media, sugli interessi dominanti che si affermano nella pubblica opinione, sulle leve economiche sottostanti. Sarebbe necessario poter disporre, già dalle scuole secondarie, di saperi relativi ai meccanismi di funzionamento della società, che è oggi pienamente una società mediatizzata. L’Intelligence quindi, deve trasmettere conoscenze e orientare i cittadini, anche riducendo l’isolamento delle categorie più a rischio di marginalità.

Caligiuri inoltre, nel suo testo, traccia le linee future dell’intelligence, cercando di rispondere ad alcuni interrogativi oggi preponderanti. In un paragrafo intitolato “L’intelligence dopo l’intelligence”, sono illustrate alcune frontiere che si attraverseranno, per esempio quella del controllo della mente da parte degli strumenti automatizzati e, più in generale, della lotta tra la mente umana e gli algoritmi, che influenzano sempre più la sfera del nostro agire quotidiano. Alcuni individui fragili, tra l’altro, vengono addirittura sopraffatti dall’uso di tali dispositivi. Sono quindi da arginare i rischi derivanti dal loro utilizzo scorretto: la manipolazione cognitiva, la dipendenza, l’isolamento.

Si pongono così le premesse per comprendere come all’orizzonte si intraveda una nuova forma di conflitto, non militare, ma legato alla sfera cognitiva. Vincerà chi saprà leggere meglio e prima la realtà, attraverso il controllo di una mole di dati in crescente espansione: quindi, chi disporrà dei migliori servizi di intelligence.

[1] Caligiuri, M., “Perché l’intelligence è la forma più raffinata di intelligenza umana”, “Formiche”, 6 dicembre 2025.

* giornalista pubblicista - esperto di Comunicazione

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