a cura di Massimiliano Nespola*
“Il ragazzo dai pantaloni rosa” è un film che sensibilizza sul tema del cyberbullismo e dei suoi effetti, partendo da un episodio realmente accaduto. Il racconto dei fatti permette di avviare una riflessione su come riconoscere i segnali della violenza social e ideare una strategia di prevenzione.
Il film sulla storia di Andrea Spezzacatena
Ho visto il film dal titolo “Il ragazzo dai pantaloni rosa” e ho subito pensato a proporre un articolo per la nostra rivista. Il tema trattato è pienamente in linea con ciò di cui ci occupiamo, perché è la storia di un ragazzo vittima di cyberbullismo. Il suo nome è Andrea Spezzacatena, è uno studente particolarmente brillante e curioso, tra i primi della classe.
La sua vita trascorre con le gioie e i dolori di un adolescente, che quindi vive un momento delicato di crescita e maturazione. Nel suo caso, come tutti, emergono i primi crucci dell’età, legati all’autostima e al bisogno di sentirsi riconosciuti e apprezzati dal gruppo. La sua risorsa principale, rispetto ai suoi coetanei che puntano di più sul lato esteriore, è quella di mettere il suo talento negli studi a disposizione dei compagni di scuola. In particolare, dei ragazzi come Christian che emergono per la prestanza fisica, ma hanno difficoltà in matematica e non solo.
Intanto, la famiglia di Andrea affronta i suoi problemi e le sue ansie quotidiane. Sono le situazioni a cui spesso ci si trova di fronte nel vivere di oggi: la complessità delle problematiche lavorative, a cui spesso si aggiungono difficoltà economiche, portano a conflittualità tra marito e moglie che poi sfoceranno nella loro separazione. Andrea ne risente molto.
Pur essendo sensibile, molto intelligente e buono, queste sue doti, nella sua tragica vicenda, si riveleranno purtroppo il suo principale punto debole. Infatti, vicino a lui ha dei falsi amici che lo condurranno gradualmente alla completa perdita di autostima. Basti pensare che il suo compagno Christian, di fronte alla sua confessione del fatto che, a seguito della separazione dei genitori, ha avuto un problema di incontinenza notturna, invece di stargli vicino, lo umilierà. Disegnerà alla lavagna un’immagine caricaturale di Andrea, definendolo “Checcacatena”.
Successivamente i suoi compagni di scuola, guidati da Christian, lo indurranno con l’inganno a vestirsi da prostituta, per poi denigrarlo, sia davanti agli altri che attraverso il web, danneggiando la sua reputazione e logorandolo interiormente.
La goccia che farà traboccare il vaso sarà rappresentata proprio dai social. I pantaloni rosa che danno il titolo al film, infatti, corrispondono anche al nome del gruppo Facebook attraverso il quale Andrea diventerà oggetto di scherno da parte dei suoi compagni di scuola; distrutto nell’immagine davanti agli occhi degli altri, la vittima compirà il gesto estremo.
Strategie di prevenzione
Per chi come noi si occupa di trovare strategie per la prevenzione di simili accadimenti, anzitutto si può partire da una considerazione: nella storia raccontata, la responsabilità di quanto accaduto non è ascrivibile interamente ai social. Come sempre, la realtà è molto più complessa e ricca di sfumature. Chi guarderà il film scoprirà che è necessario piuttosto risalire a monte, per comprendere il processo graduale e per passi successivi che ha portato Andrea al suicidio.
Tutto inizia a scuola: quello che dovrebbe essere il luogo in cui anzitutto, prima ancora dei contenuti delle diverse discipline, si apprende la vita assieme agli altri. Si impara a socializzare e a conoscere il mondo. Non tutto però si può scegliere, sui banchi scolastici. Non si scelgono i propri compagni di classe, per esempio … tuttavia, se è vero che il caso fa la sua parte, è altrettanto da considerare che poi intervengono i fattori personali legati al carattere. Succede così – come nella storia di Andrea – che il bullo Christian vede nel “secchione” la persona giusta per migliorare i suoi voti; e ne diventa amico.
Dopo una fase iniziale di conoscenza, di studi e giochi insieme, emerge la competizine; a quel punto, purtroppo le logiche del branco hanno il sopravvento. Nella storia narrata, l’attacco alla vittima si svolge per tappe: la prima è quella di diventare amici non per una corrispondenza autentica e sincera, ma per interesse. Poi si passa alla presa in giro lieve. Si arriva quindi alla lite e all’aggressione più pesante. Infine, il branco ha la meglio e la congiura di un gruppo organizzato lascia la vittima senza scampo.
Ogni caso di bullismo ha senz’altro aspetti unici, ma in molte storie si ritroverà la dinamica di uno contro molti. La cronaca ha riportato altri drammatici casi simili.
Una figura senz’altro di supporto, per prevenire tali accadimenti, potrebbe essere quella del counselor scolastico.
Nel film di cui stiamo parlando non risulta aver svolto alcun ruolo, quando invece è proprio tale figura che dovrebbe avere sempre più il compito di individuare, ben prima dell’emergere del bullismo scolastico, le aree di criticità che si presentano.
Si parla di una figura professionale non pienamente riconosciuta, per una serie di ragioni riportate all’interno di uno studio del 2022 dall’associazione Assocounseling e disponibili sul sito https://www.assocounselingconference.it/
- il counseling da solo non è riconosciuto per l’accesso alla scuola pubblica;
- il counseling non è riconosciuto dal Ministero dell’istruzione e del Merito;
- negli avvisi di selezione per la scuola pubblica non è previsto come requisito specifico di partecipazione.
- In uno studio pubblicato da Assocounseling nel 2022, emergeva come, in relazione a tali criticità, il 70,6% del campione di counselor intervistati avesse dichiarato di non svolgere tale attività nelle scuole.
Inoltre il counseling è un’attività professionale diversa da quello dello psicologo, che sembrerebbe aver raggiunto un maggiore livello di riconoscimento da parte delle istituzioni nella prevenzione del bullismo. Ma nella storia di Andrea, non vi è traccia nemmeno dell’intervento di alcuno psicologo.
Se tali figure professionali non riescono ad esercitare il proprio ruolo, la prevenzione ricade tra le responsabilità degli insegnanti, soprattutto nel loro rapporto con i genitori dei discenti. Non è certamente una tematica semplice, anche perché dietro ogni bullo di oggi si può intravedere la personalità dell’adulto futuro. Ma casi come quello di cui stiamo parlando testimoniano in maniera esemplare il fatto che, in queste situazioni di corto circuito in cui la scuola non riesce a ricoprire il suo ruolo educativo, le conseguenze possono essere drammatiche.
Ma forse, oltre a queste strategie che – si suppone – se maggiormente riconosciute nella scuola, potranno migliorare le dinamiche relazionali al suo interno, le parole più indicate per cercare una possibile risposta sono quelle di chi è direttamente coinvolto. Teresa Manes, la mamma di Andrea, sta girando tutta Italia per raccontare a chi guarda il film ciò che è successo, che non doveva succedere e che può ripetersi.
Si sofferma molto sull’importanza di entrare nell’universo dei figli, del modo in cui si scambiano messaggi, in cui comprendono cosa sia l’educazione. Colpisce il riferimento della mamma di Andrea a un dato particolarmente allarmante: quello del vero e proprio muro di silenzio che si genera attorno al bullismo. E avverte tutti sui social: “Abbattendo il muro del silenzio, questo film riesce ad offrire un aiuto nel ritrovare un dialogo interrotto, anche tra genitori e figli.”
* giornalista pubblicista - esperto di Comunicazione
