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CARTOGRAFIA DI UN CONFLITTO: COME FORENSIC ARCHITECTURE MAPPA LA VIOLENZA NELLA STRISCIA DI GAZA USANDO LA TECNOLOGIA

CARTOGRAFIA DI UN CONFLITTO: COME FORENSIC ARCHITECTURE MAPPA LA VIOLENZA NELLA STRISCIA DI GAZA USANDO LA TECNOLOGIA

a cura di Ilaria Passarella*

“A Cartography of Genocide” è un progetto di Forensic Architecture che utilizza tecnologie avanzate per documentare il conflitto nella Striscia di Gaza, offrendo una mappatura interattiva che rende visibile l’impatto sistematico della violenza. Superando le barriere della censura e dell’inaccessibilità, l’iniziativa crea un quadro analitico che intreccia scienza, tecnologia e diritti umani e, così, non solo ricostruisce la realtà del conflitto, ma propone un modello innovativo di documentazione indipendente, volto a promuovere trasparenza e responsabilità.

Floriana Ciccaglioni1

Nel cuore del conflitto tra Israele e Palestina, un progetto innovativo punta a far luce analiticamente su uno degli scenari più devastanti e meno accessibili del mondo contemporaneo: la Striscia di Gaza. “A Cartography of Genocide”, realizzato dal centro di ricerca britannico Forensic Architecture,1 utilizza tecnologie avanzate per documentare sistematicamente gli attacchi avvenuti nella regione e denunciare in modo nuovo e puntuale le violazioni dei diritti umani.

Basandosi sulla definizione di genocidio formulata da Raphael Lemkin, l’indagine sottolinea come tali azioni siano progettate per annientare le fondamenta della vita sociale ed economica della popolazione palestinese e sta rivelando infatti una campagna sistematica volta a distruggere non solo vite umane, ma proprio le condizioni che le sostengono, come infrastrutture mediche, agricole e risorse idriche.

Dal 2023, lo staff di Forensic Architecture ha analizzato circa 1926 eventi singoli di violenza nella Striscia di Gaza, ricostruendo le dimensioni della devastazione: dagli attacchi agli edifici residenziali alle infrastrutture sanitarie, ogni evento viene geolocalizzato e temporalmente contestualizzato.2

Più nello specifico, Forensic Architecture ha esplorato sei aree principali, ciascuna supportata da dati quantitativi e analisi dei pattern:

• Controllo Spaziale:
Gaza è stata riorganizzata con buffer zone e corridoi militari, distruggendo 131,7 km² di territorio (36%), incluso il corridoio di Netzarim che divide la regione e limita i movimenti dei civili verso sud.

• Spostamento Forzato:
Gli ordini di evacuazione hanno coinvolto l'84% del territorio, con le zone designate per i civili ridotte dal 62,5% al 13%, spesso indirizzandoli verso aree successivamente attaccate.

• Distruzione di Risorse Agricole e Idriche:
Il 70% delle terre agricole, l’83% delle piante e il 47% dei pozzi sono stati distrutti, con contaminazione del suolo che impedisce l’uso futuro delle aree colpite.

• Distruzione delle Infrastrutture Mediche:
Il 97% degli ospedali è stato colpito, con 31 su 36 attaccati direttamente; gli attacchi hanno seguito schemi ripetitivi di evacuazione, assedio e invasione.

• Distruzione delle Infrastrutture Civili:
Il 75% delle scuole e il 71% dei rifugi sono stati danneggiati o distrutti, compromettendo la viabilità stradale e l’accesso agli aiuti umanitari.

Attacchi agli Aiuti Umanitari:
322 attacchi hanno colpito convogli, magazzini e mercati, impedendo la distribuzione di cibo e acqua e aggravando la vulnerabilità dei civili.

La piattaforma digitale si compone sostanzialmente di:
Una mappa digitale che aggrega migliaia di dati relativi agli attacchi, permettendo un’esplorazione dettagliata per luogo, tempo e categoria di evento. Attraverso questa piattaforma, è possibile individuare connessioni tra eventi, come l’interrelazione tra incursioni via terra e la distruzione delle infrastrutture sanitarie.

Floriana Ciccaglioni2

Un report ‘A Spatial Analysis of the Israeli Military’s Conduct in Gaza’ di 827 pagine che esamina dettagliatamente gli attacchi dal 7 ottobre 2023 al 16 settembre 2024, analizzando portata, impatti e natura organizzata delle azioni militari, collegando la ripetizione degli atti a una strategia premeditata, piuttosto che a episodi casuali.

Nel complesso, questo lavoro si distingue per la sua capacità di superare i limiti imposti dalla censura e dall’inaccessibilità del territorio: cruciale è infatti il ruolo di iniziative indipendenti che utilizzano tecniche forensi per raccogliere dati affidabili, dal momento che Gaza è da anni (e mai come in questo momento storico) soggetta a blocco militare e spesso off-limits per i media internazionali.
Il progetto combina analisi open-source (OSINT), testimonianze visive e tecniche di ricostruzione digitale per creare una narrazione dettagliata degli eventi.

Nello specifico, unisce:

  • Mappatura Interattiva (GIS)
  • ArcGIS e QGIS: Creazione di mappe dinamiche per geolocalizzare eventi, analizzare pattern e correlazioni tra attacchi.
  • Analisi OSINT
  • Maltego e Hunchly: Ricerche su fonti aperte per tracciare contenuti visivi e verificarne l'autenticità.
  • Machine Learning: Classificazione automatizzata di immagini e video.
  • Immagini Satellitari e Fotogrammetria
  • Google Earth Engine e Planet Labs: Monitoraggio ad alta risoluzione di trasformazioni territoriali.
  • Fotogrammetria: Creazione di modelli 3D da immagini satellitari e aeree.
  • Modellazione 3D
  • Blender e Autodesk Maya: Ricostruzione di edifici e simulazioni ambientali.
  • Simulazioni Acustiche: Analisi delle onde d’urto e degli impatti visivi.
    Stratificazione Dati Multistrato
  • Tableau e Python: Sovrapposizione di dati geografici, meteorologici e infrastrutturali per individuare correlazioni.
  • Rilevazione di Pattern
  • TensorFlow e PyTorch: Identificazione di schemi ripetitivi negli attacchi tramite algoritmi di deep learning.
  • Visualizzazione e Comunicazione
  • Unity e WebGL: Creazione di esperienze interattive per la comprensione dei risultati.
  • Adobe After Effects: Video esplicativi che illustrano dinamiche complesse.

Questi strumenti, integrati con precisione scientifica, permettono di mappare gli attacchi in pattern sistematici visivi e interattivi, offrendo una panoramica chiara e accessibile anche a non esperti.

In questo connubio di geopolitica, statistica e tecnologia, il lavoro in cui la realizzazione della cartografia interattiva si inserisce punta anche a una dimensione legale, dal momento che la documentazione fornita potrebbe supportare eventuali denunce presso la Corte Penale Internazionale, contribuendo in futuro a perseguire i crimini di guerra.

La capacità di documentare sistematicamente gli atti di violenza, così apparentemente burocratizzati come accade in un conflitto prolungato quale è la guerra in Israele, vuole invece mostrare quanto il male possa essere perpetrato non solo da decisioni straordinarie, ma anche (e forse principalmente) da atti normalizzati, per dirla alla Arendt, dalla ripetitività: questo fenomeno, dalla filosofa ha definito “banalità del male”,2 corre veloce nella nostra società digitalizzata, che spiattella la violenza senza filtri di fronte ai nostri occhi, non più increduli né sdegnati, a causa dell’abitudine. La ricostruzione dettagliata di eventi spesso ignorati o minimizzati vuole evidenziare invece come, dietro ogni attacco, vi siano vite spezzate e una rete di connivenze, dalla logistica militare alla disinformazione mediatica, che nega una strategia bellica sottostante.

Forensic Architecture non è nuovo a iniziative di questo tipo ma il progetto su Gaza segna un ulteriore passo avanti, grazie alla scala e alla complessità dell’indagine. Pur essendo positivamente innovativo, il lavoro presenta anche delle sfide ardite: la verifica dei dati raccolti in contesti altamente politicizzati richiede infatti un rigore estremo per evitare accuse di parzialità o manipolazione ma, nonostante ciò, rimane un potente strumento per sensibilizzare l’opinione pubblica e promuovere la trasparenza, in un conflitto spesso avvolto nell’opacità.

A questa nebulosità contribuisce anche una fitta rete di immancabile disinformazione, che ci riporta ancora una volta al concetto di Arendt: il male prospera quando gli eventi perdono la loro eccezionalità agli occhi dell’opinione pubblica e in un mondo dove la guerra è raccontata per fare ascolti, progetti come “A Cartography of Genocide” interrompono questa narrazione e rendono visibile, per mezzo di dati crudi e impressionanti, ciò che rischia di essere dimenticato, cioè dignità e consistenza umana delle vittime di fronte alla premeditazione dell’odio.

Inoltre, in un’ottica futura, la portata di queste tecnologie non si limita a questo singolo contesto: potrebbe infatti ispirare una trasformazione globale nel modo in cui i conflitti vengono documentati, promuovendo responsabilità e consapevolezza a livello internazionale. Più di tutto, ci costringe a interrogarci sul ruolo dell’indifferenza e sulla nostra capacità di riconoscere e affrontare la banalità del male, anche nelle sue forme più sottili e quotidiane.

*Ilaria Passarella: dott.ssa in Filosofia del mondo contemporaneo

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  1. Forensic Architecture è un centro di ricerca con sede presso la University of London, fondato nel 2010 da Eyal Weizman, architetto e accademico di fama internazionale. Il team multidisciplinare include esperti di architettura, design, diritto, tecnologia e media e la loro principale missione è utilizzare l'analisi spaziale, la modellazione digitale e le tecnologie open-source per investigare violazioni dei diritti umani e crimini di guerra.
  2. Arendt, H. (1964). La banalità del male: Eichmann a Gerusalemme (trad. di A. Bardi). Milano: Feltrinelli.
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