Oggi come mai si sente il bisogno nella scuola di concentrare l’attenzione sui temi ambientali derivanti dai cambiamenti climatici, promuovere corretti scenari di conoscenza, educare i nostri alunni a svolgere un ruolo di cittadini responsabili, nell'ottica di una cittadinanza attiva, estesa a tutti i livelli. L’ambito scolastico è sicuramente da considerare una vera fucina, dove è possibile studiare il fenomeno nei vari aspetti, secondo un modello interdisciplinare e favorire stili di vita e comportamenti responsabili.
Il dissesto idrogeologico è definito da un insieme di effetti critici che si possono verificare sui versanti delle aree collinari e montuose.
Il fenomeno è causato da diversi agenti che, nel linguaggio specialistico, si definiscono esogeni e gravitazionali, ovvero, per i primi si tratta di azioni causate da agenti esterni la cui attività è collegata all'azione erosiva e denudazionale delle acque meteoriche, sia di precipitazione diretta che provenienti da un monte, all’azione del vento e del ghiaccio, per i secondi dalla gravità.
Questi agenti operano in maniera differente, la loro azione è collegata ad episodi stagionali che rientrano nella normalità, ma anche a casi estremi con eventi catastrofici, che nell’ultimo periodo sono diventati più diffusi e persistenti nel territorio italiano. Gli eventi rientrano nella problematica più ampia dei cambiamenti climatici, che sono ormai evidenti e collegabili ad un quadro critico, ovvero ad un mutamento nella frequenza di eventi meteorologici estremi. Giustino Fortunato nella pubblicazione: ‘La questione meridionale e la riforma tributaria’, 1904, parlava riferendosi alla Calabria di ‘sfasciume pendulo sul mare’, potremmo estenderla e riferirsi all'Italia intera, dalle Alpi agli Appennini.
Il problema riguarda tutti, in particolare il modello di educazione ambientale è sempre vivo, la comunità scolastica insieme alle altre istituzioni è investita direttamente nell’attivare azioni e modelli didattici orientati a stimolare l’acquisizione di comportamenti corretti, nell’intento di formare e fortificare i cittadini del presente e del futuro, si parte dalle fasce d’età in età scolare. Ecco che arriviamo al tema centrale, racchiuso nel termine di rischio e conseguente dissesto idrogeologico.
Tutti i territori sono esposti ad un rischio idrogeologico, esso si ricava da una formula matematica:
R= P x V x E
dove:
- Pericolosità (P) è la probabilità che un evento si verifichi in una data area in un un determinato periodo di tempo, pertanto il mutamento del clima influisce in maniera determinante sulla pericolosità, e pertanto è un parametro che condiziona la definizione delle aree ad alto rischio idrogeologico.
- Vulnerabilità (V): è un parametro legato alla capacità dell’elemento a contrapporsi all’evento;
- Esposizione (E): è l’elemento fondamentale correlato al valore che l’elemento esposto al pericolo assume in termini di vite umane, economici, artistici, culturali o altro.
Secondo le indicazioni dell’ISPRA (Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale) il territorio nazionale è fortemente a rischio sia per la presenza dei fenomeni franosi che per le alluvioni .
I dati sono desunti da studi pubblicati recentemente e richiamano ad un livello altissimo di attenzione.

Fig.1 - Mappa della pericolosità per la popolazione esposta a Rischio Frane in Italia - ISPRA 2021

Fig.2 - Mosaicatura ISPRA 2020 sulle aree alluvionabili in Italia
L’ISPRA, al fine di ottenere una mappa della pericolosità da frana e alluvione sull’intero territorio nazionale, ha proceduto alla mosaicatura delle aree a pericolosità dei PAI (Piano Assetto Idrogeologico).
Per definizione un'alluvione è un fenomeno che è caratterizzato dall'allagamento temporaneo di aree che abitualmente non sono coperte d'acqua. L'inondazione di tali aree può essere provocata da fiumi, torrenti, canali, laghi e, per le zone costiere, dal mare. (la Direttiva 2007/60/CE, recepita dal D.Lgs. n. 49/2010).
per quanto riguarda le alluvioni la mosaicatura è stata effettuata in base a tre scenari di pericolosità:
- P3 = elevata, con tempo di ritorno fra 20 e 50 anni (alluvioni frequenti);
- P2 =media, con tempo di ritorno fra 100 e 200 anni (alluvioni poco frequenti)
- P1 = bassa (scarsa probabilità di alluvioni o scenari di eventi estremi).
Le aree a pericolosità idraulica elevata in Italia sono pari a 12.218 km2 , le aree a pericolosità media ammontano a 24.411km2, quelle a pericolosità bassa (scenario massimo atteso) a 32.150 km2. Le Regioni con i valori più elevati di superficie a pericolosità idraulica media sono Emilia-Romagna, Toscana, Lombardia, Piemonte e Veneto.
Sicuramente gli Enti preposti al governo del territorio (Stato, Regioni, Comuni, Enti di ricerca, Prot.Civile ecc.) hanno l'obbligo di progettare, pianificare, monitorare, gestire le emergenze, ma ciò che sicuramente è da considerarsi prioritario è la creazione di una cultura del territorio che sia declinata nelle azioni di tutela, rispetto e sostenibilità. L’emergenza attuale delle problematiche ambientali, collegata in maniera sempre più emergente ai cambiamenti climatici, ci chiede con forza di agire con sistemi di protezione, che non possono essere collegati ad interventi del qui ed ora, ma attivi su un periodo lungo, con un largo raggio d’azione. Il modello viaggia su modelli multidimensionali, che intercetta ed investe le diverse figure professionali per cercare di gestire la grande complessità.
Ma il nostro pianeta “gea”, ci chiede a tutte le latitudini aiuto, è necessario passare all'azione in maniera corretta ed efficace. Tutte le agenzie educative sono coinvolte e chiamate ad agire per favorire la formazione e la crescita di studenti, i futuri cittadini che dovranno affrontare le sfide non semplici, educarli, proteggerli e responsabilizzare. Si apre sicuramente uno scenario molto complesso, un modello multidimensionale dei problemi, che bisogna urgentemente risolvere.
Il modello da considerare è globale perché le problematiche ambientali investono l’intero pianeta, ma è anche locale perché legato alla corretta gestione delle risorse e all’attuazione di politiche di prevenzione e cura del territorio, sperando di lavorare non solo per gestire le varie emergenze, ma imparare a pianificare a monte gli interventi per poter limitare i rischi e favorire un uso ed una tutela del territorio più corretta. Il modello che auspichiamo è il nuovo glocal, di atteggiamento, di visione che entra in un vero progresso economico di globalizzazione che si concentra non solo in una dimensione globale ma anche locale.
In particolare, la proposta operativa è di attivare dialoghi comunicativi tra le istituzioni, gli enti preposti e il mondo della scuola, per educare alla sostenibilità ambientale e promuovere buone pratiche e comportamenti corretti. In effetti siamo sicuramente all’interno di un processo che può innescare dinamiche virtuose solo se siamo consapevoli, spetta a tutti noi creare una coscienza ecologica e rispettosa dell’ambiente, ovvero è necessario promuovere a vari livelli processi di ecosostenibilità, che possono dare la possibilità ai vari attori di essere connessi in un modello di interscambio operativo e non fine a se stesso.
Non possiamo più aspettare: bisogna agire, e per farlo è necessario lavorare tutti insieme. Per poter rendere più efficaci le azioni didattiche è necessario attivare percorsi sull’importanza della prevenzione dei rischi naturali e di incentivare contatti e collaborazioni con i tanti enti e agenzie educative presenti sul territorio, che si occupano già da tempo dell’argomento.
È possibile promuovere ed incentivare attività di “outdoor education" che sono sicuramente il modello più corretto da seguire per favorire le azioni di conoscenza, esplorazione, orientamento e apprendimento attivo ed esperienziale, propedeutici alla tutela e alla valorizzazione del territorio e del patrimonio naturalistico ambientale.
a cura di Rosa Anna Lepore
