a cura di Corrado Randaccio
Professore a contratto presso l'Università degli Studi di Cagliari.
L’ingegnere gestionale è una figura professionale oggi molto conosciuta e apprezzata sul mercato del lavoro e rappresenta una risposta concreta alle trasformazioni organizzative dell’impresa moderna, sempre più avviata verso la globalità e l’integrazione. Nella pratica, questi è in grado di applicare le proprie conoscenze in tutte quelle attività in cui tecnologia e innovazione svolgono un ruolo chiave per sviluppare al massimo l’efficienza di un’azienda e le sue opportunità di business.
Il primo corso di laurea gestionale è nato negli Stati Uniti intorno al primo decennio del XX secolo, con il nome di Industrial Engineering, ed aveva lo scopo di creare i primi professionisti nell’industria dei prodotti. Già a fine Ottocento, con la nascita delle prime industrie complesse di massa, si riteneva che un ingegnere attivo in un contesto industriale non potesse essere privo di fondamenta di economia e di gestione aziendale.
Successivamente, furono la Seconda Guerra Mondiale e le esigenze dell’apparato militare statunitense a riporre al centro il substrato tecnologico industriale e a delineare un nuovo apparato teoretico dell’ingegneria, poi ereditato in tutta Europa.
Nel nostro Paese gli adeguamenti e le innovazioni dell’apparato produttivo delle imprese avvennero durante gli anni del miracolo economico. Fu solo allora che emerse l’esigenza di modificare il processo di formazione degli ingegneri, per consentire loro di gestire i livelli crescenti di automazione e innovazione tecnologica con competenze specialistiche e allo stesso tempo multidisciplinari.
Tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta del secolo scorso, in alcune facoltà universitarie di ingegneria, sono nati, all'interno dei corsi di laurea nel settore dell'Ingegneria industriale, specifici indirizzi a contenuto economico-organizzativo. Anche se, inevitabilmente, in questi indirizzi gli insegnamenti di tipo organizzativo venivano considerati minori rispetto a quelli di consolidata tradizione ingegneristica, l'ingegneria si avviava al recupero del suo ruolo storico, sul piano scientifico e professionale, nel campo del management. Ben presto la portata dei problemi da affrontare, in uno scenario competitivo caratterizzato da una continua evoluzione soggetta agli effetti di una molteplicità di fattori sociali, economici e ambientali fra loro interagenti, ha condotto alla configurazione di un percorso di studi interamente nuovo, basato sull'integrazione tra la moderna teoria dell'organizzazione, l'economia industriale, la ricerca operativa, gli aspetti tecnologici fondamentali degli impianti, della produzione e dell'informazione.
A partire dagli anni Ottanta e soprattutto negli anni Novanta, tuttavia, la profonda trasformazione che hanno subito le tecnologie organizzative insieme alla tendenza sempre più marcata in atto nel mondo produttivo verso la globalità e l'integrazione hanno contribuito all'affermazione dell' ingegneria gestionale come settore autonomo. Oggi l' ingegneria gestionale è diventata ormai una disciplina a sé stante, alla quale concorrono numerose metodologie qualitative e quantitative, quali la teoria delle decisioni, la teoria dei comportamenti individuali, di gruppo e collettivi, la teoria economica, la scienza dell'organizzazione e della gestione, la ricerca operativa, la teoria dell'ottimizzazione, la teoria dei sistemi a eventi discreti e del controllo, la teoria dei sistemi relazionali ed infine la teoria della complessità; tali metodologie sono sia di derivazione strettamente ingegneristica sia provenienti da settori più vicini all'economia o alla sociologia, a testimonianza del fatto che l' ingegneria gestionale affonda le radici nella 'cultura gestionale', prodotto del processo di definizione dell'organizzazione scientifica del lavoro, associata agli strumenti e ai metodi quantitativi tipici della cultura ingegneristica.
L'ingegnere gestionale, nello specifico, è in grado di affiancare ai tradizionali ruoli tecnici la capacità di comprendere la complessità dei processi per saperli progettare, organizzare e gestire in chiave continuamente innovativa, di cogliere gli elementi essenziali per la competizione (dall'innovazione tecnologico-organizzativa alla strumentazione finanziaria) e di operare nelle imprese industriali, nel terziario, nell'ambiente delle authorities e nella pubblica amministrazione. L'ingegnere gestionale, accanto al tradizionale bagaglio di conoscenze tecnologico-quantitative, comuni al patrimonio formativo di qualsiasi ingegnere, dispone di un insieme di competenze specifiche che gli permettono di modellizzare sistemi anche complessi, di lavorare per progetti e di gestire l'innovazione.
In sintesi, è uno specialista della nuova complessità, delle attività industriali e dei servizi, derivante dai fenomeni di globalizzazione dei mercati, dalla parallela delocalizzazione delle attività, dalla crescente spinta all'innovazione non soltanto di prodotti, servizi e tecnologie, ma anche di forme organizzative e gestionali, cui si aggiunge un rafforzamento del ruolo dell'immagine, della comunicazione, della finanza e dell'importanza attribuita ai servizi, la cui natura è anch'essa in evoluzione. Egli è inoltre in grado di comprendere i sempre più sofisticati meccanismi di regolamentazione dell'economia (in tema di sicurezza, ambiente, corporate governance ecc.), a livello comunitario e nazionale, e con essi il peso relativo delle authorities. È attrezzato allo scopo precipuo di intervenire nei nuovi comparti manifatturieri e sulle trasformazioni, talora radicali, di quelli esistenti e dei diversi apparati della pubblica amministrazione, cui è richiesto un funzionamento meno burocratico e sempre più in linea, al di là degli obiettivi che restano diversi, con il mondo privato.
L'ingegnere gestionale costituisce in Italia una figura professionale molto richiesta dal mondo del lavoro. Dal punto di vista delle aree di impiego, nel 2000 il 36% dei laureati in ingegneria gestionale risultavano occupati nell'area della logistica e operations management, il 16% nel marketing, il 14% nella finanza, il 10% nell'organizzazione aziendale, il 9% nelle aree di ricerca e sviluppo, il 9% nelle tecnologie informatiche, e il restante 6% in altre aree. (Fonte ISTAT)
La formazione in questo settore è sempre più presente nell'albo dell'offerta universitaria: nel 2006 i corsi di laurea e di laurea magistrale in ingegneria gestionale vengono offerti da ventitré facoltà di Ingegneria sul totale delle trentotto attive. Il percorso di studi è caratterizzato da quattro aree tematiche: quella fisico-matematica, comune a tutte le lauree in ingegneria, in cui si acquisiscono le conoscenze fondamentali e gli aspetti metodologici della matematica e delle altre scienze di base; quella tecnologica, in cui si acquisiscono i contenuti fondamentali nella classe di tecnologie che qualifica l'orientamento prescelto dalla sede o dal corso di laurea (la formazione informatica risulta in genere particolarmente curata e consente all'ingegnere gestionale di padroneggiare in modo completo gli strumenti principali da utilizzare nelle aziende di produzione di beni e servizi e nella pubblica amministrazione).
Vi è poi quella delle metodologie quantitative per l'analisi e le decisioni, in cui viene approfondita la conoscenza della modellistica matematica e delle tecniche della ricerca operativa che consentono di formulare e di proporre scelte efficienti di progettazione, pianificazione, controllo e gestione dei singoli processi nelle organizzazioni. Infine da ultima, non per minore importanza, quella economico-gestionale, in cui si acquisiscono gli strumenti essenziali per comprendere i principali concetti economici (per es., prezzi, mercati, concorrenza, regolamentazione), le differenti strutture organizzative delle imprese e la natura e gli scopi delle più importanti funzioni aziendali (finanza, marketing, controllo di gestione), i problemi di coordinamento all'interno delle organizzazioni, le tecniche di valutazione delle performances d'impresa.
Conseguire una laurea in ingegneria gestionale rappresenta il percorso per eccellenza per ambire a svolgere questa professione. Scegliere una formazione universitaria consente di acquisire l’ampio bagaglio di competenze sopra elencate e imprescindibili per una carriera di successo, cogliendo l’opportunità di apprendere da professionisti già affermati e la certezza di fregiarsi di un titolo di studio ufficialmente riconosciuto dalle aziende.
Allo stesso modo, una tappa obbligatoria per diventare ingegnere gestionale è il conseguimento dell’abilitazione professionale, che avviene formalmente con l’iscrizione all’Albo professionale del Consiglio Nazionale degli Ingegneri. Iscriversi all’Ordine degli Ingegneri offre la preziosa opportunità di coltivare relazioni professionali di valore, importanti per la propria crescita, e di responsabilizzarsi nell’esercizio della propria professione.
Laurea in Ingegneria gestionale: le tipologie di corsi.
I diplomati che desiderano ottenere una laurea in Ingegneria gestionale dovranno iscriversi a uno dei percorsi di studi triennali appartenenti alla classe di Ingegneria industriale (L-9).
La classe (L-9) comprende corsi di laurea riguardanti un ampio numero di settori dell’ingegneria. I corsi triennali di questa classe, infatti, possono essere a indirizzo energetico, aerospaziale, meccanico, chimico, biomedico, ecc., sono comunque i percorsi didattici predisposti dai singoli atenei a stabilire il settore ingegneristico di specializzazione.
In diverse università italiane, i corsi di laurea in Ingegneria gestionale di primo livello sono a numero chiuso e richiedono il superamento di un test di ammissione.
Una volta ottenuta la laurea triennale, ci si può ulteriormente specializzare scegliendo uno dei corsi di laurea magistrale afferenti alla classe di Ingegneria gestionale (LM-31).
A differenza di quelli triennali, i corsi di laurea di secondo livello sono per lo più ad accesso libero.
Per fornire un profilo internazionale ai propri laureati, alcune università propongono inoltre i percorsi magistrali con didattica erogata del tutto o parzialmente in lingua inglese.
Molti atenei propongono inoltre, all’interno dei corsi di laurea di primo e secondo livello curricula dedicati all’organizzazione e alla gestione aziendale. In questi casi, oltre a quelle tecnico-scientifiche, uno spazio è riservato anche allo studio di discipline economico-giuridiche. I percorsi formativi prevedono, inoltre, l’acquisizione di competenze di lingua inglese, sia a livello scritto che orale. La didattica avviene in modalità che alternano lezioni frontali, esercitazioni e laboratori. Tra le attività pratiche che gli studenti effettuano c’è pure un periodo di stage o tirocinio presso enti pubblici o privati.
Qual è la migliore università di Ingegneria Gestionale tra le università statali? Non c’è una risposta unica in assoluto, in quanto ogni facoltà potrebbe fare al caso di uno studente piuttosto che di un altro. Ci sono comunque delle classifiche stilate per valutare le singole università, come quella del Censis che prende in esame ogni ateneo in base ai rapporti internazionali e la progressione della carriera degli studenti. Il punteggio massimo è 110 e ciò vuol dire avere ottenuto il massimo dei voti in entrambe le categorie.
La migliore laurea triennale in Ingegneria Gestionale si trova presso l’Università Politecnica delle Marche con 101,5 punti, mentre al secondo posto troviamo l’Università di Modena e Reggio Emilia con 100 punti e al terzo posto il Politecnico di Torino con 99 punti. (Fonte CENSIS)
Il Censis stila delle classifiche anche per gli atenei non statali e così per la laurea triennale in Ingegneria Gestionale la migliore risulta essere LIUC Cattaneo con 107,5 punti. Ricordiamo che tra le università private ci sono anche le università telematiche: la facoltà di Ingegneria Gestionale è presente anche in queste realtà in cui le lezioni si svolgono in aule virtuali esclusivamente a distanza.
Bibliografia
Verso una nuova organizzazione della produzione. Le frontiere del post-fordismo, a cura di S. Mariotti, Milano 1994.
S. Tonchia, A. Tramontano, F. Turchini, Gestione per processi e knowledge management, Milano 2003.
M.A. Schilling, Strategic management of technological innovation, New York 2005 (trad. it. Gestione dell'innovazione, Milano 2005).
N.B. L’intero articolo è disponibile on line www.ictedmagazine.com
Corrado Randaccio
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