Intelligenza artificiale e nuove frontiere

POESIA E IA: IMMAGINI E SUONI PER UN LABORATORIO CREATIVO

POESIA E IA: IMMAGINI E SUONI PER UN LABORATORIO CREATIVO

a cura del Prof. Gaetano Affuso e Prof.ssa Emilia Sera

Abstract

L’articolo propone un laboratorio didattico innovativo che intreccia poesia e intelligenza artificiale in un percorso di riscrittura creativa e multisensoriale. Attraverso un approccio che unisce arte, tecnologia e riflessione critica, gli studenti imparano a leggere, interpretare e rielaborare testi poetici trasformandoli in immagini e suoni generati con strumenti di IA. Il punto di partenza è L’infinito di Giacomo Leopardi, ma il metodo è estendibile ad altri autori e contesti didattici.

La sinestesia diventa la chiave concettuale e percettiva per comprendere come la parola possa farsi immagine e suono, favorendo l’integrazione tra emozione, pensiero e competenze digitali. Il percorso culmina nella realizzazione di un video sinestetico che restituisce la personale interpretazione del testo poetico e rende visibile la creatività di ogni studente. Introduzione L’intelligenza artificiale suscita curiosità e qualche timore, ma se usata in modo consapevole può diventare una risorsa educativa e creativa. Questo laboratorio nasce da questa idea: esplorare come l’IA possa stimolare l’immaginazione e accompagnare la lettura della poesia, favorendo un apprendimento attivo, emozionale e multisensoriale.

La poesia, infatti, è sempre una riscrittura personale del mondo; con l’intelligenza artificiale diventa un dialogo tra parola, immagine e suono, in cui la tecnologia sostiene la riflessione e la creazione. Questa riflessione introduttiva conduce naturalmente al tema della sinestesia, che diventa il punto di incontro tra linguaggio poetico e intelligenza artificiale: una via per esplorare la creatività attraverso tutti i sensi. La sinestesia: sentire con più sensi.

Questa sezione introduce il concetto di sinestesia come chiave di lettura per il laboratorio. La comprensione del fenomeno, sia dal punto di vista retorico sia percettivo, diventa la base teorica da cui si sviluppano le attività pratiche successive: gli studenti sperimenteranno come le parole possano trasformarsi in immagini e suoni, passando così dalla riflessione letteraria alla creazione artistica. La parola sinestesia nasce dal greco syn (“insieme”) e aisthesis (“sensazione”): significa letteralmente percepire insieme. In letteratura è una figura retorica che unisce percezioni provenienti da sensi diversi — un profumo dolce, una voce calda, un colore acido — e serve a rendere più intensa e complessa l’esperienza poetica.

Questa capacità di mescolare percezioni diverse attraversa tutta la poesia italiana, dal Novecento a oggi. In Quasimodo, ad esempio, in Alle fronde dei salici troviamo l’espressione “urlo nero”, dove il colore (nero) si fonde con il suono (urlo) per esprimere una profonda lacerazione interiore. Anche Fabrizio De André, in La buona novella, parla del “colore del vento”, unendo la vista al tatto per creare un’immagine poetica e sensoriale. Tali esempi mostrano come la sinestesia non sia solo artificio retorico, ma un modo per far vivere le emozioni attraverso più sensi contemporaneamente. Già nei poeti simbolisti, come Baudelaire, la sinestesia diventa uno strumento per trasferire emozioni da un piano all’altro, trasformando il linguaggio in esperienza sensoriale totale.

Ma il concetto di sinestesia non appartiene solo alla retorica: ha anche un valore percettivo e cognitivo. È la capacità di cogliere connessioni tra sensi diversi, di costruire ponti tra suoni, colori, forme e parole. Nelle arti visive, artisti come Kandinsky, che associava suoni e colori — per lui il giallo corrispondeva al suono acuto di una tromba, il verde al timbro di un violino, il blu chiaro a un flauto, il blu scuro a un violoncello e l’azzurro profondo a un organo — hanno cercato di rappresentare questa fusione di percezioni, trasformando la musica in colore e la vibrazione sonora in gesto pittorico. In ambito musicale, Aleksandr Skrjabin, con Prométhée.

Le Poème du feu (Sinfonia n. 5, Op. 60), concepì un poema sinfonico per integrare suono e luce tramite una “tastiera cromatica”, anticipando le moderne esperienze multimediali. Anche artisti contemporanei, come Neil Harbisson con il progetto Sonochromatic Scales, traducono i colori in frequenze sonore, fondendo percezione biologica e digitale in un’esperienza autenticamente sinestetica. Dal concetto alla pratica: collegare teoria e laboratorio La riflessione sulla sinestesia non resta astratta, ma diventa il punto di partenza per la progettazione del laboratorio. Comprendere come i sensi dialogano tra loro aiuta gli studenti a trasformare questa esperienza percettiva in creazione artistica e poetica. Il passaggio dal concetto teorico alla pratica laboratoriale permette di unire conoscenza e sperimentazione, stimolando una partecipazione attiva e consapevole.

Una visione contemporanea della sinestesia reticolare Oggi la sinestesia non è più pensata soltanto come il fenomeno in cui un senso richiama un altro, ma come una rete di connessioni in cui ogni stimolo coinvolge più sensi contemporaneamente. Tutti i sensi cooperano nella costruzione dell’esperienza percettiva: ciò che vediamo, ascoltiamo o immaginiamo nasce da un intreccio continuo di percezioni. Questa visione coincide con le teorie contemporanee sulla percezione come sistema integrato, dove la mente non separa, ma sintetizza le informazioni provenienti dai diversi canali sensoriali. In ambito artistico e didattico, questa consapevolezza si traduce in una nuova forma di creatività: la possibilità di progettare esperienze multisensoriali in cui la parola poetica diventa suono, colore, ritmo e immagine. Grazie all’intelligenza artificiale, oggi possiamo sperimentare questa sinestesia reticolare in modo accessibile e laboratoriale, invitando gli studenti a esplorare la poesia con tutti i sensi e a tradurre le proprie emozioni in linguaggi nuovi e condivisi.

Il laboratorio: leggere e vivere la poesia Il laboratorio nasce dal desiderio di leggere, comprendere e vivere la poesia con tutti i sensi e con l’anima, in modo profondo e partecipato. Prendendo come punto di partenza i versi di Giacomo Leopardi, l’attività invita gli studenti a esplorare la parola poetica attraverso suoni, colori e immagini, ma anche a condurre un’attenta analisi testuale per cogliere significati, sfumature e rimandi. Le suggestioni evocate dai versi possono trasformarsi in esperienze visive e sonore che ampliano la comprensione e la partecipazione emotiva alla poesia. Fasi del laboratorio

Fase 1: introdurre la poesia leopardiana In primo luogo sarà necessario introdurre la figura di Giacomo Leopardi e la poesia leopardiana, offrendo agli studenti alcune coordinate essenziali per contestualizzare L’infinito: il periodo storico, il luogo di composizione, i temi dominanti e la visione del mondo del poeta. Successivamente, si leggerà L’infinito ad alta voce e se ne spiegherà in linea di massima il contenuto, soffermandosi sul lessico, sul ritmo e sulle immagini che evocano il senso di vastità e limite.Questa prima fase permette agli studenti di entrare nel testo e di percepirne la dimensione emotiva e riflessiva, che sarà poi il punto di partenza per le attività creative successive. In un secondo momento, gli studenti rileggeranno la poesia autonomamente e annoteranno le parole che li hanno colpiti di più: quelle che hanno evocato sensazioni, immagini o emozioni personali. Questa fase di ascolto e riscrittura interiore favorisce una comprensione più profonda del testo e prepara alla successiva traduzione sinestetica in suoni, colori e immagini.

Fase 2: creazione dell’immagine dal testo Gli studenti utilizzano un programma di IA per generare immagini ispirate alle parole o alle emozioni annotate (es. DALL·E, Ideogram, Leonardo.ai). Il docente introduce il concetto di prompt e guida nella sua formulazione. Alla fine, gli studenti scelgono l’immagine che rappresenta meglio il loro Infinito.

Fase 3: analisi dell’immagine e confronto con L’infinito di Leopardi Analisi del dialogo tra poesia e immagine. Gli studenti confrontano la propria rappresentazione con il testo leopardiano, individuando similitudini, differenze e sensazioni suscitate. Questa fase è una vera riscrittura poetica in altro linguaggio.

Fase 4: analisi della poesia Analisi approfondita del testo poetico (lessico, metrica, figure retoriche). Gli studenti collegano le proprie scelte visive alle strutture e ai simboli del testo. Questo momento di confronto e riflessione può ispirare un successivo laboratorio di scrittura creativa, in cui gli studenti rielaborano in forma testuale le suggestioni nate dal dialogo tra l’immagine e il testo leopardiano.

Fase 5: creazione di un brano musicale con l’IA Questa fase sviluppa anche le competenze digitali e creative degli studenti: imparano a utilizzare strumenti di intelligenza artificiale per la produzione musicale, sperimentando linguaggi espressivi diversi e acquisendo consapevolezza critica nell’uso delle tecnologie. Gli studenti realizzano un brano musicale con strumenti di IA (Suno, Udio, Mubert), partendo da parole chiave legate alle esperienze precedenti o da nuove parole nate dal confronto con la poesia. Il docente guida nella scelta di ritmo, atmosfera e strumenti. Il brano, con o senza voce, diventa la traduzione sonora dell’infinito.

Fase 6: montaggio finale di immagine e audio Immagine e brano musicale vengono uniti in un breve video con Canva, CapCut o Clipchamp. Gli studenti importano immagine e audio, regolano la durata per ottenere un montaggio armonico e naturale, quindi esportano il video in formato MP4. Il risultato è una composizione sinestetica digitale che sintetizza poesia, immagine e suono.

Fase 7: Conclusione, Restituzione e Sintesi Poetica Condivisione dei prodotti finali: gli studenti presentano a turno il loro video sinestetico (immagine + audio). Discussione collettiva e riflessione sul processo creativo: analisi del percorso svolto e del legame tra poesia, arte e tecnologia.

Il docente guida la discussione con domande come:

  • Cosa ha funzionato meglio nel tradurre L’infinito in immagine e suono?
  • L’IA ha sorpreso le vostre aspettative? In che modo?
  • Quali sono le differenze e i punti di contatto tra la lettura del testo e l’esperienza multimediale?

Sintesi poetica (Ritorno alla parola): come atto finale e di chiusura, si chiede agli studenti di scegliere una sola parola (o una brevissima espressione, massimo tre parole) che per loro riassuma l’intero percorso: il testo di Leopardi, la loro emozione iniziale e il prodotto sinestetico finale.Questa parola rappresenta la loro ultima riscrittura interiore.

Obiettivo: sviluppare una maggiore consapevolezza critica e comunicativa, chiudendo il cerchio creativo con il primato della riflessione e della sintesi verbale.to link rimanda ad una serie di immagini relative all’Infinito di Leopardi: https://bit.ly/artesin3

Questo link rimanda a un breve montaggio di video sinestetici realizzati con l’intelligenza artificiale dai corsisti.:https://bit.ly/artesin2

 

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