a cura di Federica Giandinoto
E’innegabile che negli ultimi anni l’intelligenza artificiale (IA), sia entrata in modo sempre più capillare nella vita quotidiana dei giovani, in particolar modo dei bambini e adolescenti. Assistenti virtuali, chatbot, strumenti di scrittura automatica e piattaforme di apprendimento adattivo sono ormai alla loro portata. Questa diffusione apre scenari affascinanti, ma al tempo stesso complessi, soprattutto se si considera il ruolo che tali tecnologie possono avere, tra gli altri, nello sviluppo morale e nella formazione della coscienza critica dei più giovani.
Non ci sono ancora prove a supporto di una qualche relazione tra l’uso di questi strumenti e lo sviluppo morale dei minori, ma possiamo fare alcune ipotesi, sulla base di una serie di considerazioni e riflessioni sulle potenzialità ed i rischi dell’IA, per comprenderne meglio opportunità e limiti. Ormai sappiamo bene che molti strumenti basati sull’intelligenza artificiale offrono potenzialità importanti: personalizzazione dei percorsi di studio, accesso immediato a informazioni, possibilità di simulare situazioni reali o di ricevere feedback immediati. Questi aspetti, se guidati da figure adulte consapevoli, possono stimolare la curiosità, favorire l’autonomia nell’apprendimento e sviluppare anche competenze critiche.
Ad esempio, un adolescente può usare un chatbot educativo per esercitarsi in una lingua straniera o per affrontare problemi di matematica con spiegazioni passo dopo passo. In questo senso l’IA può diventare un alleato dello sviluppo cognitivo e della fiducia nelle proprie capacità, cioè della propria autoefficacia. Tuttavia, la relazione tra giovani e IA non è priva di rischi. Lo sviluppo morale negli adolescenti si basa su processi di confronto, interiorizzazione di regole sociali, empatia e responsabilità. Certamente, se un ragazzo si affida eccessivamente a risposte “automatiche” fornite da un sistema artificiale, può ridursi lo spazio per il dubbio, il dialogo interpersonale e la riflessione etica.
Altri rischi emergenti sono l’ eccessiva delega alle macchine per trovare risposte alle domande, invece di ricorrere al giudizio critico; l’esposizione a bias algoritmici, da cui sono affetti i dati su cui sono addestrati i sistemi di IA, che in tal modo influenzano implicitamente la categorizzazione di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato, ed infine la riduzione dell’empatia, dovuta ad un’interazione esclusiva con piattaforme digitali, anzichè con persone reali. Per questo, genitori, insegnanti ed educatori hanno una responsabilità cruciale: non vietare l’uso dell’IA, ma accompagnare i minori a comprenderne le potenzialità e i limiti. È fondamentale educare i giovani a porsi domande critiche del tipo
- “Da dove viene questa informazione?”
- “Quali valori sono impliciti nella risposta che ricevo?”
- “Cosa deciderei io in questa situazione?”
Solo così l’IA può diventare un’occasione per sviluppare consapevolezza morale, invece che un ostacolo alle relative competenze. L’intelligenza artificiale non è neutra: riflette scelte culturali, etiche e politiche. Abituare bambini e adolescenti a riconoscere questa dimensione significa prepararli a essere cittadine e cittadini digitali responsabili, capaci di convivere con la tecnologia senza subirla. La sfida non è quindi impedire ai minori di usare l’IA, ma insegnare loro a integrarla in un percorso di crescita personale e morale, affinché possano sviluppare senso critico, empatia e responsabilità in un mondo sempre più tecnologico. Dal punto di vista sperimentale, ricerche, anche recenti, hanno cercato di indagare quali effetti possa avere l’uso a fini educativi dell’IA sulle competenze socio-emotive, ma anche morali dei minori. Uno studio cinese, ad esempio, (1332 studenti, età media 10–15 anni) rileva che l’adozione dell’IA in ambito educativo (AIEd) ha un effetto negativo sulla socialità degli adolescenti, riducendo la loro capacità relazionale e aumentando l’isolamento familiare.
Il supporto familiare media parzialmente questo impatto, mentre il supporto scolastico non mostra effetti significativi. In un altro studio simile, l’uso dell’IA nell’educazione riduce la capacità di percepire emozioni, influenzando negativamente i tempi di reazione agli stimoli emotivi. Con scenari ispirati al “Trolley Dilemma”, adolescenti valutano ugualmente le decisioni morali compiute da umani e robot: sacrificare un umano per salvare cinque (robot) viene ritenuto moralmente grave, fatto che fa attribuire maggiore colpa e applicare una punizione al decisore. In un altro studio, bambini e adolescenti considerano prioritario il benessere umano rispetto a quello di cani o robot (umanoidi o animaloidi). L’“animacy” (capacità di vivere) ha più peso dell’antropomorfismo nel guidare i loro giudizi morali. Un articolo del 2025 mette in guardia dal rischio di “intellectual deskilling”: l’uso eccessivo di strumenti generativi come ChatGPT potrebbe limitare lo sviluppo del pensiero critico, della metacognizione e della perseveranza nei giovani, analogamente a quanto avvenuto con l’utilizzo dell’applicazione negli smartphone.
Uno studio qualitativo del 2024 introduce il concetto di “AI guilt” tra studenti delle secondarie un senso di colpa associato all’uso di IA nei compiti, identificabile in sentimenti di pigrizia, autenticità compromessa, timore del giudizio e perdita di autoefficacia. Ciò solleva riflessioni sull’integrità accademica e l’identità personale. Un esperimento ha mostrato che, pur sapendo di ricevere consigli morali da ChatGPT, gli utenti si fanno condizionare dall’intelligenza artificiale, e spesso sottostimano questo effetto. Ciò può danneggiare, anziché migliorare, il giudizio morale, cosa che suggerisce ancor più la necessità di alfabetizzazione digitale.In uno studio con ragazze di scuola media (età non precisata), si è osservato che inizialmente c’è una eccessiva fiducia verso la l’IA generativa come ChatGPT.
Tuttavia, l’esposizione alle sue limitazioni trasforma quella fiducia in disillusione, pur mantenendo un atteggiamento ottimista verso il suo potenziale futuro. In ambito educativo, si rileva che simulazioni, scenari basati su dilemmi etici e role-play hanno ricadute positive sullo sviluppo del ragionamento morale circa l’IA. Offrono la possibilità di ancorare la teoria etica a situazioni reali. In conclusione, la ricerca evidenzia una relazione complessa tra uso dell’IA in età evolutiva e sviluppo morale: gli aspetti negativi sono una ridotta socialità, un’ empatia compromessa, un pensiero critico affievolito, e dei sensi di colpa o di disillusione legati all’uso dell’IA.
Gli aspetti potenzialmente positivi invece emergono se l’IA viene accompagnata da educazione etica, role-play e riflessione guidata, perché in tal caso può diventare spunto di crescita morale, anziché ostacolo. Il ruolo di genitori, insegnanti e policy-maker è fondamentale: impedire non serve, ma accompagnare, fornire strumenti di alfabetizzazione critica, delineare linee guida etiche e promuovere l’uso riflessivo dell’IA si rivelano tutti comportamenti indispensabili ad un rapporto maturo e profittevole dei minori con quest’ultima.
SITOGRAFIA
- https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36930593/https://pubmed. ncbi.nlm.nih.gov/37359676/
- https://publires.unicatt.it/it/publications/moral-contextmatters- a- study-of-adolescents-moral-judgment- towar?utm_ source=chatgpt.com
- https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37553814/https://link.springer.com/article/10.1007/s00146-025-02196- y?utm_source=chatgpt.com
- https://arxiv.org/abs/2407.10777?utm_source=chatgpt.com L’autorità morale di ChatGPT
