Editoriale di Luigi A. Macrì
Ormai dal novembre del 2020, da quando l’azienda OpenAi lanciò l’Intelligenza Artificiale (IA) generativa con ChatGPT, sempre più spesso questa rivista offre stimoli e riflessioni sull’Intelligenza Artificiale o iniziative didattiche di docenti innovatori, sin dalla scuola primaria; è difficile che passi un giorno che nei media nazionali ed esteri non si parli di IA.
Il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha annunciato, nell’ambito del Forum Ambrosetti di Cernobbio, l’avvio per il corrente anno scolastico di una sperimentazione sull’uso dell’IA come strumento didattico, coinvolgendo 15 scuole in 4 regioni, Calabria, Lazio, Toscana e Lombardia.
La sperimentazione durerà due anni scolastici e al termine l’INVALSI, l’Istituto preposto alla valutazione del sistema nazionale d’istruzione, ne valuterà i risultati confrontando i riscontri ottenuti dagli studenti che hanno frequentato le classi sperimentali con quelli delle classi tradizionali. Il ministro Valditara ha dichiarato che nel caso di risultati positivi, a partire dal 2026, l’utilizzo dell’IA sarà diffuso in tutte le scuole.
E’ un’iniziativa apprezzabile che ci porta a chiederci, volendo entrare nei particolari operativi, quali possano essere le modalità di raccordo interdisciplinare nell’azione didattica in quanto elemento indispensabile per non ridurre l’utilizzo dell’IA come un mero testo aggiuntivo a quanto già reperibile sulla rete Internet.
L’obiettivo che si prefigge il Ministero è, comunque, ambizioso ma corretto; l’intento è che l’IA diventi uno strumento per migliorare l’attività didattica ed aiutare i docenti nella costruzione di percorsi che valorizzano i talenti degli studenti e delle studentesse per dare l’opportunità a tutti di verificare i propri traguardi, modellare il proprio studio e anche per recuperare le lacune esistenti. L’intento è anche quello di utilizzare questa sperimentazione per favorire la personalizzazione della didattica.
Integrare nel sistema integrativo italiano quanto offre l’IA significa attuare progetti, iniziative e politiche che mirino a trasformare le pratiche didattiche e formative e attivare una formazione continua degli insegnanti per giungere a creare un ambiente di apprendimento più inclusivo e stimolante.
Per contrastare il sempre più diffuso ricorso a futuri scenari distopici è certamente necessario che si proceda ad affrontare le sfide etiche e pratiche per garantire un uso responsabile di questa innovazione.
Pochi giorni fa è stato assegnato il premio Nobel per Fisica 2024 a John J. Hopfield e Geoffrey E. Hinton che possiamo definire i padri dell’IA. La motivazione ufficiale dell'Accademia reale svedese delle scienze è rivolta alle loro “scoperte e invenzioni fondamentali che consentono l'apprendimento automatico con reti neurali artificiali”.
Hopfield prevede che l’intelligenza artificiale “avrà conseguenze sull’umanità paragonabili alla rivoluzione industriale" quando le macchine ci superavano in forza fisica, mentre ora competono a superarci dal punto di vista intellettuale. Ci saranno effetti estremamente positivi, avremo una medicina migliore e potremo lavorare con un assistente artificiale che ci rende più produttivi. Ci potranno essere però anche delle conseguenze negative, qualora le macchine riescano a sfuggire al nostro controllo”. Il rischio afferma Hinton è che “stiamo perdendo il controllo sull’Intelligenza Artificiale”. Uno dei percorsi principali da intraprendere è quello dell'indagine sui problemi etici collegati all'utilizzo dell'intelligenza artificiale e, in particolare, degli strumenti che si basano sugli algoritmi.
