a cura di Raimonda Bruno*

In occasione dell’ultimo Safer Internet Day, la giornata internazionale dedicata alla sicurezza online che quest’anno è stata celebrata lo scorso 10 febbraio e che costituisce non un’occasione simbolica di riflessione sul tema, ma un momento concreto dedicato all’educazione digitale di bambini e ragazzi, sono stati presentati i risultati dell’ultimo report EU Kids Online1, un importante studio che dal 2006 viene condotto a livello europeo sul rapporto tra giovani, Internet e - più recentemente - intelligenza artificiale (IA). I dati emersi dalla ricerca consentono una serie di riflessioni su come bambini e ragazzi usano l’IA e su quali siano per loro opportunità e rischi in termini di apprendimento, creatività, informazione e privacy.
Lo studio, condotto da una rete
interdisciplinare internazionale di cui fa parte anche la sociologa italiana Giovanna Mascheroni, docente presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, è finalizzato a offrire ai decisori politici, scuole, genitori ed educatori una base scientifica da cui partire per costruire percorsi educativi mirati.
Soffermandosi sui dati riguardanti i 2.170 bambini e ragazzi italiani intervistati, dall’indagine, che ha coinvolto più di 25.000 giovani di età compresa tra i 9 e i 16 anni di 17 Paesi europei, emerge che l’89% di loro usa l’IA generativa quotidianamente, senza sostanziali differenze di genere e status socioeconomico; differenze significative emergono, invece, in relazione all’età, in quanto il ricorso all’IA aumenta con la crescita, passando dal 70% per la fascia dei bambini (9-10 anni) al 98% per la fascia degli adolescenti (15-16 anni). Ciò testimonia che l’uso dei chatbot di IA è entrato stabilmente nella loro routine quotidiana, arrivando a trasformare le pratiche di ricerca online, le quali ne fanno una sorta di nuovo motore di ricerca, spesso usato al posto di Google.
C’è da sottolineare, però, che un’alta percentuale dei giovani e giovanissimi italiani, pur utilizzandola, avverte una forte preoccupazione per le conseguenze che l’IA generativa può produrre in relazione all’acquisizione delle competenze, allo sviluppo cognitivo e al benessere psicofisico: stando al report, infatti, solo una piccola minoranza degli utenti si fida della correttezza delle risposte dei chatbot, mentre un’alta percentuale teme di diventare meno capace e più pigra nello studio. Ciò vuol dire che i giovani italiani utilizzano l’IA pur mantenendo un atteggiamento critico e diffidente verso essa, e crea, di fatto, una sorta di paradosso in quanto dimostra che, se da un lato solo una minoranza si fida delle risposte dell’IA, dall’altro una quota massiccia la utilizza: tale approccio è favorito, nella modalità che la vede essere strumento di supporto emotivo, dal fatto che essa non giudica, è sempre disponibile, garantisce una riservatezza assoluta, offre risposte immediate, permette di parlare senza imbarazzo e costituisce uno spazio di confronto più confortevole rispetto a quello reale.
Di fronte a questo scenario, dunque, cosa possono fare genitori ed educatori?
Premesso che cercare una risposta alla domanda è imprescindibile, in quanto sono proprio i giovani utenti, percependo l’IA al contempo come opportunità e minaccia, a chiedere di essere affiancati nel suo corretto utilizzo, i tentativi di trovarla rimandano, come sempre, all’educazione al pensiero critico e al rafforzamento delle relazioni umane. Certamente sarà utile che gli adulti non demonizzino l’IA, ma che imparino a conoscerla, nella convinzione che essa non potrà sostituire l’educazione, ma che impone di cambiare profondamente il modo di educare: bisognerà, pertanto, dimostrare di avere meno paura e più competenza e di essere in grado di assumersi la responsabilità educativa, perché l’intelligenza artificiale non può sostituire la presenza, l’ascolto e l’esempio degli adulti.
Bisognerà, inoltre, non dimenticare che se i giovani si confidano con le macchine il problema non è l’intelligenza artificiale, ma ciò che manca attorno a loro, e che la vera sfida non è tenerli lontani dalla tecnologia, ma insegnare loro a restare umani mentre la utilizzano.

1 https://www.lse.ac.uk/media-and-communications/ research/research-projects/eu-kids-online
