a cura di Luigi A. Macrì
In poco più di due anni, l’Intelligenza Artificiale Generativa (IAG), con l’introduzione di ChatGPT da parte di OpenAI nel novembre 2022, ha stravolto e accelerato le problematiche legate al digitale, aprendo nuove frontiere nel rischio di dipendenze. L’IAG porta con sé un rischio molto simile e in alcuni casi superiore a quello dei social network o del gioco on line nelle sue diverse forme, in quanto gli algoritmi personalizzati sono in grado di creare comportamenti compulsivi che influenzano il benessere sociale e individuale.
Abbiamo segnali molto forti e preoccupanti, in quanto alcuni aspetti dell’IA, come vedremo, evidenziano un’influenza rapida e pervasiva. Molte spesso sentiamo prospettive distopiche che paventano l’ipotesi che si possa arrivare un giorno a schiavizzare l’uomo; ma quello che oggi è molto più concreto, è il fatto che l’IA ci può condurre a comportamenti malsani in particolare per i preadolescenti e gli adolescenti. Circostanza che gli esperti stanno chiaramente comunicando unitamente a fatti gravi che stanno accadendo sotto i nostri occhi.
Oggi stanno nascendo nuove parole per nuovi problemi e nuove situazioni. Per IA mimetiche si intendono algoritmi di IA Generativa, che sono stati progettati per simulare interazioni umane. Queste interazioni si stanno trasformando in ‘intelligenze assuefattive’ attraverso l’uso di comportamenti accondiscendenti e risposte compiacenti. Risulta ormai evidente che “.… si può subire il fascino di entità digitali che sembrano comportarsi come persone reali.” A questa circostanza siamo impreparati in campo sociale, culturale e normativo, così come sul fronte psicologico ed etico.
È chiaro che le persone più vulnerabili psicologicamente , adolescenti ma anche adulti, sono molto sensibili alla seduzione digitale. Innanzitutto abbiamo una proiezione emotiva ovvero si è portati ad attribuire sentimenti all’IA, idealizzando l’entità virtuale e facendo confusione tra simulazione e realtà; inoltre c’è un’accettazione incondizionata, un’assenza o rifiuto di giudizio in quanto c’è un conforto psicologico artificiale e una riduzione dell’ansia sociale.
Per gli adolescenti, l’elemento forse più determinante è la gratificazione immediata: le risposte istantanee ai bisogni emotivi generano un rinforzo positivo continuo, sfociando in una dipendenza dal feedback rapido e sempre disponibile. La disponibilità costante e l’assenza di giudizio da parte dell’IA offrono un rifugio rassicurante, un ascoltatore sempre pronto. Ciò può portare a un vero attaccamento emotivo, favorendo l’isolamento sociale e la preferenza dell’IA rispetto ai rapporti umani.
Siamo ormai giunti, a livello tecnologico, alla capacità di imitare l’interazione tra esseri umani anche in campo emotivo e affettivo. L’algoritmo è capace di riconoscimento emotivo grazie all’analisi del linguaggio e del tono dell’utente ed ha un adattamento comportamentale in quanto modifica le risposte in base alle reazioni; di fatto si ha una personalizzazione profonda dell’interazione comunicativa in quanto vi è la creazione di un profilo emotivo specifico; fino a giungere ad una sorta di empatia con risposte che simulano la comprensione umana.
Questa crescente capacità di imitare l’interazione tra esseri umani anche in campo emotivo ed affettivo è dovuto principalmente ad una tecnologia basata su agenti virtuali che è la combinazione tra elaborazione del linguaggio naturale, ricerca intelligente e automazione dei processi robotici. I sistemi stanno diventando sempre più sofisticati, capaci di simulare conversazioni e comportamenti “naturali” in modo molto realistico e aderente alle nostre aspettative. La sociologia ha già introdotto nel lessico italiano un neologismo: sicofanzia, dall’analogo inglese sycophancy.
In italiano esiste già sicofantìa, termine poco usato che sta per “attività del sicofante” (dal lat. sycophanta), cioè la delazione e la calunnia; in inglese però il significato di sycophant è cambiato nel tempo e significa “adulatore non sincero”, cosicché sicofanzia nel nostro contesto significa “adulazione insincera”.
