a cura di Massimiliano Nespola*
Uno studio recentemente pubblicato dal Massachusetts Institute of Technology (M.I.T.) lancia un allarme su ChatGPT: il suo utilizzo provoca l’abbassamento dell’attivazione cerebrale dell’utente.
Una teoria sui mezzi di comunicazione di massa di alcuni decenni fa torna oggi utile per riflettere sull’intelligenza artificiale; più nello specifico, sugli effetti dei possibili usi di ChatGPT. È la cosiddetta “spirale del silenzio”, teoria elaborata dalla sociologa tedesca Elisabeth Noelle-Neumann nel 1974.
In breve, essa afferma che quando si ha paura di esprimere idee in contrasto con quelle di maggioranza, si tende a preferire la scelta del silenzio. Ciò avviene perché gli individui temono l’isolamento e il giudizio altrui e, attraverso tale risposta di adattamento passivo, anche inconsapevolmente contribuiscono a innescare l’effetto di rinforzare le idee dominanti.
Molto tempo è trascorso da allora. Ai tempi d’oggi, sembrerebbe che i social media e in generale Internet abbiano saputo incidere su questo processo e che quindi tale teoria vada aggiornata. Infatti, i mezzi digitali forniscono in teoria numerose opportunità per le comunità minoritarie di esprimersi e di mettersi in contatto tra di loro. Ciò ha portato alla nascita di innumerevoli gruppi in cui si partecipa e si rinforzano opinioni e orientamenti condivisi con i propri simili e magari differenti da quelle predominanti.
A dire il vero, già prima dell’avvento dei social, esistevano altre forme di interazione di comunità mediata dai computer, come i newsgroup, ma la loro diffusione attuale è enormemente maggiore ed è più ricca, consentendo di scambiarsi messaggi tramite i diversi linguaggi dei media (testo e ipertesto, audio, video). Sembrerebbe inoltre che strumenti come ChatGPT siano in grado di fornire ulteriori opportunità di personalizzare le proprie ricerche e di informarsi su fonti diverse rispetto a quelle del mainstream.
Tuttavia, uno studio recentemente pubblicato dal MIT - coordinato dalla ricercatrice Nataliya Kosmyna - mette in discussione l’ottimismo in circolazione sulle potenzialità di ChatGPT; se n’è parlato diffusamente anche in TV e sui giornali, nelle recenti settimane. Il titolo della pubblicazione in parola è “Il tuo cervello e ChatGPT: accumulazione di debito cognitivo nell’usare un assistente di intelligenza artificiale per compiti di scrittura”.
