Periodico delle Tecnologie dell'Informazione e della
Comunicazione per l'Istruzione e la Formazione
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UN SALTO, NEL VUOTO.

Orientati verso orizzonti poco chiari e sempre meno spinti a vivere pragmaticamente ciò che l'adolescenza propone; stiamo parlando di quella percentuale di ragazzi e ragazze vittime dell'abuso del cybermondo.
I dati sono allarmanti, negli USA aumenta ogni giorno il numero di giovani indirizzati a centri di riabilitazione e la dipendenza abbraccia ormai quasi il 50 % degli adolescenti. In Europa le percentuali sono più basse ma risultano comunque molto preoccupanti. 
Stiamo osservando alla luce del sole una crisi d'identità sul piano sociale, ma.. PERCHÉ?  Non risulta per niente facile focalizzare il nocciolo dei problemi in quanto sono tanti gli elementi che hanno contribuito a crearli. Nella singolare vita di ogni individuo (perché è del singolo che bisogna iniziare a discutere), come ci spiegano scienza e filosofia, risulta tutto subordinato alla mente, e dunque da una parte alle capacità razionali che il singolo possiede e dall'altra al bagaglio di conoscenze acquisite nel proprio percorso di vita. Inoltre, la realtà in cui veniamo letteralmente "gettati" al momento nella nascita, viene da noi gradualmente compresa sia attraverso  modelli di insegnamento (gestiti dal nucleo familiare e dalle istituzioni) e sia grazie ad esperienze interpersonali di natura varia; se quei modelli risultato ad oggi limitati o quasi nulli rispetto alla differenza tra dimensione concreta e dimensione digitale e se le esperienze di natura varia vengono meno in quanto tutto si riduce alla sola dimensione digitale (lo confermano le oltre 6 ore al giorno che gli adolescenti di oggi passano davanti ad uno schermo), lo sviluppo della mente di quei fanciulli sopra citati si baserà su canoni di visione troppo legati (se non unicamente) alla dimensione digitale del mondo.
Più semplicemente significa avere una concezione distorta della realtà nel suo insieme e non comprendere quali siano i confini tra i due mondi (reale e digitale). 
Le conseguenze sono tante, ma risuonano con fermezza solo le più estreme: "Blu whale" che ha portano al suicidio volontario conscio e programmato 130 adolescenti; o l'assurdo gioco che si è diffuso qualche mese fa, quando alcuni ragazzi hanno perso la vita facendo a gara a chi avrebbe scattato un selfie il più vicino possibile ad un treno in corsa.
 
La diffusione del cybermondo: "il salto, nel vuoto"; ha investito e sta investendo tre generazioni differenti in tre modi differenti, e all'interno di queste differenze si celano sicuramente le cause dei problemi e probabilmente anche le soluzioni.
DA UNA PARTE, i nostri genitori e nonni: che lo hanno conosciuto quando erano già più che maturi, culturalmente, intellettualmente e spiritualmente (influenzati quasi per niente), IN MEZZO, noi: i nati tra la fine degli '80 e la fine dei '90 (influenzati parzialmente) e DALL'ALTRA PARTE,  gli ultimissimi arrivati: chi è nato con in mano un ipod e prova a "zummare" l'immagine di un giornale allargando le dita (influenzati totalmente).
Grazie al ragionamento proposto sopra comprendiamo che le uniche vittime sono gli appartenenti all'ultima categoria. 
Per ragioni ovvie prima e seconda categoria giocano oggi un ruolo fondamentale, perché per quanto possa sembrare banale su questo piano risulta importantissimo diffondere i giusti principi, soprattutto tra pari.
In conclusione dunque bisogna prendere atto di tutto questo, ed esercitare in ogni modo influenze positive nei confronti delle nuove generazioni. Il tempo scorre e non essere in grado di concretizzare opportune reazioni significherebbe innescare un circolo vizioso e in un periodo di tempo non troppo lungo raggiungere un disastro sociale dal quale uscirne sarebbe poi troppo complesso: impegnandoci tutti a diffondere saggi principi!
Alessio Rocca
Studente universitario
già Presidente regionale
delle consulte studentesche
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