Sicurezza Informatica

Rischi del web: ne siamo veramente consapevoli?

Rischi del web: ne siamo veramente consapevoli?

di Samantha Cosentino e Davide Sardi

In una società sempre più digitale, in cui il confine tra vita “online” e “offline” si assottiglia continuamente, si registra da anni una significativa e pericolosa crescita di attacchi informatici. L’evoluzione tecnologica – che non deve essere demonizzata – porta indubbi vantaggi, ma il suo sviluppo deve essere accompagnato da una consapevolezza (in inglese, “awareness”) dei rischi che risulta ancora scarsamente diffusa, in particolare nel nostro Paese.

I criminali informatici ne sono ben consci e non casualmente l’Italia rappresenta da diverso tempo uno dei principali bersagli. Inserendosi in un trend ormai consolidato, gli attacchi contro l’Italia nel 2023 – secondo i dati pubblicati a marzo del 2024 dal Clusit (la principale associazione italiana di professionisti della sicurezza informatica) – sono aumentati del 65% rispetto all’anno precedente a fronte di un incremento medio mondiale dell’11%: quasi sei volte in più!

Nel nostro Paese, in particolare, grandi rischi incombono sulle piccole e medie imprese (PMI) che, pur costituendo la colonna portante dell’economia nazionale, non dispongono di enormi competenze specifiche nel settore della sicurezza informatica né possono permettersi di investire somme di denaro particolarmente elevate per rinforzare la propria dotazione tecnologica. Pertanto, le stesse risultano maggiormente attaccabili, sia come obiettivo diretto che come “ponte” per arrivare alle grandi aziende loro clienti, con cui sono sempre più spesso collegate anche per via telematica. Al riguardo, non conforta sapere che, secondo i dati raccolti da Grenke Italia – società specializzata nel noleggio operativo di beni e servizi per le imprese – sul finire del 2023, il 72.7% delle aziende non abbia mai realizzato attività di formazione del personale in tema di sicurezza informatica.

In un simile quadro, gli attacchi informatici, che si sono evoluti nel corso del tempo diventando sempre più insidiosi e difficili da rilevare e contenere, sono ormai capaci di impattare su ogni aspetto della società inclusi i nostri beni primari quali la salute, il denaro e, in generale, i nostri diritti e le nostre libertà fondamentali.

Da diverso tempo, peraltro, i criminali informatici si sono specializzati nello sfruttamento delle fragilità delle persone, individuate come anello debole della catena difensiva, ritenendo questa strada più comoda e vantaggiosa rispetto agli attacchi rivolti direttamente alle reti e ai dispositivi. Per riuscire nell’intento, gli stessi ricorrono, in particolare, ad una famiglia di tecniche nota come “social engineering” (ingegneria sociale). Il bisogno di aiuto, il senso di prendersi cura di una persona fragile, la solitudine, l’agonismo, la competitività e le sollecitazioni sessuali sono solo alcuni dei fattori umani che espongono ai rischi del web, attraverso strumenti diventati di uso comune.

Tra queste tecniche continua a ricoprire un ruolo di rilievo il phishing che prevede l’invio di email contraffatte ad un gran numero di potenziali vittime per indurle a scaricare, tramite link o allegati, file infetti o a fornire informazioni riservate. Tuttavia, occorre ricordare anche lo smishing – che utilizza gli sms nonchè le principali piattaforme di messaggistica istantanea – e il vishing – che ricorre alle telefonate – come metodi per realizzare truffe, estorsioni o attività di spionaggio e sabotaggio, che possono anche raggiungere la dimensione geopolitica fra Stati diversi. Dall’emergenza pandemica in avanti, è cresciuta inoltre in modo significativo anche la minaccia denominata QRishing, che applica le caratteristiche del phishing allo strumento del QR Code.

In tale contesto, fermo restando che nessuno può dichiararsi immune dai sopracitati pericoli, occorre prestare un’elevata attenzione soprattutto alla tutela dei soggetti fragili, come possono essere gli anziani e i minori, questi ultimi molto esposti anche ai rischi dettati da fenomeni quali, tra gli altri, il cyberbullismo, l’adescamento minorile nonché le forme di dipendenza generate dai social network.

P ertanto, la consapevolezza dei rischi del web deve diventare una vera e propria forma mentale, un modo di operare che ci accompagni in tutte le nostre attività che entrano in contatto con il digitale. Esistono soluzioni tecnologiche – come gli antivirus e i firewall – finalizzate a difendere i nostri dispositivi e i nostri dati, ma da sole non bastano. Devono essere necessariamente accompagnate dalla creazione di una “difesa umana” più robusta, costituita da un’educazione digitale nonché da una postura informatica maggiormente orientate alla sicurezza. Dimenticare questo equivarrebbe ad avventurarsi in un bosco sconosciuto e pieno di insidie senza una bussola, rischiando seriamente di smarrirsi nonché di finire preda dei lupi della rete.


Samantha CosentinoSamantha Cosentino

Davide SardiDavide Sardi

 

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