a cura di Massimiliano Nespola

Guardando ai sistemi di comunicazione digitale, negli anni scorsi, si era assistito all’egemonia delle piattaforme statunitensi; oggi, invece, all’interno dell’Ue, si sta puntando a svincolarsi da esse. Ma qui si pone un problema: contrariamente all’affermazione della sovranità digitale europea, recentemente, in tale ambito alcuni tra gli Stati membri hanno optato per soluzioni a livello esclusivamente nazionale.
La Francia, per esempio, ha messo a punto una propria piattaforma per le riunioni on line: prende il nome di “Visio” e sostituisce Zoom, Teams e Google Meet. In Germania, si è scelto di accantonare l’utilizzo dei sistemi operativi di Microsoft: nella pubblica amministrazione, si sta passando a Linux e, invece del pacchetto Office, si preferisce Libre Office. Inoltre, è stata realizzata la suite “Open Desk”, un sistema basato interamente su componenti open source.
Anche in Italia la tendenza è in tale direzione, considerata tra l’altro l’esistenza di una normativa che, già dal 2005, ha stabilito di orientarsi in via prioritaria verso sistemi aperti. Gli Stati membri sopra citati oggi scelgono di ricorrere a sistemi open source nell’intento di abbandonare i software proprietari: questo perché devono poter ricorrere a strumenti in grado di consentire il completo controllo del codice sorgente e dei dati. La differenza fondamentale tra i sistemi proprietari e quelli aperti è proprio questa: mentre nel primo caso il codice sorgente rimane gestibile solo dal fornitore, in quanto criptato, nei sistemi open source vi si ha libero accesso ed è pertanto interamente gestibile e modificabile dall’utilizzatore.
Probabilmente, di questi tempi, l’urgenza di fornire ai propri cittadini certezze e software aggiornati ha indotto a trascurare l’esistenza di un’ampia gamma di strumenti giuridici e progetti realizzati a livello europeo, di cui ora parleremo.
Esiste per esempio, non da oggi, un quadro strategico comune definito a livello europeo: si tratta dello European Interoperability Framework (EIF), messo in atto già dal 2004 e aggiornato nel 2010 e nel 2017.
Tra i suoi principali obiettivi, c’è proprio la definizione dei livelli di interoperabilità, nelle sue numerose declinazioni: tecnica, semantica, organizzativa e legale. L’EIF non è stato il solo passo in tale direzione. L’Unione europea ha finanziato, già a partire dal 2005, progetti come IDABC (2005–2009), ISA (2010–2015), ISA Programme (2016–2020), con l’obiettivo di sviluppare soluzioni comuni, creare infrastrutture digitali riutilizzabili, a supporto sempre dell’interoperabilità tra gli Stati membri.
Molto altro si potrebbe aggiungere; per esempio, nel 2022 è stato varato il Data Governance Act, Regolamento europeo che incentiva la condivisione dei dati tra i diversi settori e introduce anche la figura dell’intermediario di dati. La consapevolezza è in questo caso quella della necessità di tutelare il dato e al contempo garantirne l’utilizzo sicuro tra le diverse piattaforme: l’obiettivo da perseguire è quello di rafforzare un clima di fiducia tra i gestori di dati a livello europeo.
Sulla stessa lunghezza d’onda, si colloca anche il Data Act del 2023 (1), che disciplina l’accesso equo e l’uso dei dati generati da dispositivi connessi (IoT) nell’UE, consente a utenti e imprese di accedere ai propri dati e condividerli con terzi e inoltre facilita il cambio di fornitore cloud, contrastando le clausole contrattuali inique. Anche il Data Act introduce tra l’altro obblighi di interoperabilità tra diversi servizi di comunicazione.
Come si può notare quindi, la definizione e il perseguimento di un impegno comune nel senso dell’interoperabilità dei dati tra i diversi strumenti di comunicazione rimane il principale obiettivo programmatico da perseguire.
Bisogna considerare infine che la realizzazione della sovranità digitale è un tema ben più ampio e complesso del semplice ricorso a determinati software e della condivisione di dati. Nei prossimi anni infatti, per l’Unione europea ci sarà soprattutto la necessità di disporre di infrastrutture tecnologiche adeguate al crescente fabbisogno di spazio virtuale per la gestione dei nostri dati. Si tratta di una partita in cui sarà necessario attrezzarsi per poter essere in grado di accedere stabilmente ad una propria rete, non controllata da paesi terzi, consapevoli del fatto che i sistemi di comunicazione dei prossimi anni saranno sempre più sviluppati e ricchi di informazioni.

*Giornalista pubblicista - esperto di Comunicazione
