a cura di Annarita Forestiero

L’analisi dell’errore permette quindi di comprendere lo stadio di sviluppo cognitivo e di progettare interventi educativi più adeguati. Una prospettiva analoga si ritrova anche nelle ricerche di Lev Vygotsky, che hanno posto al centro il ruolo dell’interazione sociale nell’apprendimento. Nel concetto di “zona di sviluppo prossimale”, l’errore non rappresenta un limite definitivo, ma una fase intermedia tra ciò che lo studente sa fare autonomamente e ciò che può apprendere con il supporto di altri. L’intervento dell’insegnante o dei pari non si limita quindi alla correzione della risposta sbagliata, ma consiste nel fornire strumenti cognitivi e linguistici che permettano allo studente di ristrutturare il proprio ragionamento.
Nel corso del Novecento, queste prospettive hanno contribuito a trasformare profondamente il modo in cui la scuola interpreta l’errore. In molte pratiche didattiche contemporanee, l’analisi degli errori viene utilizzata come strumento diagnostico e formativo. Non si tratta soltanto di individuare ciò che non funziona, ma di comprendere quali processi cognitivi abbiano portato a quella risposta. In questo senso, l’errore diventa una traccia preziosa del percorso di apprendimento, un indicatore dei tentativi di costruzione del significato.
Anche nelle didattiche disciplinari più recenti – ad esempio nella didattica della matematica o delle scienze – l’errore viene spesso utilizzato come punto di partenza per la discussione collettiva e per la costruzione condivisa delle soluzioni. La classe diventa così uno spazio in cui l’errore non è semplicemente corretto, ma analizzato, discusso e trasformato in occasione di riflessione metacognitiva.
Questa evoluzione storica mostra come la pedagogia abbia progressivamente riconosciuto il valore epistemologico dell’errore. Lungi dall’essere un semplice fallimento, l’errore rappresenta una tappa fondamentale nel processo attraverso cui gli individui costruiscono conoscenze, sviluppano capacità critiche e imparano a confrontarsi con l’incertezza. Proprio per questo motivo, nell’attuale contesto educativo segnato dalla diffusione delle tecnologie digitali e delle risposte automatiche, la valorizzazione pedagogica dell’errore assume una rilevanza ancora maggiore.
Al contrario, molte tradizioni educative lo considerano una fase necessaria della costruzione della conoscenza. L’apprendimento umano procede per tentativi, revisioni e negoziazioni di significato: lo studente formula ipotesi, commette errori, riceve feedback e ristruttura progressivamente il proprio sapere.
In questo senso, la fallibilità non è una debolezza, ma un dispositivo epistemologico che rende possibile lo sviluppo del pensiero critico e della consapevolezza metacognitiva.
Le risposte generate dall’intelligenza artificiale, invece, tendono a presentarsi con una forma discorsiva fluida e autorevole. Questa modalità comunicativa può produrre quella che potremmo definire una “retorica dell’infallibilità”: il testo appare coerente, ben argomentato e privo di esitazioni. Tuttavia, tale impressione è spesso illusoria. I modelli linguistici non “comprendono” i contenuti nel senso umano del termine, ma producono sequenze linguistiche sulla base di correlazioni statistiche apprese dai dati. Di conseguenza, possono generare errori fattuali, semplificazioni o interpretazioni discutibili pur mantenendo una forma apparentemente impeccabile.
Questo fenomeno rende le risposte dell’AI persuasive anche quando non sono pienamente affidabili.
Nel contesto educativo, questa dinamica pone una questione cruciale: se la risposta dell’AI appare sempre sicura di sé, quale spazio rimane per il dubbio, l’argomentazione e la verifica critica? Il rischio non è tanto l’uso dello strumento in sé, quanto l’atteggiamento epistemico che può accompagnarlo. Se lo studente percepisce la risposta generata come definitiva e incontestabile, il processo di apprendimento rischia di trasformarsi in una semplice ricezione di contenuti, riducendo la partecipazione attiva e la costruzione autonoma del sapere.
La risposta umana, al contrario, è spesso caratterizzata da esitazioni, riformulazioni, domande aperte. Un docente può dire “non ne sono certo”, “verifichiamo insieme”, “proviamo un’altra interpretazione”. Questi momenti di incertezza non rappresentano un limite della comunicazione educativa, ma una delle sue condizioni più feconde. L’errore condiviso, la discussione collettiva e la revisione delle ipotesi contribuiscono a costruire una comunità di apprendimento in cui il sapere è il risultato di un processo dialogico, progressivo e situato.
Da questo punto di vista, l’intelligenza artificiale può diventare uno strumento didattico utile proprio quando la sua presunta infallibilità viene messa in discussione. Analizzare criticamente una risposta generata, individuare eventuali errori o confrontarla con altre fonti può trasformarsi in un esercizio di alfabetizzazione informativa e digitale. In altre parole, l’AI può essere integrata nei processi formativi non come autorità epistemica, ma come oggetto di analisi, confronto e verifica.
Per i periodici e gli studi dedicati alle tecnologie della comunicazione per l’istruzione, la sfida non consiste quindi nel contrapporre semplicemente umano e artificiale. Piuttosto, si tratta di ridefinire il ruolo della mediazione educativa. L’educatore diventa colui che guida gli studenti nell’interpretazione critica delle risposte automatiche, restituendo valore alla dimensione dialogica dell’apprendimento e promuovendo un uso consapevole delle tecnologie.
Nell’epoca delle risposte immediate e algoritmiche, la fallibilità umana acquista un nuovo significato pedagogico. L’errore, il dubbio e la revisione non sono residui di un sapere imperfetto, ma elementi essenziali di una conoscenza autenticamente critica. Riconoscere questa dimensione significa evitare l’illusione dell’infallibilità tecnologica e riaffermare il ruolo centrale dell’intelligenza umana nei processi educativi e nella formazione delle competenze critiche necessarie per abitare consapevolmente gli ecosistemi informativi contemporanei.

* Dott.ssa in Ingegneria Edile Architettura – Docente
