Periodico delle Tecnologie dell'Informazione e della
Comunicazione per l'Istruzione e la Formazione
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La comunicazione nella didattica è da ripensare?

Ricordo ancora una riunione del dipartimento di antichistica, diversi anni fa nel mio Liceo, si discuteva di problemi inerenti alla didattica delle discipline classiche, io proposi in quell’occasione il tema dell’uso da parte dei ragazzi degli smartphone a casa ed a scuola. Ero sul punto di spiegare il motivo della mia proposta ma fui subito interrotta in modo perentorio: un docente bravo ed autorevole sa imporre la sua volontà, dunque il problema è solo soggettivo e facilmente risolvibile. Così mi fu detto e la discussione scivolò su altre questioni di routine scolastica.

Si trattò di una occasione mancata per ripensare la didattica, accogliendo la naturale inclinazione degli adolescenti a comunicare con dispositivi digitali e piegandola a nuove soluzioni funzionali ai processi di insegnamento-apprendimento, senza demonizzare lo strumento in sé, ma reinterpretandolo con lungimiranza pedagogica.

A distanza di anni provo a fare qualche riflessione riprendendo quel tema, oggi particolare oggetto di interesse fra i decisori politici (vedi il Piano Nazionale Scuola digitale) e chi ha a cuore il tema della formazione.

La didattica è sottoposta, per sua natura, a cambiamenti continui in base al mutare della società e delle forme di comunicazione, nel secolo scorso una lavagna ed un gessetto, oltre alla propria voce e naturalmente ai libri, erano gli unici strumenti utilizzabili e sembravano essere immutabili nel tempo, poi, in pochi decenni, tutto è cambiato in modo così repentino che la maggior parte dei colleghi è rimasta come basita, incredula, davanti ad una platea di adolescenti che, “navigando” su internet, ribaltava in un certo senso la prospettiva nel rapporto tra discenti e docenti, bravi quest’ultimi sicuramente nell’impartire le lezioni, ma spesso impacciati nel semplice uso di un cellulare. Questo aspetto mi pare rilevante perché alla base di una lezione c’è la totale fiducia da parte dei ragazzi nelle competenze del professore, se tale prospettiva s’incrina, anche il rispetto comincia a vacillare e la trasmissione del sapere paga il suo prezzo.

Arriviamo dunque al cuore del nostro ragionamento affrontando il tema pratico della didattica. Tutti noi docenti sappiamo che ogni disciplina non può prescindere da uno studio e da un’applicazione che fissi i cardini su cui si basa la disciplina stessa, il mezzo usato a tale scopo è però quanto mai vario. Se alla base dell’insegnamento sta la comunicazione, si possono parlare lingue diverse da parte di chi spiega e di chi impara?  Possiamo non conoscere o ignorare il linguaggio quasi unicamente usato dai nostri ragazzi se vogliamo indicare loro la via del sapere? Io credo che questa   strada non solo sia percorribile ma di grande interesse. L’utilizzo dei prodotti multimediali   arricchisce le lezioni in modo straordinario di materiali utili per tutti i docenti, nessuno escluso.

Nei manuali di didattica si legge che stimolando tutti gli organi sensoriali l’apprendimento è più efficace, pensiamo allora se riuscissimo a creare   suggestioni che sollecitano l’emotività, per esempio se un brano musicale o una rappresentazione teatrale irrompesse da uno schermo alla fine di una spiegazione su uno specifico tema. Per non parlare dell’utilizzo di immagini, giochi interattivi, ricostruzioni tridimensionali di edifici distrutti, ascolto di lezioni magistrali o visione di documentari, insomma l’aula stessa potrebbe essere ripensata come luogo di esplorazione del sapere e non solo come luogo di apprendimento passivo.

Per concludere , io credo che la scuola sia ancora l’unico luogo di formazione del cittadino e che il suo compito sia  fondamentale per la realizzazione di qualsiasi idea di società civile che voglia avere una base morale e culturale comune ed insieme competenze e professionalità, ma tale compito non può prescindere dalla  capacità di servirsi e piegare a tale scopo il linguaggio nella variabilità e molteplicità delle sue forme   unitamente allo sviluppo    di un adeguato senso critico che aiuti ad orientarsi nella marea d’informazioni  che il mondo di internet  offre in modo incontrollato.

Carmela Sutera Sardo


 

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