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Robotica educativa ai tempi del Coronavirus

Robotica educativa ai tempi del Coronavirus

Abstract

Si ripercorre l’esperienza della robotica educativa nel periodo del lockdown attraverso le ansie e le capacità inventive di una comunità educante che ha investito molto su un progetto educativo.

Come dimenticare quella sera del nove marzo del 2020 quando il Presidente del Consiglio appariva in televisione dicendo che non c’era più tempo, bisognava rinunciare tutti a qualcosa, cambiare le nostre abitudini per tentare di arrestare l’avanzata devastante di questo maledetto virus.

Io rientravo da poco in casa dopo avere ritirato dal negozio di componenti elettronici una nuova scheda che sarebbe servita per migliorare la “visione ottica” di uno dei robot della nostra scuola. Erano in pieno fermento i preparativi per le imminenti gare di selezione territoriali per le qualificazioni alla gara Nazionale Robocup Junior 2020, sezione rescue - line. Tale competizione mette a confronto rover che ,seguendo un percorso tortuoso segnato da una linea nera e pieno di detriti ed ostacoli, giungono in una zona di salvataggio recuperando le vittime sia vive e che morte.

Due team erano già pronti ma le rispettive macchine un pò meno, anche perché le regole della nuova competizione sarebbero state più stringenti e complesse.

L’ansia da prestazione e da riconferma del titolo di Campioni d’Europa 2018, Campioni d’Italia 2019 e terzi nel mondo a Sidney 2019, cominciava a crescere. Lo spirito del gioco di squadra come chiave dei successi fin lì ottenuti aveva lasciato un segno indelebile nel cuore dei campioni uscenti che, pur avendo ormai terminato il percorso scolastico, nonostante gli impegni universitari, non esitavano a tornare a dare il loro contributo da coach per addestrare ed incoraggiare le nuove leve. Il fine settimana erano sempre lì, anche dopo aver dato un esame: “Prof scusate il ritardo, ma all’esame mi hanno tenuto più del previsto e ho perso il pullman”.

Inutile dire che quel materiale elettronico è ancora nella mia borsa.

Già dalla mattina di quel fatidico nove marzo avevo avuto la sensazione che qualcosa di lì a poco sarebbe cambiato. Le notizie erano preoccupanti. Si parlava già della necessità di un “distanziamento sociale” e con il collega Alberico Abenante ci si aggirava nervosamente fra i tavoli del laboratorio esortando i ragazzi a tenersi ad un’opportuna distanza l’uno dall’altro.

Difficile da farsi in un laboratorio di robotica se lo si pensa nella sua accezione più autentica di ambiente di apprendimento in cui dare libero spazio, sia pur controllato dagli insegnanti, alla creatività alla comunicatività, alla disponibilità emotiva, all’apertura ,al senso del gruppo in un concerto di condivisione di idee ed emozioni che si concretizza sempre in prodotti finiti. Non semplici prodotti, asettici ed inerti ma quasi simbiotici con chi li ha creati, con chi finisce con considerarsi un tutt’uno con la propria creatura, parlandole ed esortandola ad andare bene, a non sbagliare. Oserei dire dunque che il “distanziamento sociale” si pone in netta antitesi con la robotica educativa che piuttosto si esprime efficacemente attraverso “l’avvicinamento sociale”.

Non sempre tutto va per il verso giusto o almeno non subito. Si prova e riprova, magari anche sbagliando, senza drammi e scoraggiamenti, perché dall’errore non si esce frustrati ma arricchiti e consolidati nelle competenze. Se quel motore e quel sensore non hanno funzionato se ne fa un’analisi ragionata sui loro principi di funzionamento. La lezione di fisica, elettronica o meccanica viene da sé per l’insegnante che, dopo aver spiegato, lavorato e magari anche sbagliato insieme ai sui studenti, finisce con raccogliere una gran mole di risultati e di elementi di valutazione. Inoltre le soddisfazioni arrivano quando, come Montessori diceva, “gli alunni stanno lavorando come se noi non ci fossimo”.

Ma tutto questo da quel nove marzo si fermava.

Seguivano i giorni delle lezioni a distanza delle video lezioni sincrone ed asincrone, dei programmi di simulazione: Tinkercad, Freeze.

Simulare a distanza, anche questo era possibile. Concentrarsi sul software piuttosto che sull’hardware per cercare di risolvere i problemi di un percorso tortuoso che i nostri robot avrebbero dovuto percorrere per andare a salvare vittime. Concentrarsi dunque sul ragionamento della costruzione del programma, mettendo da parte gli altri due aspetti intrinseci della robotica educativa: la materialità e l’emozione nella partecipazione alle gare che coinvolgono sempre tutti gli attori in un afflato emotivo singolare ed irripetibile.

Questo tipo di magia unica era certamente impossibile ricreare virtualmente. Ma qualcos’altro di magico era accaduto ugualmente. Scoprivo che ognuno aveva a casa un piccolo laboratorio attrezzato con Kit elettronici non certo per principianti.

Ecco che c’era chi realizzava un termo-scanner, chi un dispenser igienizzante con sensore ottico, chi perfezionava un dispositivo evita - ostacoli per non vedenti. C’era, inoltre, chi, da perfetto tecnico industriale prossimo al diploma, creava una centralina battezzata SM-Touch capace di misurare e segnalare la velocità, il numero di giri del motore, la temperatura ambiente e la tensione della batteria di un motore di un’automobile. Il display con l’ora, la data e il giorno; segnalazione di eventuali anomalie: mancanza d’olio e carburante, luci spente o batteria scarica. Il tutto in un alloggiamento autoprodotto con stampante 3D. “Prof durante il lockdown ho passato il tempo a realizzare questo”

 Per non parlare poi del collega Vittorio Del Colle che mi mandava le foto della sua mano robotica,

finalmente funzionante. E’ proprio in caso di dire che la passione per la robotica è simile a quella per una squadra di calcio il cui inno la definisce “una malattia che non va più via”.

Inutile descrivere le emozioni nel vedere in video queste cose.

Non tutto è dunque andato perduto in quel tempo sospeso.

Forse è stato più semplicemente un tempo diverso, dove ognuno a suo modo e nei modi più congeniali è riuscito a non spezzare quel filo di emozioni vissute concretizzandole, anche questa volta, in utili artefatti, nello spirito pieno e completo della robotica educativa.

 

Prof.ssa Eleonora Converti

Animatore Digitale e

Docente di Sistemi Automatici presso ITIS “E. Fermi” Castrovillari

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