Periodico delle Tecnologie dell'Informazione e della
Comunicazione per l'Istruzione e la Formazione
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Scienze ed altri saperi

L'informazione tra scienza, tecnologia e arte

Dopo le tre avanguardie storiche, futurismo dadaismo e surrealismo, il racconto artistico dell'innovazione ha perso da tempo non solo definitivamente il suo statuto di rappresentare un qualsiasi universo che sia oggettivo per tutti, ma ha anche accantonato parte della singolarità di alcuni fenomeni ottici, fisici o psichici unici, per far emergere meglio i tanti universi che si relazionano  in un hic et nunc (qui ed ora) attraverso i nuovi valori dinamici, linguistici e cognitivi che sono ormai raccordati in modo relativo alle scelte che fa un osservatore o un narratore-artista.

L'artista, in effetti, dall'inizio del Novecento dopo aver messo in discussione la tecnica della rappresentazione, ha ravvisato limiti anche nei suoi strumenti del rappresentare, e con essi ha sollevato dubbi sul modello del suo narrare per mezzo sia dell'espressione e sia della propria tecnica artistica, fino a gettare ombre sui fondamenti del suo stesso linguaggio.
Non a caso, nel secolo scorso, alcuni critici posero l'esperienza a fondamento dell'artistico (John Dewey), e da allora (1934), la stessa arte non ebbe più fondamento solo nella memoria di un'origine che andava ricercata dentro l'uomo; ma come aveva specificato meglio un altro filosofo europeo poco prima di quegli anni (1921), nel suo "Tractatus Logico-Philosophicus”, qualsiasi origine va ricercata nei modelli logico-linguistici che ogni singolo artista (e non) decide di utilizzare per raccontare gli eventi nei limiti del proprio mondo (Ludwig Wittgenstein). L'arte in qualche modo venne accomunata al linguaggio e alla rappresentazione attraverso modelli.

La scienza e la tecnica nel frattempo grazie ad Albert Einstein, a partire dal 1905 avevano già iniziato a porre le basi per formalizzare un nuovo linguaggio e con esso emerse un nuovo modo di "sentire", "vedere" e "conoscere" gli eventi e analizzare i fenomeni... in "modo relativo". Tra l'altro egli ebbe bisogno dell'ausilio di calcoli logico-matematici per correggere alcune imperfezioni di credenze sulla visione, come ad esempio successe con l'affermarsi della curvatura dello spazio-tempo cosmico, rispetto a una visione geometrica di rette euclidee applicata all'osservazione degli eventi cosmici. Non a caso le sue osservazioni si dimostrarono veritieri nel 1919, dopo che ebbe pubblicato i calcoli sulla relatività generale nel 1915.

Un nuovo rapporto si può dire che si era instaurato tra ricerca e osservazione scientifica e alcuni dispositivi di calcolo logico-matematici. Da allora furono costruiti sempre migliori e maggiori strumenti tecnici, o dispositivi, per osservare, come in questo caso, il cosmo. Ad esempio si sono costruiti dei dispositivi sensoriali per osservazioni telescopiche a radiazioni e a onde che apportano automaticamente gli aggiustamenti strutturali alle informazioni che giungono dai miliardi e miliardi di galassie di cui si crede oggi siano costellate le calotte celesti. L'occhio umano che osserva trova aiuto nei calcoli e nelle informazioni che provengono da radiazioni.

La grande rivoluzione scientifica einsteiniana è stata quella di aver collocato l'osservatore al centro della sua osservazione e con gli strumenti che egli utilizza nel suo ambiente di sperimentazione. Ecco che la relatività implicitamente riferisce non solo l'osservazione sperimentale ma anche i modelli che uno scienziato ha scelto per la sua osservazione scientifica. Queste scelte avvengono anche nel racconto artistico coevo.

Quello che qui si tenta di evidenziare solo per cenni è in che modo e come il sistema di conoscenze e di cognizioni finora acquisito dall'uomo si sta modificando grazie all'utilizzo del sistema delle informazioni (Teoria dell'informazione, Claude Shannon, 1948) e in che modo questo nuovo modo di relazionarsi con l'ambiente vicino e lontano ha inciso nella produzione di una nuova visione, utilizzando un nuovo linguaggio scientifico che ha inevitabilmente prodotto anche nuove forme d'arte.

L'utilizzare il bit, ovvero l'unità di misura dell'informazione nel linguaggio informatico, non è per il nostro sistema cognitivo solo un nuovo modello che velocizza la comunicazione. Esso presuppone, invece, almeno un nuovo modello di cosmo in cui accadono i fenomeni dello spazio-tempo; questi fenomeni poi possono essere osservati sia come eventi energetici e sia come strutture di masse organiche. Decidere di seguire un modello di osservazione fa escludere per ora l'altro. Inoltre, noi dobbiamo anche comprendere  il racconto dell' "artista" che ricorre ai nuovi strumenti di racconto dell'osservazione e della percezione dello spazio-tempo, del mondo subatomico, o dell'informazione genetica, etc.
Comunque l'artista utilizzando i nuovi dispositivi o i nuovi materiali assemblati da altri dispositivi può raccontare o argomentare artisticamente e contestualmente il proprio "sentire" i fenomeni di una nuova scienza fisica e psichica. Molti di noi critici credono che in questo consiste la produzione di una nuova forma d'arte. Essa deve necessariamente coinvolgere oltre che gli studi scientifici di base, anche gli studi fisiologici di quelli che oggi consideriamo sistemi biologici viventi (tra cui annoveriamo il sistema attuale umano) e in futuro anche quelli assemblati con il silice o la robotica.

Mario Costa qualche decennio fa auspicava che anche nell'arte fossero poste le seguenti distinzioni: arte della tecnica, arte della tecnologia e arte delle neotecnologie. All'arte della tecnica egli faceva corrispondere tutta quell'arte del passato e contemporanea che utilizza le tradizionali tecniche della composizione, come pennello e colori per i pittori, o martello e scalpello per gli scultori etc. All'arte della tecnologia egli faceva risalire l'utilizzo di dispositivi che consentivano nuove forme espressive artistiche, come ad esempio il dispositivo della macchina fotografica per l'arte della fotografia, o la cinepresa con la pellicola a impressione per l'arte cinematografica. All'arte neotecnologica, invece, appartengono tutti quei dispositivi di calcolo automatico che permettono di far stimolare e interessare la nostra attenzione per ricevere o scambiare informazioni nel nuovo universo telematico, dove tutto è traducibile nel linguaggio dei bit d'informazione.
Per quest'ultima forma d'arte tecnologica Costa ha anche auspicato di modificare il termine artista in "operatore estetico"; proprio per evidenziare quella frattura tra i vari modelli espressivi delle diverse forme di arti. A questo acuto autore, però, manca il collegamento coi cambiamenti linguistici fisici e cognitivi legati all'evoluzione scientifica e tecnica che ha attraversato tutto il Novecento, perché egli ha come fine l'affermazione di alcune locuzioni come "estetica della comunicazione", "sublime tecnologico", "blocco comunicante", "estetica del flusso" e la più recente "esternalizzazione tecnologica". È come se egli volesse ancora filosofeggiare "concettualmente" e non entrare nella struttura "comunicativa nuova" dove i messaggi sono considerati input o stimoli relativi, e per giunta mettono in connessione modelli cerebrali. Sono questi elementi nuovi che hanno indotto molti studiosi ad affermare che è in atto una evoluzione dell'umano senza precedenti. Per questo motivo, anche il termine "estetica della comunicazione" a mio giudizio è ancora poco corrispondente alle trasformazioni in atto, in quanto il "sentire" che si sta affermando attraverso stimoli sensoriali (o informazioni) raccolti da dispositivi di calcolo (come lo sono ad esempio i modem e il computer) trova i fondamenti in un linguaggio formalizzato attraverso l'elettricità, o la radiazione luminosa o i "quantum" di calore (etc.) del tutto nuovi, e che si trasmettono con canali, e che sono tutti traducibili nel linguaggio di calcolo informatico o dell'informazione grazie a dei dispositivi. Vi è anche una teoria in merito che si chiama dell'informazione, e che non solo studia i vari linguaggi informatici, ma ha prodotto da tempo una psicologia (Marvin Minsky, Sherry Turkle); inoltre, è risaputo, che per ogni campo scientifico innovativo diverso vi è un'unità di misura dell'informazione.
Ricordiamo, poi, che questa differenza nell'universo dell'artistico è stata lucidamente posta fin dal 1992 da un altro estetologo scomparso non molto tempo fa, Dino Formaggio.
Ciò che però conta, al di là di disquisizioni meramente teoriche, è che l'arte e la scienza possono essere riunificate in un unico modello sperimentale grazie all'informazione.
Dapprima va compreso però come il "sentire" artistico e l'osservare scientifico sono formalizzati o tradotti e trasmessi nel linguaggio dei messaggi-stimoli (Kurt Gödel, 1931).
Questo nuovo linguaggio è formalizzato solo successivamente con immagini e con concetti, ma prima ci sono i calcoli e la formalizzazione linguistica in imput energetici che comunemente chiamiamo informazioni o  stimoli. Per trasmettere questi linguaggi, come ho ricordato poc'anzi, si può utilizzare ad esempio la luce, l'energia elettrica, il calore o qualsiasi altro elemento conduttore che può far da tramite per il pass aggio di informazione. In questi codici l'uomo può tradurre anche qualsiasi messaggio scritto nel codice del linguaggio verbale o visivo umano.

Fu il filosofo, logico e matematico Kurt Gödel che nel 1931 pose le basi per gli attuali dispositivi di calcolo con cui oggi traduciamo calcoli logici in stimoli e poi anche in suoni, in immagini visive e in racconti recepiti dai nostri cinque sensi umani.
L'arte digitale, che include dalla computer art, alla web art, alla digital imaging, alla electronic literature, alla computer poetry, alla net art, alla musica elettronica, alla pixel art, etc., semplificando, non è altro che un arte che permette l'utilizzo dei dispositivi d'informazione per inviare messaggi di artisti o di operatori estetici.
Si abbia cognizione sempre, perciò,  che tutti i messaggi artistici nell'universo dell'informazione configurano relazioni in un ambiente relativo e in modo dinamico, e raramente vogliono rappresentare qualcosa ... (se non informare su quella evoluzione di relazioni che si produce e interagisce in un ambiente e che può essere presentata come una storia relativa perché emersa e recepita da un punto di vista da parte di un un osservatore che nel momento del rilevamento ha ricevuto le informazioni in un preciso luogo dello spazio-tempo).

Inoltre, il messaggio contenuto in un'informazione permette a un destinatario a cui giunge lo stimolo, di configurare relazioni dinamiche in movimento, mentre la rappresentazione rimane sul fondo, come un'organizzazione di un superato modo di procedere attraverso un simbolo, una figura, una immagine che ancora oggi per alcuni trasmette un messaggio universale.

 

Giuseppe Siano

Teorico dell’Arte

 

Note Bibliografiche

 

  • Einstein, L’elettrodinamica dei corpi in movimento, Elektrodynamik bewegter Korper, Annalen der Physik, 17, 891-921 (1905). Traduzione di  Antoci.[Annalen der Physik] 1905. Sul sito internet è scaricabile la traduzione al seguente indirizzo https://paginedinatura.wordpress.com/2013/05/27/la-relativita-negli-articoli-originali-tradotti/
  • Einstein, Un punto di vista euristico relativo alla generazione e trasformazione della luce -Il testo tradotto in italiano di Albert Einstein, Emissione e trasformazione della luce, da un punto di vista euristico, è tratto da Teoria dei quanti di Luce, Edizioni Newton Compton, 1976. Einstein, nel lavoro del 1905, che gli permise di ricevere il Premio Nobel per la fisica nel 1921, fornisce una spiegazione dei fatti sperimentali partendo dal principio che la radiazione incidente possiede energia quantizzata. Infatti, i fotoni che arrivano sul metallo cedono energia agli elettroni dello strato superficiale del solido; gli elettroni acquisiscono così l’energia necessaria per rompere il legame; in questo senso l’ipotesi più semplice è che il fotone ceda all’elettrone tutta l’energia in suo possesso. A questo punto, secondo Einstein, l’elettrone spenderà parte dell’energia per rompere il legame e parte incrementerà la sua energia cinetica che gli permetterà di arrivare in superficie e abbandonare il solido; da qui si può capire che saranno gli elettroni eccitati più vicini alla superficie ad avere la massima velocità normale alla stessa. Egli conclude che (1) l’energia degli elettroni uscenti sarà indipendente dall’intensità della luce emettente e anzi dipenderà dalla sua frequenza; e (2) che sarà il numero di elettroni uscenti a dipendere dall’intensità della radiazione.
  • Einstein, (Über die von der molekularkinetischen Theorie der Wärme geforderte Bewegung von in ruhenden Flüssigkeiten suspendierten Teilchen, articolo — Sulla teoria cinetico-molecolare del calore dovuta al movimento di particelle sospese in liquidi a riposo) [Annalen der Physik] 1905.
  • Einstein,  I fondamenti della Teoria della relatività generale, Die Grundlage der allgemeinen Relativitatstheorie, Annalen der Physik, 49, 769 (1916). Traduzione di S. Antoci.Sul sito internet è scaricabile la traduzione al seguente indirizzo:

          https://paginedinatura.wordpress.com/2013/05/27/la-relativita-negli-articoli-originali-tradotti/

  • Dewey, L'arte come esperienza, Firenze, La Nuova Italia, 1951. (1934)
  • Wittgenstein, Tractatus Logico-Philosophicus, trad. it. a cura di A.G. Conte,  Torino, Einaudi, 1989.
  • E. Shannon, A Mathematical Theory of Communication, Bell System Tecnica Journal, vol. 27, pp. 379–423 (luglio), 623–656 (ottobre), 1948. ripubblicato e ampliato insieme a Weaver, C. E. Shannon e Warren Weaver, The Mathematical Theory of Communication, Università dell’Illinois urbana Champaign, 1949; trad. it.: La teoria matematica delle comunicazioni, Milano, Etas Kompass, 1971.
  • Gödel, Über formal unentscheidbare Sätze der Principia Mathematica und verwandter Systeme, «Monatshefte für Mathematik und Physik», vol. 38, 1931, sta in Opere, vol. 1 (1929-1936), Torino, Bollati Boringhieri, 1999.
  • Costa, Dimenticare l'arte. Nuovi orientamenti nella teoria e nella sperimentazione estetica, Milano, Franco Angeli, 2005, Id, Arte contemporanea ed estetica del flusso, Vercelli, Mercurio Edizioni, 2010.
  • Più che di una psicologia le opere di M. Minsky sono caratterizzate da una vera e propria teoria sulla struttura mentale e sulla sull’organizzazione del pensiero nell’uomo e nelle macchine. Segnalo solo il suo libro più famoso La società della mente, Milano, Adelphi, 1989.
  • Turkle, segnalo solo il testo più famoso della psicologa americana, che collega le teorie psicoanalitiche all’uomo tecnologico, La vita sullo schermo, Apogeo Education, 2013
  • Formaggio, La «morte dell'arte» e l'Estetica, Bologna, il Mulino, 1983
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L’industria 4.0: la valorizzazione del capitale umano

Finora le rivoluzioni industriali del mondo occidentale sono state tre: nel 1784 con la nascita della macchina a vapore che ha permesso la meccanizzazione della produzione; nel 1870 con il via alla produzione di massa attraverso l’uso sempre più diffuso dell’elettricità, l’avvento del motore a scoppio e l’aumento dell’utilizzo del petrolio come nuova fonte energetica; nel 1970 con la nascita dell’informatica, dalla quale è scaturita l’era digitale destinata ad incrementare i livelli di automazione avvalendosi di sistemi elettronici e dell’IT (Information Technology). Quando tuttavia si parla di Industria 4.0 si intende, pertanto, l’avvento della quarta rivoluzione industriale, tutt’ora in corso, che è rappresentata da un modello di produzione e gestione aziendale basato essenzialmente sull’uso di nuove tecnologie digitali all’interno delle imprese. Secondo una definizione che ne dà il Mise, gli elementi che caratterizzano il fenomeno sono: “connessione tra sistemi fisici e digitali, analisi complesse attraverso Big Data e adattamenti real-time”. In altre parole: utilizzo di macchinari connessi al Web, analisi delle informazioni ricavate della Rete e possibilità di una gestione più flessibile del ciclo produttivo. Le tecnologie abilitanti, citate sempre dal Mise, spaziano dalle stampanti 3D ai robot programmati per determinate funzioni, passando per la gestione di dati in cloud e l’analisi dei dati per rilevare debolezze e punti di forza della produzione. L’industria 4.0 passa per il concetto di Smart Factory che si compone di 3 parti:

Smart production: nuove tecnologie produttive che creano collaborazione tra tutti gli elementi presenti nella produzione, ovvero: collaborazione tra operatore, macchine e strumenti. 


Smart Services: tutte le “infrastrutture informatiche” e tecniche che permettono di integrare i sistemi; ma anche, tutte le strutture che permettono, in modo collaborativo, di integrare le aziende (fornitore – cliente) tra loro e con le strutture esterne (strade, hub, gestione dei rifiuti, ecc.) 


Smart Energy:  tutto questo sempre con un occhio attento ai consumi energetici, creando sistemi più performanti e riducendo gli sprechi di energia secondo i paradigmi tipici dell'Energia sostenibile. 
Il cambiamento che stiamo vivendo ha una portata epocale. L’innovazione, specialmente in un tempo in cui tecnologie rivoluzionarie stanno penetrando sempre più la vita quotidiana, viene quindi vista spesso con diffidenza. Le innovazioni dell’industria 4.0 poiché incentrate sull’automazione e sulla riduzione del contributo umano, sembrerebbero condurre ad una inesorabile riduzione dei posti di lavoro. Tuttavia alle aziende serviranno delle figure specializzate in grado di fare consulenza e di gestire l’interazione tra le nuove tecnologie e il capitale umano dell’impresa. Senza dimenticare i posti di lavoro che si creeranno per gli esperti di sicurezza informatica a livello aziendale. Privacy, protezione dei dati e del personale saranno sempre più importanti e porteranno le aziende a investire sempre di più. D’altro canto restare al palo nella corsa all’innovazione è un rischio che, in un mondo che si evolve con ritmi sempre più serrati e nelle direzioni più varie, le imprese italiane, e ancor più le imprese del mezzogiorno, non possono permettersi di correre. La prospettiva con cui questa trasformazione deve essere vista non è dunque quella di una malsana rivoluzione che porterà alla scomparsa del lavoro umano e lo renderà definitivamente inutile, bensì come un’opportunità di rivalorizzazione del lavoro stesso: sarà la stessa disponibilità di lavoro umano generata dalla scomparsa dei vecchi mestieri a stimolare la capacità di crearne di nuovi. Tutti i grandi cambiamenti tecnologici avvenuti nel passato hanno suscitato perplessità e preoccupazioni sull’impatto che le macchine e i processi di automazione hanno sull’uomo. Le posizioni più scettiche sul tema del rapporto tra industria 4.0 e lavoro umano mettono in luce gli aspetti negativi di questo cambiamento paradigmatico soprattutto con riferimento alla preoccupazione che, l’innovazione dirompente comporti nuove forme di alienazione e nuove forme di disoccupazione tecnologica. Tuttavia, le aziende di oggi, operanti in mercati sempre più turbolenti e in rapido cambiamento, hanno ancora bisogno dell’apporto umano. Se nella vecchia fabbrica l’operaio svolgeva le sue mansioni in maniera noiosa, ripetitiva e parcellizzata, l’azienda di oggi, la fabbrica 4.0, richiede che i lavoratori siano propositivi, partecipativi e coinvolti. I lavoratori di oggi, grazie alle nuove sfide innovative, non vedono ridurre il proprio apporto all’interno dell’azienda, anzi, vedono crescere le proprie mansioni e le proprie responsabilità svolgendo compiti sempre più creativi e interessanti. La quarta rivoluzione industriale non si renderà responsabile del declino del lavoro umano ma darà ad esso nuova luce e nuova linfa creando lavoratori ancora più abili e più capaci: non solo industria 4.0 ma anche lavoratori 4.0. In questo nuovo panorama tecnologico risulta sicuramente fondamentale la formazione dei nuovi professionisti. Occorre pertanto potenziare il legame tra mondo dell’istruzione, università , ricerca e impresa per creare profili coerenti con ciò che il mercato richiede. L’aggiornamento, il rafforzamento, l’adeguamento dei dipendenti per riqualificare diverse professionalità e ridisegnare modalità lavorative deve essere il punto di partenza delle imprese che vogliono vincere la partita della nuova rivoluzione industriale. Formazione continua e costante per fornire competenze  che procedano di pari passo con i cambiamenti della fabbrica intelligente. Una trasformazione che deve riguardare tutti i livelli aziendali, dall’imprenditore all’impiegato, dall’operaio al manager. Accanto alle competenze digitali, alla capacità di lavorare con i dati , saperli leggere, analizzare e classificarli imprescindibili sono le skill comunicative, di creatività, di leadership, di relazione. Le scuole hanno infatti iniziato ad adattarsi alla nuova realtà creando percorsi di alternanza “scuola-lavoro”. Occorre infatti promuovere nella scuola e nel mondo del lavoro il concetto di competenze che devono avviarsi nel contesto scolastico e poi crescere e arricchirsi durante tutta la vita attraverso un apprendimento continuo consentendo di seguire e partecipare ai cicli di continuo cambiamento tecnologico, economico e sociale che caratterizzano sempre più l’evoluzione delle attività lavorative e le condizioni di vita di ciascuno.

Va in particolare sottolineata l’importanza che negli istituti tecnici e nei licei si sviluppino orientamenti verso l’ottenimento di competenze certificate che consentano una effettiva employability dei giovani aprendo le porte al lavoro 4.0, in grado di affrontare la grande sfida della diffusione delle tecnologie digitali in tutte le attività.

Tuttavia non bisogna pensare che l’avvicinamento dei percorsi formativi alle esigenze professionali del lavoro significa cambiare la missione centrale tradizionale della scuola nella formazione culturale e civile dei giovani, ma affiancare ad essa anche la preparazione ad attività professionali, soprattutto oggi in cui le tecnologie digitali e l’intelligenza artificiale consentono di aprire strade nuove alla creatività ed al lavoro di ciascuno.

La scuola deve pertanto rappresentare l’ambiente nel quale l’innovazione prende vita, partendo dalla didattica digitale che deve essere diffusa su tutto il territorio, evitando che si creino ‘periferie’ altrimenti destinate ad essere marginalizzate rispetto alla nuova economia digitale.

Bruno Meta

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Aspetti neurobiologici della dipendenza da internet

La dipendenza da Internet può essere correlata con alterazioni dell’integrità del cervello? Vista la diffusione sempre crescente dell’uso eccessivo e “patologico” della rete, soprattutto tra gli adolescenti, diversi gruppi di ricerca in tutto il mondo, stanno indagando sulla possibilità di cambiamenti strutturali e funzionali del cervello associati a tale abuso. I risultati che stanno emergendo sembrano confermarlo e non sono, quindi, certamente incoraggianti. Ci soffermeremo su due studi che risultano particolarmente interessanti ed in qualche modo decisivi nel confortare l’ipotesi di partenza. Il primo arriva dalla Cina, condotto da Lin F e altri,1 ed ha messo in evidenza la perdita di integrità della sostanza bianca in soggetti con disturbo da dipendenza da internet. Per tale studio i ricercatori hanno utilizzato il Tensore di Diffusione, una tecnica di risonanza magnetica non invasiva, che indaga sulla diffusione delle molecole d’acqua nel cervello, in particolare nella sostanza bianca. Quest’ultima è costituita da fasci di fibre e comprende gli assoni dei neuroni ricoperti da mielina.

Diciassette soggetti con diagnosi di dipendenza da internet di età compresa tra 14 ei 24 anni e 16 soggetti controllo, cioè non dipendenti, di età compresa tra 15 e 24 anni, hanno partecipato a questo studio. Tutti i soggetti sono stati sottoposti a sei questionari differenti per valutare l’eventuale dipendenza dalla rete.

I risultati hanno reso evidente che i soggetti con dipendenza da internet mostrano una ridotta diffusione delle molecole d’acqua nella sostanza bianca rispetto ai soggetti non dipendenti. Tutto ciò è indice di una non integrità delle fibre in diverse aree del cervello quali l’area orbito-frontale, la corteccia cingolata anteriore, le fibre commessurali del corpo calloso, la capsula interna ed esterna. Inoltre, il deficit d’integrità è stato più alto nei soggetti con una maggiore dipendenza da Internet.

Nell’immagine viene evidenziato in rosso una delle aree dove risulta ridotta l’integrità della sostanza bianca.

Considerando la corteccia orbito-frontale, questa è legata alla capacità di controllo di alcuni aspetti della personalità e alla capacità decisionale. La corteccia cingolata anteriore ha funzioni nel controllo cognitivo e nell’elaborazione emotiva, nell’empatia e nel controllo degli impulsi. Quindi, alterazioni di queste aree del cervello potrebbero essere messe in relazione con i sintomi e i comportamenti, ormai descritti ampiamente in letteratura, presenti nei soggetti dipendenti da internet. Ma ciò che risulta allarmante è che diversi studi sempre condotti con la stessa tecnica di risonanza magnetica, hanno dimostrato come soggetti dipendenti da alcool, da cocaina o da eroina evidenziano anomalie nell’integrità della sostanza bianca proprio nella corteccia orbito-frontale e nella corteccia cingolata anteriore2,3,4,.

I dati prodotti dai ricercatori cinesi sono preliminari e, ovviamente, lasciano spazio ad un percorso che conduca ad ulteriori e più decisivi risultati; deve essere accertato, per fare un esempio, se la ridotta integrità della sostanza bianca sia dovuta all’uso eccessivo di internet ovvero sia alla base dello sviluppo della dipendenza. Un altro limite importante è il ridotto numero di soggetti in esame, ed è quindi auspicabile il ricorso ad un campione più numeroso.

Un secondo studio, pubblicato su Journal of Biomedicine and Biotechnology, è stato condotto da un gruppo di ricercatori coreani che hanno focalizzato la loro ricerca sul trasportatore della dopamina (DAT) nel sistema nervoso centrale a livello dello striato5. Lo studio ha coinvolto cinque soggetti con dipendenza da internet e nove controlli.

La dopamina è un neurotrasmettitore cioè una molecola che media la trasmissione degli impulsi tra i neuroni. Essa svolge importanti funzioni a livello cerebrale infatti ha un ruolo nel comportamento, nella regolazione dell’umore, nella sensazione di euforia, nel sentimento di punizione e di soddisfazione ecc.

La dopamina viene rilasciata nello spazio sinaptico dal neurone presinaptico, e agisce legandosi al suo recettore presente sulla membrana del neurone postsinaptico scatenando una risposta. La dopamina viene poi ricaptata dal trasportatore della dopamina (DAT) presente sulla membrana del neurone presinaptico. Questo processo di ricaptazione è fondamentale per porre fine all’eccitamento del neurone postsinaptico.

Gli studi dei ricercatori coreani hanno evidenziato un livello di espressione diminuito di DAT nei soggetti dipendenti da Intenet. Questo causa una elevata concentrazione di dopamina nella zona sinaptica a cui si associa un aumento dell’euforia e del senso di gratificazione. I livelli di DAT sono alterati anche in soggetti dipendenti da cocaina6. Tuttavia, elevate concentrazioni di questo neurotrasmettitore nello spazio sinaptico, come dimostrano dati in letteratura, causano danni ai neuroni dopaminergici. In poche parole a lungo andare i neuroni di degradano perché sovraeccitati.

 L’uso della rete che quotidianamente ci permette di spalancare gli occhi sul mondo e ci arricchisce di conoscenze, nasconde delle insidie da non sottovalutare. Ciò che costatiamo ogni giorno empiricamente, cioè l’utilizzo quantitativamente e qualitativamente scorretto di internet accompagnato da manifestazioni come apatia o scarsa tendenza relazionale o addirittura isolamento dalla realtà, sembrano essere sempre più confermati e sempre meglio giustificati dalla ricerca scientifica.

Antonella Loiacono

Riferimenti Bibliografici

  1. Lin F, Zhou Y, Du Y, Qin L, Zhao Z, Xu J, Lei H. Abnormal White Matter Integrity in Adolescents with Internet Addiction Disorder: A Tract-Based Spatial Statistics Study. PLoSOne. 2012;7(1):e 30253. doi: 10.1371/journal.pone.0030253. Epub 2012 Jan 11.
  2. Harris GJ, Jaffin SK, Hodge SM, Kennedy D, Caviness VS, et al. (2008) Frontal white matter and cingulum diffusion tensor imaging deficits in alcoholism. Alcohol Clin Exp Res 32: 1001–1013.
  3. Romero MJ, Asensio S, Palau C, Sanchez A, Romero FJ (2010) Cocaine addiction: diffusion tensor imaging study of the inferior frontal and anterior cingulate white matter. Psychiatry Res 181: 57–63.
  4. Liu H, Li L, Hao Y, Cao D, Xu L, et al. Disrupted white matter integrity in heroin dependence: a controlled study utilizing diffusion tensor imaging. Am J DrugAlcoholAbuse. 2008;34:562–575.

    5. Hou H, Jia S, Hu S, et al. Reduced Striatal Dopamine Transporters in People with Internet Addiction Disorder.           Journal of Biomedicine and Biotechnology. Volume 2012, Article ID 854524, 5 pages

  1. Crits-Christoph P, Newberg A, Wintering N et al. Dopamine transporter levels in cocaine dependent subjects. Drug Alcohol Depend. 2008. Nov 1;98 (1-2):70-76
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Un fenomeno poco conosciuto: il bullismo in rosa

Il comportamento aggressivo è stato per lungo tempo considerato tipicamente maschile, infatti, fino agli anni’70 la maggior parte degli studi sul bullismo hanno tralasciato le donne  sulla base della presunzione che le stesse non avessero la medesima aggressività.

La cronaca recente smentisce tale impostazione: oggi infatti, il fenomeno è in netta controtendenza e sono in aumento i casi che vedono le donne protagoniste di atti di bullismo.

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