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Rivista ICTEd Magazine

Domotica e Smart Home: cambiano i tempi, cambia il modo di vivere la nostra casa

Domotica e Smart home: cambiano i tempi, cambia il modo di vivere la nostra casa

di Eleonora Converti

 

Abstract - La domotica, come sinonimo di casa intelligente, realizza l’integrazione dei dispositivi elettronici e di comunicazione presenti nelle nostre abitazioni al fine di migliorare la qualità della nostra vita. Come branca dell’Internet of things la Smart Home offre nuove e suggestive opportunità. Innovazione, passione e competenza nelle applicazioni sulla domotica realizzate all’ITIS “Enrico Fermi” di Castrovillari.

Cos’è la domotica?

Integrazione è la parola più adeguata a descrivere la caratteristica di questa scienza che studia i modi di realizzazione di una connessione intelligente dei dispositivi elettronici, degli elettrodomestici, dei sistemi di comunicazione e controllo presenti nelle nostre abitazioni al fine di migliorare la qualità della vita. Dalla scomposizione del termine domotica (dal fr. domotique, comp. del lat. domus «casa» e (informa)tique «informatica»), si evince che in essa concorrono discipline quali l’ingegneria, l’elettrotecnica, l’elettronica, le telecomunicazioni, l’architettura, il design.

Cosa si può fare con la domotica?

Con la domotica è possibile la gestione integrata degli impianti presenti in una casa: riscaldamento e comfort ambientale; illuminazione e apparecchi elettrici; sicurezza elettrica (security e safety); impianti audio-video; comunicazioni e trasferimento dati. Mediante un opportuno cablaggio dell’impianto elettrico, è possibile realizzare degli scenari domotici che consistono in un insieme di operazioni svolte sequenzialmente attuate con un solo comando. Oltre gli scenari personalizzati che soddisfino le proprie esigenze di comfort e creatività, quelli tipici sono:

  • scenario risveglio: alzare le tapparelle, impostare la temperatura desiderata, scaldare l’acqua in bagno mentre la macchinetta del caffè è in funzione ed il cornetto si sta riscaldando nel microonde
  • scenario relax: le tapparelle si abbassano, diminuisce l’intensità delle luci, la temperatura aumenta un po’ e si accende l’impianto stereo con la musica preferita
  • scenario cena: si accendono le luci e si aumenta un po’ la temperatura in sala da pranzo e si spengono le luci in tutte le altre, si accende il forno con il programma desiderato, si imposta l’allarme di sicurezza nelle altre stanze.
  • scenario notte: invece di fare il giro della casa per spegnere le luci, abbassare le tapparelle, spegnere i caloriferi, chiudere il portone di casa, inserire l’allarme, è possibile fare tutto questo con un solo comando.

 Installazione di un sistema domotico

La figura del system builder o system integrator è quella di un esperto in scenari domotici in grado non solo di proporre prodotti specifici e soluzioni mirate ma anche di risolvere le eventuali problematiche legate alla complessità dell’impianto domotico. Le competenze richieste riguardano la localizzazione ed installazione del Quadro Tecnico di Distribuzione Domotico (QTDD), dei touch point e della consolle domotica, il cablaggio delle apparecchiature e la programmazione a livello di distribuzione delle linee di segnale e di comando. Il mezzo trasmissivo più comunemente usato per mettere in comunicazione i componenti di un impianto domotico è il sistema a bus, tipicamente un cavo in rame twistato (a doppino schermato). Nell’ambito di un bus i dispositivi (attuatori e sensori) vengono posti tutti in parallelo, ognuno dotato di un indirizzo univoco. La trasmissione delle informazioni avviene mediante telegrammi, gruppo di byte che viaggia nel bus organizzato con una sintassi ben precisa, ossia un protocollo.

L’informazione acquisita attraverso i sensori (termostato, rivelatore infrarossi, sensore luminosità, umidità) viene messa a disposizione di tutti gli impianti realizzando così un sistema integrato.

La differenza tra impianto tradizionale e impianto domotico viene evidenziata attraverso un semplice esempio. Per accendere una lampada da due punti e da tre punti ossia per passare da una deviata a un’invertita occorre una sostanziale modifica del cablaggio (figura1).

Ciò non avviene nell’impianto domotico dove l’aggiunta di un punto di comando richiede l’aggiunta del solo collegamento al bus (figura 2).

 

Casa Domotica e Smart Home

Le funzionalità integrate della casa domotica e le opportunità di comfort e benessere offerte sono legate alla necessità di un cablaggio fisico e di un passaggio di cavi in impianti esistenti o nuovi. Ciò aumenta le dimensioni del quadro, la quantità di tubazioni e la necessità di utilizzare un’adeguata morsetteria con una corretta nomenclatura dei cavi e delle utenze. Le fasi di realizzazione dovranno essere costantemente seguite da un elettricista sotto la guida si un system integrator.

Ecco perché ultimamente il termine Domotica sta cedendo sempre più il passo a quello anglosassone di Smart Home, riferendosi ad una branca dell’ Internet of Things caratterizzata dalla connessione in rete e dalla presenza di nuove e suggestive caratteristiche, come i comandi vocali.

La trasmissione senza fili presenta il vantaggio di una  notevole rapidità di installazione. Essa può avvenire con diverse tecnologie:

  • L’infrarosso che realizza una comunicazione di tipo direzionale che richiede cioè un contatto a vista tra i dispositivi (ricevitore emettitore) non essendo tale radiazione in grado di attraversare i muri.
  • Il bluetooth che permette la comunicazione senza fili, a corto raggio e a basso consumo di apparecchi elettronici diversi fra loro.
  • Il Wi-fi mediante il quale i dispositivi possono collegarsi a reti locali senza fili (WLAN). È necessario l’uso di access point in grado di ricevere segnali wireless e inoltrarli ai relativi dispositivi di rete (hub/switch o router).

Una smart home può essere realizzata in vari modi. Fra questi l’utilizzo di speciali  relè multifunzione a tecnologia bluetooth crittografata a 128 bit che garantisce maggiore 

sicurezza rispetto al Wi-fi. Tali relè vengono inseriti nell’impianto elettrico in modo da accendere e spegnere, regolare le luci  e comandare le tapparelle, controllare i consumi elettrici della casa o di singoli elettrodomestici con uno smartphone. La presenza di un gateway consente, inoltre, il collegamento delle periferiche alla rete domestica (LAN) e a internet in modo da essere comandati anche da remoto. Questi speciali router sono quasi sempre compatibili con gli ormai diffusi assistenti Google e Amazon i cosiddetti smart speakers.

Recentemente l’uso in modalità Hub di economici e potenti dispositivi come il single board computer Raspberry Pi (abbreviazione di Python Interpreter), unitamente a software dedicati come Home Assistant, hanno dato il via ad un utilizzo “fai da te” della domotica sempre più diffuso ed economico. Le prestazioni molto efficaci di questa potente scheda elettronica, affacciatasi sul mercato nel 2012, richiedono, tuttavia, competenze adeguate da parte di una fascia non proprio estesa di appassionati del campo, specialmente per quanto riguarda l’installazione e la configurazione del software del sistema.

Sette anni prima di Raspberry, un microprocessore integrato, denominato Arduino, comprensivo di periferiche (entrate, uscite ed interfacce) che prendeva il nome da un bar frequentato dai suoi inventori, ha aperto orizzonti nuovi in ambienti scolastici ed universitari prestandosi ad una moltitudine di interessanti esercitazioni anche nel campo della robotica e della domotica. In quest’ultimo caso la versione standard di Arduino deve essere ampliata tramite interfacce aggiuntive dette shields per il controllo e il comando di carichi di potenza quali luci e motori.

Nell’Istituto “E. Fermi” di Castrovillari tale scheda ha ispirato la realizzazione di numerosi progetti che hanno visto impegnati nel corso degli anni gli studenti del Corso di Elettrotecnica ed Elettronica.

A lato è riportata l'immagine del prototipo di smart home realizzato dall’alunno Fulvio D’Atri e presentato durante la prova orale dell’esame di stato nell’anno scolastico 2018-2019. Il nostro alunno, già campione d’Italia e d’Europa nelle precedenti competizioni di Rescue Line di Robotica, non ha mancato di stupire con la sua bravura e competenza nell'installazione di impianti di illuminazione, allarme, temperatura, gas e fumi e infissi su un prototipo di legno di una casa domotica. Il progetto consiste nella realizzazione di un’architettura centralizzata che vede un Raspberry PI 3, funzionante da centralina, collegato con due Arduino Mega, in funzione di concentratori, che comunicano con trasduttori ed attuatori. La trasmissione avviene mediante il sistema di protocollo i2C bus. Il comando da remoto è stato realizzato programmando i “bot” (programmi utilizzabili come chat) dell'App di messaggistica Telegram e utilizzando la libreria Telepot.

  

Eleonora Converti

Docente di Sistemi Automatici e

Animatore Digitale

ITIS E.Fermi Castrovillari (Cs)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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IL PENSIERO COMPUTAZIONALE NEL CURRICOLO VERTICALE: l'esperienza del Tecnologico di Vibo Valentia

di  M. Gramendola, O. Passarelli, A. Salvia

 

Una risposta al dibattuto tema educativo che sovrasta i pensieri e le azioni di genitori ed educatori: tecnologia sì - tecnologia no. L' esperienza dell'IIS ITG e ITI di Vibo Valentia ha evidenziato l'esistenza di un insieme intersezione, da intendersi come area di interesse comune tra adolescenti (13 anni) e giovani diplomandi (18 anni), tra due generazioni che hanno, obiettivamente, rapporti diversi con la tecnologia, ma che si sono incontrate nel code gaming.

"Non comprate un nuovo videogame: fatene uno. Non scaricate l'ultima APP: disegnatela. Non usate semplicemente il vostro telefono: programmatelo" ( B. OBAMA), questa è l'idea che ha ispirato il percorso formativo che gli alunni in uscita dal TECNOLOGICO di Vibo Valentia hanno vissuto e promosso in prima persona, dedicando le competenze acquisite agli alunni in uscita dalla secondaria di primo grado degli istituti della città.

 

In squadre da otto, i futuri tecnici informatici hanno "insegnato" ai giovani "app…rendisti", in moduli di sei ore per classe, come realizzare videogiochi di qualità, con una grafica evoluta e direttamente fruibili sulle consolle di ultima generazione. Nel perseguire quella che solo apparentemente sembra una semplice attività ludica, ovviamente sostenuta dalla tecnologia che è il terreno comune su cui si basa l'esperienza e dal quale non si può prescindere visto il suo carattere pervasivo, i giovani allievi hanno sviluppato il pensiero computazionale, inteso come capacità di risolvere problemi in modo creativo ed efficiente. Inutile evidenziare le metodologie didattiche innovative: compaiono tutte, inserite in un ambiente di apprendimento altrettanto innovativo, non in termini di spazio fisico, ma di relazioni, stimoli, input comunicativi e assenza di ruoli precostituiti.

Dal peer to peer, al cooperative learning, al gaming passando per il problem solving, l'iter metodologico è stato seguito e sperimentato con successo e partecipazione. Da un'esperienza dell'anno scolastico 2018/2019, che ha visto coinvolta un'unica squadra di otto studenti-formatori e un unico istituto di Vibo Valentia, su sollecitazione degli stessi studenti in uscita dell'indirizzo INFORMATICA E TELECOMUNICAZIONI, nasce la decisione di estendere da un lato l'opportunità formativa a tutte le scuole secondarie di primo grado della città, dall'altro di considerare il percorso all'interno dell'esperienza PCTO      (ex ASL), vista la valenza delle competenze in uscita che i ragazzi avrebbero acquisito. Dai monitoraggi finali è emerso che più del 50% degli alunni "app…rendisti" è riuscito a realizzare videogiochi semplici o mediamente complessi dimostrando come, in totale libertà creativa, sulla base di principi di programmazione orientata agli oggetti e guidata da eventi, sia possibile, in sole sei ore, "fare un videogame", non subirlo o peggio esserne fagocitati.

L'approccio didattico innovativo del Service Learning sta nella consapevolezza acquisita dai formatori che l'apprendimento servizio ha reso evidenti la capacità di trasmettere conoscenze e competenze, nonché la vis formativa dell'informatica: ciò si è rivelato un valore aggiunto per le scuole del territorio, un servizio appunto di orientamento per adolescenti che hanno capito come servirsi della tecnologia e, in singoli casi, come esplicitare i propri talenti.

La prospettiva futura è il coder dojo: una palestra di programmazione, gratuita e aperta al territorio. L' idea di condividere la passione per il coding e di rendere alunni e docenti "mentor" degli apprendisti "ninja digitali" si pone come input per l'intera comunità verso lo sviluppo del pensiero computazionale inteso come capacità e possibilità di risolvere problemi destrutturandoli e scomponendoli.

I feedback positivi giunti, sia dagli educatori-adulti volontariamente estranei all'esperienza educativa-formativa se non per attività di coordinamento, sia dagli attori protagonisti del percorso, confermano l'efficacia dell'azione e la presa di coscienza delle proprie attitudini: "Prof., dopo questa esperienza, ho capito che voglio fare l'insegnante", Christian V E IIS ITG e ITI Vibo Valentia indirizzo INFORMATICA e TELECOMUNICAZIONI.

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IIS “E. Ferrari”: uso delle TIC sulla piattaforma eTwinning

a cura di Valentina Fera (docente referente eTwinning)

Abstract

Gli studenti sono stati guidati in un processo di co-crezione   e ri-costruzione  creativa della conoscenza sfruttando contemporaneamente i codici dei vari  linguaggi.

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L’Istituto d’Istruzione Superiore “Enzo Ferrari”, riconosciuto eTwinning School dall’unità Europea eTwinning, fa parte di quelle scuole considerate pioniere e leader nella pratica digitale, pratica di eSafety, processi pedagogici innovativi, promozione dello sviluppo professionale degli insegnanti e promozione di pratiche collaborative di apprendimento. Il “Ferrari” vede un gruppo nutrito di eTwinners ed ha ricevuto diversi riconoscimenti nazionali ed europei per i progetti collaborativi svolti con altre scuole europee che si realizzano attraverso questa piattaforma informatica che coinvolge docenti, studenti, genitori, dirigenti scolastici e personale scolastico.

Nel momento in cui si prende parte ad un gemellaggio elettronico, la piattaforma apre uno spazio virtuale chiamato Twinspace all’interno del quale docenti e studenti lavorano alle varie fasi del progetto grazie ad una didattica più attuale, innovativa, vicina ai bisogni degli studenti.

Tra i progetti che hanno ricevuto recentemente un certificato di qualità, il progetto “Good Practices of Democracy” è stato premiato a ottobre 2019 sia a livello nazionale che europeo per aver “coinvolto diversi paesi, in attività di riflessione e scambio sul tema della democrazia.  Il percorso, modulato per due indirizzi di studio, si è articolato in diverse fasi: presentazioni, interviste, produzione di un logo, mostra fotografica e canzone attivando gli studenti nella ricerca, attraverso frequenti compiti di realtà, trasformandoli in fotografi e creativi […]”.

L’uso della tecnologia è stata di grande importanza per l’insegnamento e l’apprendimento attraverso le varie funzioni che offre la piattaforma ed ha avuto un impatto fondamentale per la buona riuscita del gemellaggio elettronico con Romania, Serbia e Turchia.  Lo scambio tra partner, oltre ad essere avvenuto sul diario di bordo del progetto, si è svolto anche attraverso le Google Apps For Education per esempio Google Drive per lo scambio di documenti tra partner, Google Moduli per realizzare sondaggi online come la scelta del logo di progetto o ancora l’app Google Jamboard  basata su Google Cloud,  una lavagna bianca virtuale sulla quale gli studenti possono lasciare in tempo reale le loro considerazioni, disegnare o scrivere a mano libera e comunicare con i compagni dai propri tablet o da un browser web garantendo la possibilità di strutturare meglio i momenti collaborativi e di condivisione e agevolando i lavori di gruppo.  Oltre a software per la realizzazione di semplici video o programmi di grafica per realizzare un logo o uno slogan, si è utilizzato YouTube come archivio di video realizzati a scuola (i video possono essere caricati sulla piattaforma tramite questo canale) ma anche per far visionare sulla LIM materiali multimediali ed interattivi di approfondimento/integrazione rispetto a quelli tradizionali.

eTwinning, riparte il corso online per principianti della piattaforma |  Erasmusplus

La didattica digitale ci fornisce una serie di strumenti per svolgere tasks semplici in modo creativo.  Uno degli strumenti che sono stati utilizzati per la presentazione degli studenti alle scuole partner è il Padlet, una webapp per pc, tablet e smartphone utilizzabile dopo una semplice registrazione che si presenta come un muro/wall virtuale condiviso con altri studenti dove si possono inserire post, link, immagini, contenuti digitali che possono essere commentati garantendo così l’interazione tra studenti e salvaguardando la privacy grazie alla possibilità di scegliere se renderlo visibile solo a chi lo realizza o anche ad altri. Si è spesso utilizzata la logica del BYOD acronimo di “bring your own device” per la didattica tramite eTwinning, per esempio nella partecipazione a giochi “condivisi” come la creazione del proprio avatar ed a seguire la composizione di un Jigsaw puzzle per creare una classe virtuale con i compagni stranieri. A conclusione del progetto si sono realizzati un blog e un ebook consultabili online contenenti tutti i lavori svolti.

Scopri

Un altro gemellaggio elettronico che  ha visto protagonista l’uso delle T.I.C. è il progetto “Sustainable poetry” ( in gemellaggio con Svezia, Serbia, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Italia, Portogallo,  Romania, Spagna, Turchia, Ucraina, Albania, Ungheria). Dopo una prima fase di creazione di poesie/riflessioni sull’Agenda 2030, che prevedeva prendere carta e penna e dar voce alla creatività con disegni, bozze e sperimentazioni delle varie forme di poesie, si sono creati contenuti multimediali. Gli studenti sono stati guidati in un processo di co-crezione utilizzando diversi programmi di grafica dando vita così ad una costruzione creativa della conoscenza sfruttando contemporaneamente i codici di più linguaggi. Gli studenti hanno preso parte ad uno scambio di lettere utilizzando Gmail e a meeting online tramite Skype. In questo gemellaggio, oltre alle varie tecnologie per la didattica si sono utilizzati i Social Media per la disseminazione del progetto in particolar modo Facebook, risultato un valido strumento che permette la visibilità (quindi, la condivisione) delle esperienze realizzate e strumento di documentazione dell’attività didattica utile per attività cooperative. L’istituto ha infatti organizzato un evento su Facebook che si è svolto interamente online in occasione della Giornata Mondiale della Poesia che si celebra il 21 marzo. L’evento si è svolto in un periodo non facile a causa dell’emergenze Covid-19 e grazie alle tecnologie per la didattica la scuola ha garantito non solo il diritto allo studio, attivandosi con la didattica a distanza, ma anche la socializzazione con studenti e famiglie. A conclusione dell’evento,  si è realizzato insieme alle scuole partner un blog in Wordpress, un software open source che si può utilizzare facilmente, e gratuitamente, per creare siti web, blog e forum. Inoltre, si è creato un ebook consultabile online contenente i lavori degli studenti appartenenti ai Paesi partecipanti.

Oltre a favorire una didattica maggiormente inclusiva, eTwinning mira a potenziare lo sviluppo delle competenze digitali esercitando le proprie capacità critiche e sviluppando maggiori competenze linguistiche e trasversali. La piattaforma permette infatti a docenti e studenti di formarsi imparando a condividere il proprio lavoro attraverso la sperimentazione di modalità all’avanguardia e di sviluppare una grande capacità di collaborazione.

 

                                                Prof.ssa Valentina Fera (docente  di inglese e referente eTwinning)

Istituto d’Istruzione Superiore “Enzo Ferrari” Chiaravalle

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TECHNOCLIL - “Discovering Plants”

di Ippolita Gallo

 

ABSTRACT

 

I bambini della Scuola Primaria apprendono in modo olistico e maturano consapevolezza circa i contenuti  declinati in classe solo se  mediati dall’esperienza diretta e dal coinvolgimento emotivo.

 

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 Durante l’anno scolastico 2018/2019, le docenti di Inglese e di Scienze della classe 4A Villaggio Scolastico del Primo Circolo Didattico di Castrovillari (CS) hanno attivato un Laboratorio CLIL, per l’insegnamento in lingua straniera di una disciplina non linguistica (scienze) secondo la metodologia CLIL (Content and Language Integrated Learning).

La messa in atto dell’approccio metodologico CLIL ha rappresentato un momento formativo laboratoriale improntato sulla didattica Costruttivista e l’innovazione Tecnologica in ottemperanza a quanto previsto dal Piano Nazionale Scuola Digitale.

E’ stato attivato un percorso   incentrato su situazioni comunicative reali, volte a far acquisire conoscenze e a costruire competenze sulla base degli input forniti dalla disciplina curricolare: le Scienze.

Durante tutto il percorso educativo-didattico  si è fatto inoltre  ricorso a risorse online  al fine di creare una classe virtuale sulla piattaforma WESCHOOL,un ambiente  di facile fruizione da parte degli alunni  e contesto di  interazione strutturato.

 

In classe la docente di Lingua Inglese, ha consentito agli alunni di utilizzare i devices tecnologici personali, promuovendo così la pratica del BYOD/BYOT per fruire di CDD (Contenuti Didattici Digitali).

La disciplina Scienze è stata articolata in attività esperienziali concrete supportate da  elementi visivi online ed offline  e da un linguaggio pertinente ai contenuti declinati in lingua inglese.

 

Il modulo didattico CLIL attivato nella classe 4 A ha  così consentito:

  • l’integrazione di tutte le 4 C del CLIL ( Content, Communication, Cognition, Culture) in ogni fase del percorso;
  • strategie adeguate di supporto all’apprendimento ( scaffolding) e alla produzione;
  • attività (tasks), atte allo sviluppo della metacognizione;
  • OUTPUT comprensibile e ricco, che ha permesso l’acquisizione di competenze legate alle discipline coinvolte e di competenze sociali e civiche (Cittadinanza e Costituzione).

Il project work è stato presentato all’evento OPEN DAY del 12 Gennaio 2019.[1]

 

 

 

Ippolita Gallo

Docente curriculare specialista Lingua Inglese

Componente Equipe Formativa Territoriale PNSD Calabria)

 

[1] http://ippolitagallo.wixsite.com/pnsd-1cd/technoclil-discovering-plants

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“Il futuro in un’aula”

Un setting di lavoro innovativo … per il  futuro della nostra comunità.

 

Un netto cambio di passo nel processo di adeguamento alle nuove metodologie della didattica si registra presso L’istituto Comprensivo G. Bianco di Sersale guidato dal DS Roberto Caroleo. L’inaugurazione della nuova aula 3.0 “Steve Jobs”, così denominata a seguito di un referendum promosso dagli alunni dell’istituto, ha determinato una accelerazione dei processi di innovazione  che si incardinano coerentemente  nelle azioni declinate dal Piano Nazionale Scuola Digitale.

La presenza di una aula dotata di alta tecnologia e di arredi flessibili risponde ad una moderna concezione di fruizione degli spazi, consentendo alla comunità professionale docente di potere svolgere in un setting di lavoro funzionale, una serie di attività ludico-didattiche che hanno una ricaduta completamente diversa, e sicuramente più incisiva, sui ragazzi e su tutta la comunità scolastica.

Negli ultimi mesi, nel nostro istituto sono stati organizzati una serie di eventi, manifestazioni, incontri e microseminari, che hanno focalizzato l’attenzione sul connubio funzionale  tra l’utilizzo delle tecnologie della comunicazione e dell’informazione  e una didattica imperniata sul discente e sulle competenze co-costruite.

Tra le più significative azioni  progettuali avviate si sottolineano alcune tra le più rilevanti attività declinate all’interno di percorsi  progettuali specifici:

  • progetto “Area a rischio”, dedicato agli alunni della scuola primaria;
  • progetto “Acqua_un bene da difendere”, che ha impegnato i ragazzi delle classi seconde della secondaria primo grado;
  • progetto di matematica finanziaria in collaborazione con la Banca d’Italia Global Money Week.

Trovano inoltre casa nell’aula 3.0. anche lezioni mono e multidisciplinari, nelle quali, in modo particolare, vengono svolte quelle azioni facenti parte delle UU.DD.AA. dove lo stesso argomento  coinvolge più discipline.

La possibilità di trattare i contenuti in una veste innovativa  sorprende il soggetto in formazione e lo motiva e lo coinvolge nel partecipare attivamente.

La disposizione  funzionale degli arredi, con banchi a disposizione esagonale, consente l’organizzazione  di gruppi di lavoro flessibili in relazione all’attività da svolgere.

La presenza di dispositivi e device tutti in rete permette inoltre di attivare  una didattica moderna e coinvolgente,  funzionale al protagonismo dei ragazzi e al successo formativo di tutti e di ciascuno.

Un ambiente innovativo e  stimolante che favorisce l’attenzione sul compito e  motiva ad  un apprendimento partecipato che determina  condizioni positive per un aumento esponenziale delle competenze multidisciplinari.