Periodico delle Tecnologie dell'Informazione e della
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PERCHE OCCUPARSI DI SICUREZZA di Paolo Preianò*

Abstract - L’articolo cerca di identificare i punti chiave intorno ai quali ruota la realizzazione, purtroppo ancora parziale, di una società in cui la salute e sicurezza del lavoratore sia insita nei processi e vista come un qualcosa di interno alle logiche aziendali e non come un elemento esterno da applicare. L’idea della formazione precoce delle generazioni future ad una nuova etica del lavoro oltre alla capacità di quantificare correttamente il valore della vita costituisce la base del modello sociale da proporre.

* Ingegnere - Esperto in Sicurezza e Lavoro


Da inizio anno non facciamo che leggere sui quotidiani notizie di incidenti, morti, infortuni occorsi durante le attività lavorative e questo, diciamolo senza giri di parole, è un fenomeno diventato stucchevole e doppiamente inaccettabile. Perché se da un lato è impensabile vedere vite strappate via a causa di situazioni evitabili, dall’altro ci fa percepire che qualcosa continua a non entrarci in testa. Non è mio obiettivo fare sermoni o pontificare dalla tastiera di un PC, vorrei solo fare un piccolo ragionamento insieme, cercando di individuare dei punti critici che richiedono correzione.  Primo punto: le sanzioni non dovrebbero essere il metodo più efficiente. Nonostante la loro efficacia deterrente in alcuni casi, seppur non in generale, le sanzioni sono poco efficaci. Perché non credo (almeno mi rifiuto di credere) che i datori di lavoro o i responsabili della sicurezza abbiano volutamente messo in pericolo la salute dei propri lavoratori, consci soprattutto di tutte le conseguenze che la cosa avrebbe avuto. Sanzionare in quei casi può risarcire certamente le vittime e i danneggiati, ed è corretto che sia così, ma non cambia i ragionamenti degli addetti. Il fatto è che oggi si parla troppo poco di sicurezza sul lavoro e quando lo si fa si presta attenzione al dettaglio tecnico-normativo, all’articolo tal dei tali, all’equazione specifica per quantificare un valore di rischio, alle scadenze ecc. Ci si dimentica per esempio di spiegare “perché” è necessario che la sicurezza sul lavoro sia un tutt’uno con i processi aziendali. Oggi i sistemi nascono integrati con la sicurezza stessa. Ad esempio le case vengono già progettate installando i sistemi per eventuali future manutenzioni in sicurezza, le apparecchiature sono dotate di schermature o di pulsanti di emergenza e altre cose del genere. Quindi, l’integrazione della sicurezza all’interno del processo significa ragionare in questo modo: tutto ciò che faccio lo costruisco partendo dal principio base che è il rispetto e la tutela del benessere dell’individuo. Il modello economico degli anni passati, il cosiddetto modello economico lineare era caratterizzato da un principio che estremizzava le idee consumistiche: estrazione materia, produzione, consumo, rifiuto. Serviva un nuovo prodotto? Ripartiamo dall’estrazione della materia prima. Era chiaro anche ai più miopi che un sistema del genere giungesse ad un punto di rottura che, effettivamente, arrivò qualche decennio fa quando ci si rese conto intanto che i rifiuti finali erano ormai ingestibili (in aggiunta alcuni erano gestiti in modo illegale) e che l’ambiente rischiava di ritrovarsi in condizioni di forte deterioramento, in alcuni casi irreversibile, nonché che le materie prime iniziavano a scarseggiare. Il modello supplementare divenne quello economico circolare nel quale, ad un certo punto, il processo si “contorce” su se stesso. In pratica: estrazione materia, produzione, consumo, materiale di scarto reimmesso nel ciclo produttivo con piccola quantità di rifiuto da amministrare rendendo il tutto, di fatto, conveniente per ogni azienda che si ritrova a gestire scarti da lavorazione come un bene ulteriore. Trasformare un inconveniente in conveniente è il primo passo. C’è una frase molto bella di qualche tempo fa del dott. Nicola Gratteri che riporto testualmente perché potrebbe tranquillamente essere applicata al contesto della salute e sicurezza sul lavoro: “In Italia abbiamo la legislazione antimafia più evoluta al mondo, però questo non basta: bisogna cambiare le regole del gioco, in modo tale che non sia più conveniente delinquere”. Togliamo “antimafia” e mettiamoci “relativa alla salute e sicurezza sul lavoro” ed è una frase perfetta anche per il nostro contesto. Finché sarà conveniente saltare qualche incombenza, dare DDPI poco appropriati, non fare le manutenzioni ai mezzi ed alle attrezzature e rischiare in nome di un guadagno subitaneo piuttosto che ottemperare alla legge, allora continueremo a vedere i casi crescere. Quasi la totalità dei casi di incidenti sul lavoro riguarda, ad esempio, la necessità di fare le cose in fretta per poter rientrare nei costi o di dover saltare qualche step per ragioni economiche. Quando è conveniente una cosa? È conveniente quando il valore intrinseco di ciò che acquisto è superiore a quanto ho speso per acquistarlo, ovvio. Faccio un affare se compro un’auto spendendo meno di quanto in realtà credo che valga, viceversa sarebbe un pessimo affare. Quello che stiamo implicitamente dicendo è che la vita e la salute umana, nell’idea collettiva di oggi, hanno meno valore di un guadagno economico. Anche questo è un punto di rottura che richiede un cambio di rotta che parta dalla comprensione che le sanzioni servono, ma non devono essere il pilastro fondante. Non sto dicendo che chi sbaglia debba farla franca sempre, ma che, in assenza di dolo, è necessario chiedersi “perché” quel datore di lavoro ha omesso di fare una certa cosa. Cosa lo ha spinto a rimuovere un sistema per la sicurezza.   Secondo punto: iniziare a parlare di sicurezza nella prima parte della formazione personale. Avendo capito che trattasi di una forma mentis nuova da acquisire possiamo passare alla seconda fase che dovrebbe essere quella di instillare nelle nuove generazioni questo paradigma. Molti corsi di laurea tecnica oggi non prevedono alcuna formazione relativa alla salute e sicurezza degli operatori. Molti ingegneri sono abilitati a dirigere i lavori in un cantiere ma non sanno nulla di come pianificare il cantiere stesso in sicurezza. I programmi delle scuole superiori, soprattutto di quelle ad indirizzo tecnico, spesso prevedono piccoli lembi di un’area così vasta con la quale oramai tutti dobbiamo confrontarci, anche nel momento in cui ci mettiamo alla guida di un’auto o prendiamo l’ascensore. La cosa più performante sarebbe abbinare il tutto con le considerazioni di ordine morale ed etico proprio per essere in grado di “quantificare” il valore della controparte del denaro: la vita umana. Quanto vale la vita umana non lo sapremo mai ma almeno daremo alle nuove generazioni il principio secondo il quale vale certamente più di qualsivoglia cifra in denaro e questo, ne sono certo, sarebbe un grossissimo passo in avanti. Ad esempio, potremmo spiegare loro che anche i testi antichi parlavano di sicurezza sul lavoro:

Quando costruirai una casa nuova, farai un parapetto intorno alla tua terrazza, per non attirare sulla tua casa la vendetta del sangue, qualora uno cada di là. Deuteronomio, 22:8

O che la Costituzione Italiana stessa promuove la cultura del rispetto della salute del lavoratore:

Art. 4. La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Art. 32. La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Art. 36. Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

Ma questo può anche non essere noto ai giovani studenti, visto che la Costituzione viene spiegata poco e male. Il degrado culturale del nostro paese è evidente, credo non ci sia bisogno di farlo notare, sottolinearlo sarebbe anche cinico e sadico. Noi, come rivista, ci siamo occupati spesso delle nuove generazioni e del loro vivere senza freni e senza meta se non quella dell’aumento del numero di followers o di visualizzazioni. Eppure, qualcuno ha mai spiegato loro i principi fondamentali dell’universo? Se sì, in che modo? Facendo in modo che ripetessero a memoria qualcosa detta da qualcun altro o sfruttando pensieri altrui per formare il proprio ideale di vita?  Terzo punto: tutto verrà spontaneo. Nel momento in cui le nuove generazioni sappiano comparare il valore della vita e della salute con il guadagno economico proveniente da un lavoro “non in sicurezza” allora le sanzioni sarebbero inutili perché la sanzione sarebbe l’idea stessa di aver messo a rischio la vita di una persona e la stessa applicazione delle norme sarebbe automatica e spontanea. Per farlo però è importante fare come si fa per i prodotti e servizi progettati oggi: integrare la sicurezza già in fase di progettazione. Anche il docente, che di fatto è un progettista delle menti del domani, dovrebbe integrare la sicurezza da subito agendo su una materia atipica: l’intelletto, un qualcosa che oggi ci è sfuggito di mano.

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