Periodico delle Tecnologie dell'Informazione e della
Comunicazione per l'Istruzione e la Formazione
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Learning landscape e tecnologie Intenzioni pedagogico-Didattiche e architetture dei setting di apprendimento

L’uomo raccoglie informazioni in qualsiasi luogo ed in qualsiasi momento della propria vita, tuttavia esiste un spazio storicamente legittimato ai processi di conoscenza e di apprendimento.

La scuola, e in particolare “l’unità di luogo” aula scolastica, rappresenta lo spazio vitale entro cui si attivano processi di formazione e di educazione.

Ma come è cambiato nel corso degli anni questo setting di apprendimento?

Per molto tempo il criterio della disposizione degli spazi dell’aula scolastica e degli arredi dell’istituzione, era dettato da una rigida definizione degli ambienti e degli orari, per la necessità di riunire gruppi numerosi di studenti a cui impartire delle nozioni di base fondamentali per lo sviluppo di abilità strumentali quali il leggere, lo scrivere e il far di conto”.

Figura 1 e 2 – Esempio di aula tradizionale

 

Ieri come oggi, lo spazio educativo rappresenta un corpus d’immagini che fornisce ragioni di stabilità psicologica, distinguere queste singole immagini significa “svelarne” il significato.

Esiste un vitale “equilibrio tra la persona e il suo ambiente”[1], un rapporto strettissimo tra le intenzioni pedagogico-didattiche e le architetture dei setting di apprendimento, la lettura dello spazio, costituisce l’elemento essenziale per la comprensione dei processi che in esso si attivano.

De Bartolomeis condivide un concetto di “educazione” come «processo che si attua mediante la modificazione di un ambiente»[2], le scuole vengono concepite come «edifici in evoluzione in cui lo spazio rappresenta il “terzo educatore”.»[3]

Il senso di appartenenza dei giovani ai propri luoghi dipende dal loro diretto rapporto con le cose e dalla interiorizzazione dei rispettivi caratterizzanti.

Gli spazi dell’educazione vanno considerati quali luoghi in cui le singole personalità possono riconoscersi parte attiva di una collettività: spazi mutevoli, precursori di una complessa “urbanità” aperta a fenomeni di aggregazione e socializzazione.

Modelli di learning landscape dinamici e permeati di istanze pedagogiche e didattiche innovative e strutturanti contesti vitali d’azione, di pratica e di astrazione teorica.

Una scuola progettata secondo i principi di learning landscape è una struttura in cui la flessibilità è interpretata come bilanciamento tra la necessità di luoghi raccolti e individuali, e la necessità di ambienti collettivi che accolgano grandi gruppi e attività sociali.

Spazio in cui si realizza una reale alternativa al sistema delle classi definibili “sottovuoto” tradizionalmente conosciute.

In un setting didattico, quale spazio d’azione per l’apprendimento, tutti gli elementi fisici e relazionali, coinvolti nel processo di apprendimento, corrispondono ad uno schema organico e coerente che si coniuga alle modalità attraverso le quali si è pensato di raggiungerle.

Il noto architetto olandese H. Hertzberger, specializzato nella costruzione di scuole, spiega efficacemente questo concetto di spazio learning landscape.

Si tratta di un setting che è espressione di una condizione di equilibrio tra connessione e concentrazione «finding a balance between conditions for concentrating and conditions for connectedness»[4].

Dimensione dove si rivitalizza costantemente «il senso di appartenere ad una grande comunità»[5] e contemporaneamente si rispetta la singolarità di tutti e di ciascuno e insieme agli spazi dilatati si offrono «nicchie e angoli che permettono di svolgere attività individuali»[6] o di piccolo gruppo.

Un learning landscape che migra verso il tecnologico e si libera da vincoli spazio-temporali, divenendo laboratorio di competenze e di cittadinanza.

L’attività didattica diventa processo ininterrotto che inizia a scuola e prosegue al di fuori dell’ambiente scolastico attraverso piattaforme di e-learning.

La connessione tra i membri del gruppo classe, docenti e discenti, è sempre assicurata e crea una comunità di apprendimento che collabora attivamente e costantemente attraverso azioni di tutorato sincrono e asincrono.

Il setting di lavoro reale e virtuale diviene una estensione del proprio corpo in un orizzonte di “«spazio psicologico” e il corpo si fa prolungamento dell’ambiente»[7].

Nella aula, contesto vivo e di sperimentazione, si spazia dalla lezione intervallata (spaced learning), alla flipped classroom, al debate.

I discenti, protagonisti del rispettivo processo di formazione, sono costantemente impegnati in un lavoro di collaborazione che sottende azioni di peer tutoring e peer to peer.

La didattica dell’«ologramma»[8], dei learning landscape tecnologici, modificando i tradizionali paradigmi dell’istruzione nell’ottica dell’ «I CARE»[9] di Don Milani,”avere a cuore tutti, anche i più deboli” garantendo così il pieno diritto costituzionale all’istruzione.

«Contribuire a migliorare l’efficacia e l’attrattiva del processo di insegnamento –apprendimento, produrre scenari di vita reale in aula superando l’atmosfera di teoricità che solitamente si crea, produrre stili di pensiero diversi, preparare a soluzioni creative e divergenti dei problemi della vita contemporanea»[10].

Un learning landscape tecnologico quale “civic centre” della “modernità liquida,”[11] dunque… uno spazio polifunzionale e aperto, in cui le ICT (Information and Communications Technology) agite quotidianamente consolidano; in un ciclo infinito, digital skill.