Periodico delle Tecnologie dell'Informazione e della
Comunicazione per l'Istruzione e la Formazione
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‘Il ‘divenire’ del Piano Nazionale per la Scuola Digitale dalla metà degli anni ’90 alla Legge 107/2015’

I processi di cambiamento e di riforma che negli ultimi decenni hanno interessato il sistema scolastico italiano sono nati sotto la spinta di esigenze e pressioni differenti, spesso esterne, dal momento che il contesto di riferimento è stato radicalmente trasformato sia dal decentramento di funzioni di governo che ha di fatto risposto all’esigenza di una maggiore vicinanza delle istituzioni pubbliche ai cittadini, sia dalla internazionalizzazione delle politiche di settore che ha risposto, a sua volta, all’esigenza di una reale ‘costruzione’ comunitaria relativa a settori nevralgici per il futuro e per l’identità della Unione Europea.

     Nel corso di circa venti anni le questioni che hanno avuto come ‘centro’ la Scuola si sono sviluppate intorno a numerosi temi importanti e urgenti: autonomia, semplificazione, valutazione. Sullo sfondo resta, tuttavia, una questione più generale che può essere interpretata come la ricerca e l’attuazione di una logica e, conseguentemente, di azioni di modernizzazione che investono il sistema scolastico a 360 gradi, dalla organizzazione alla didattica in un processo circolare e interdipendente.

     Per sviluppare nel modo più completo l’argomento trattato occorre in primo luogo tracciare un quadro complessivo degli interventi concreti sul sistema scolastico italiano a partire dal periodo in cui - metà degli anni ’90 - si sono accentuati verso di esso i segnali di attenzione, e discutere alcuni – possibili – orizzonti che il Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD) prospetta.

Le nuove tecnologie e la scuola italiana: i fondi strutturali europei

A partire dalla programmazione 1994/1999 i finanziamenti europei indirizzati alle regioni ‘Obiettivo 1’ (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna, Sicilia e Molise, unica regione – quest’ultima - in ‘sostegno transitorio’) hanno dato l’avvio, mediante i progetti FESR, sia pure limitatamente agli istituti tecnici e agli istituti professionali, alla creazione di ambienti tecnologici per l'innovazione. Tra gli obiettivi della seconda tornata di tali finanziamenti (2000/2006), di nuovo destinati alle regioni sopra menzionate, quello dell’innovazione del sistema scolastico era stato individuato come prioritario, tant’è vero che tra le cinque Azioni 1.1 (Sviluppo di competenze di base e competenze trasversali nella scuola) della Misura 1 veniva indicata come prima la ‘Formazione ai nuovi linguaggi (multimedialità, informatica, telematica)’. La Misura 2 era, invece, dedicata significativamente ed esclusivamente alle ‘Nuove tecnologie per l'utilizzo e la valorizzazione delle metodologie didattiche’ con ‘l'obiettivo di migliorare e riorganizzare i supporti infrastrutturali e tecnologici per il sostegno della qualità dell'istruzione e il rafforzamento del sistema scolastico nell'ottica dell'integrazione e dello sviluppo della società dell'informazione e della conoscenza’. Inoltre, si deve a questa tornata dei fondi strutturali europei che, per la prima volta, grazie all’Azione 2.1 f, anche i licei e gli ex Istituti magistrali sono stati inseriti tra i destinatari dei fondi per la creazione di laboratori tecnologici.

     E’ però con la programmazione 2007/2013, ristretta alle quattro regioni ‘Obiettivo Convergenza’ (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia), che, mediante i FESR ‘Ambienti per l’apprendimento’, la maggioranza delle scuole di ogni ordine e grado si è dotata di laboratori informatici e che, contemporaneamente, hanno inizio attività di formazione e informazione per il personale sulle nuove tecnologie, anche per la gestione organizzativa e amministrativo-contabile. In particolare, le formazioni DIDATEC (corso base e corso avanzato) hanno avuto lo scopo di promuovere le competenze digitali dei docenti e l’integrazione delle TIC in ambito didattico.

     Tuttavia, a fronte di un impegno politico, formativo e finanziario così prolungato e consistente, sebbene destinato soltanto a circa 1/5 delle regioni del nostro Paese, la scuola italiana ha continuato a presentare un livello di consapevolezza e di investimento in tecnologie digitali per la didattica mediamente inferiore rispetto ad altre nazioni europee: i dati dell’indagine OCSE TALIS 2013 hanno, infatti, collocato l’Italia al primo posto per necessità di formazione ICT dei propri docenti, poiché almeno il 36% di essi ha dichiarato di non essere ancora sufficientemente preparato per la didattica digitale, a fronte di una media europea pari al 17%.

A fronte di tale situazione, che ha seriamente rischiato di marginalizzare il nostro Paese, non solo rispetto alle altre nazioni del nostro continente, è evidente che la UE non poteva non farsi carico di una ulteriore programmazione settennale le cui caratteristiche di base risultassero, però, ben diverse dalle precedenti tre tornate di investimenti. La programmazione PON 2014/2020 ‘Per la Scuola - competenze e ambienti per l’apprendimento’ introduce, infatti, un cambiamento radicale poiché interviene sull’intero sistema scolastico italiano - non più solo su un ristretto numero di regioni - ponendosi i seguenti macro-obiettivi:

  • ridurre e contrastare in maniera significativa la dispersione scolastica
  • migliorare la qualità del sistema dell’istruzione
  • potenziare gli ambienti di apprendimento
  • sostenere il processo di innovazione e di digitalizzazione.

     Nell’ampio ed articolato documento di presentazione della programmazione 2014/2020, viene citata una indagine svolta in maniera capillare dall’OECD, risalente anch’essa al 2013, in cui si sottolineano gli ‘importanti ritardi nel processo di diffusione delle tecnologie digitali’ (pag. 9) che riguardano l’intera scuola italiana. Tuttavia, il dato più significativo ed allarmante, a nostro avviso, concerne la ancor scarsa frequenza di computer in classe, che è invece fattore essenziale sia per l’integrazione degli strumenti digitali nella didattica quotidiana, sia per l’adeguamento professionale dei docenti, sia per la reale introduzione di metodi didattici innovativi.

   Il futuro degli interventi europei, fino al 2020, è dunque sostanzialmente e coerentemente tracciato sulla scorta dell’Agenda Digitale Europea (maggio 2010) che propone di sfruttare al meglio il potenziale delle TIC in ogni settore produttivo per favorire l’innovazione, la crescita economica e il progresso. A titolo esemplificativo, vale la pena rammentare che nell’aprile 2016 la Commissione europea ha presentato misure per sostenere e collegare la digitalizzazione dell'industria e dei servizi connessi in tutti i settori, proponendo inoltre misure concrete per accelerare lo sviluppo di reti di comunicazione 5G, la cybersicurezza e modernizzare i servizi pubblici.

 

Le nuove tecnologie e la scuola italiana: interventi per la didattica

     Lo sviluppo di competenze digitali ha assunto, dunque, nel tempo crescente importanza nel mondo della scuola per poter realizzare nella didattica quelle innovazioni che la UE e, più in generale, il mondo del lavoro, richiedono ormai da tempo ‘a corredo’ della formazione tradizionale degli studenti. Si rammentano di seguito gli interventi più significativi – e più recenti[1] - realizzati nel nostro Paese:

  • Piano di Formazione degli Insegnanti sulle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (ForTIC) (dal 2003): costituisce il punto di partenza per una vasta azione formativa (circa 180.000 docenti) articolata per temi e destinatari, con 3 tipologie ‘graduate’ di percorsi formativi:

1) di base, rivolto ai docenti con scarsa o nessuna competenza nell'uso delle TIC;

2) intermedio, mirato a costituire una figura di docente "consulente" esperto nelle metodologie e nelle risorse didattiche offerte dalle TIC;

3) avanzato, mirato a formare una figura di docente "responsabile" delle infrastrutture tecnologiche della scuola o di reti di scuole.

  • Scuola Digitale - LIM (dal 2008): rappresenta il primo stadio per realizzare una scuola digitalizzata attraverso la diffusione capillare della lavagna interattiva multimediale nella didattica d’aula;
  • Scuola Digitale - Cl@ssi 2.0 (dal 2009): si pone l’obiettivo di modificare gli ambienti di apprendimento attraverso un utilizzo costante e diffuso delle tecnologie a supporto della didattica quotidiana, coinvolgendo la classe nella sua interezza sia con la dotazione agli studenti di devices integrati tra loro e con la LIM, sia con la personalizzazione dei percorsi di apprendimento con contenuti digitali specifici;

 

  • Scuola digitale – Azione Editoria Digitale Scolastica (dal 2010): si inserisce nel piano delle attività dell'Agenda Digitale Europea prevista dalla Comunicazione del 5 maggio 2010 della Commissione europea e nel piano di azioni promosse dal Governo italiano per migliorare l'alfabetizzazione, le competenze e l'inclusione nel mondo digitale. L’azione richiede, inoltre, che i nuovi strumenti didattici promuovano lo sviluppo della didattica collaborativa, lo sviluppo di aree tematiche multidisciplinari, nell'ottica di una ‘maneggiabilità’ dei saperi che possa favorire la condivisione di risorse didattiche;

 

  • Patto per la Scuol@ 2.0 - Azione Scuol@ 2.0 (dal 2011): ha previsto la realizzazione di spazi di apprendimento completamente nuovi, per l’individuazione di strategie innovative per la didattica, attraverso l'integrazione di metodologie didattiche formali e informali, e i modelli organizzativi delle istituzioni scolastiche;

 

  • i Centri scolastici digitali (CSD) (dal 2013) hanno permesso 45 iniziative di sostegno per piccoli gruppi di alunni dislocati in zone disagiate che, aiutati da un tutor in presenza, seguono con regolarità le lezioni collegandosi con classi omologhe della scuola di riferimento (Centro Scolastico Digitale).

 

Le nuove tecnologie e la scuola italiana: gli atti di indirizzo del MIUR

   E’ interessante, ai fini della completa e piena comprensione del processo di ‘maturazione’ del PNSD, seguire anche il percorso politico che ha condotto alla sua affermazione legislativa nella Legge 107/2015.

   2008: A fronte di un deciso impegno europeo (PON 2007/2013) e di un intervento a livello nazionale dal notevole impatto innovativo, quale quello previsto da Scuola Digitale – LIM (2008), l’Atto di indirizzo MIUR, sebbene molto articolato, a parte un cenno in riferimento ‘alla diffusione delle tecnologie informatiche nell’ambito delle attività didattiche rivolte ai soggetti disabili’ (cit.), si limita a richiamarle en passant nella prospettiva di un ‘nuovo umanesimo’, che deve sorreggere e guidare gli alunni nella comprensione delle implicazioni ‘degli inediti sviluppi delle scienze e delle tecnologie’ (cit.).

   2009: Su un approccio decisamente più pragmatico e con precisi riferimenti al programma ‘Scuola Digitale’ è costruito l’Atto di indirizzo MIUR relativo alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo di istruzione che sollecita, in 1.7, le scuole ad utilizzare tutte le risorse messe in campo da tale programma, richiamandole anche alla necessità di modernizzare i propri spazi mediante dotazioni tecnologiche.  

         2010: Richiamo ancora più netto ed esplicito si ritrova nell’Atto di indirizzo MIUR che individua le priorità necessarie ad orientare l'attività dell'ANSAS, quale soggetto promotore di ricerca educativa e di innovazione didattica nell'ambito del sistema scolastico. La necessità di adeguare la didattica rendendola innovativa mediante l’uso delle TIC appare l’azione sulla quale investire in maniera prioritaria mediante la formazione dei docenti; in appoggio ad essa si deve accompagnare l’offerta di ambienti di apprendimento adeguatamente attrezzati e connessi in rete, promuovendo in modo capillare tutte le attività previste dal programma ‘Scuola Digitale’.

       2011: Nel novembre 2011 viene emanato, per la prima ed unica volta (almeno finora), l’Atto di indirizzo MIUR con durata triennale (2012/2014): quinta - tra le otto priorità politiche – quella concernente l’implementazione del Piano Scuola Digitale attraverso il quale ‘favorire il passaggio da un modello di scuola che opera per progetti ad una scuola che introduce l’innovazione nella pratica educativa, sia attraverso l’impiego delle nuove tecnologie, sia con i nuovi insegnamenti trasversali’ (pag. 2). L’azione politica appare ben decisa e definita poiché vengono declinate, almeno per il primo biennio (2011/2012 e 2012/2013), azioni di sistema che riguardano l’intero programma, dall’’irrobustimento’ della dotazione tecnologica delle scuole alla formazione dei docenti (con indicatori numerici definiti), fino a giungere alla editoria digitale.

     Il mutamento dell’incarico ministeriale, dovuto alle ben note vicende politico-governative, ha fatto sì che il piano triennale del Ministro Gelmini venisse riportato nel consueto alveo della agibilità annuale da parte del suo successore, anche se con notevoli punti di contatto, riguardanti in particolare proprio il Piano Scuola Digitale, sostenuto con ancor maggior vigore.

         2012: Il recepimento delle direttive europee nel campo dell’istruzione è esplicitamente dichiarato nell’Atto di indirizzo MIUR, a firma del Ministro Profumo, che individua l’innovazione tecnologica come priorità politica ‘trasversale’ che, declinata per la scuola, ha lo scopo di ‘realizzare una crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva …’ (cit.) mediante il Piano Nazionale Scuola Digitale (avviato dal 2007) che ‘ha lo scopo di rendere l’offerta educativa e formativa coerente con l’evoluzione in senso digitale di tutti gli altri settori della società. Il Piano vuole assicurare, attraverso un’azione graduale, un costante coinvolgimento delle scuole e di tutti gli attori del sistema’ (cit.).

       2013: In dichiarata continuità con il precedente, l’Atto di indirizzo MIUR, e in coerenza con le strategie per Europa 2020, presenta il ‘Sostegno e potenziamento delle politiche di innovazione tecnologica’ come prima priorità politica generale, riproduce senza modifiche (n.8) l’intento dichiarato nell’Atto dell’anno precedente.

        2014: Nell’Atto di indirizzo MIUR, a firma del Ministro Carrozza, viene compiuto un ulteriore progresso verso il potenziamento della digitalizzazione delle scuole, dal momento che (priorità politica n. 4) ‘l’amministrazione intende modificare gli ambienti di apprendimento attraverso l’infrastrutturazione digitale delle scuole e l’integrazione delle tecnologie nella didattica’ (cit.), per realizzare le tre priorità di ‘Europa 2020’.

         2015: Il processo di digitalizzazione dell’intero sistema scolastico viene ribadito ed esteso anche alla gestione delle procedure burocratiche allo scopo di assicurare il massimo livello di trasparenza e di accessibilità (priorità politica n.10). E’ bene tener presente che in questo Atto di indirizzo MIUR, emanato nel febbraio 2015, sono presenti – prevedibilmente - tutti i principali punti della Legge 107/2015, pubblicata in G.U. a pochi mesi di distanza (13 luglio 2015).

         2016: L’attuazione della suddetta legge ha – ovviamente – ‘condizionato’ l’Atto di indirizzo MIUR relativo all’attuale anno scolastico, pertanto l’innovazione digitale (priorità politica n. 5), come prevista dal Piano Nazionale Scuola, non solo rientra tra i principali traguardi, ma riprende, estendendolo, quanto già contenuto nell’Atto di indirizzo MIUR del 2015. Nella fattispecie, la politica per la digitalizzazione ha la sua ‘base’ nella Scuola come luogo primario e privilegiato per l’acquisizione di competenze tecnologiche – di base e avanzate - per gli alunni/cittadini del futuro la cui realtà lavorativa (e non solo) sarà – prevedibilmente – sempre meno analogica.

         2017: Nel breve lasso di poco più di due mesi, a causa delle vicende politiche scaturite dagli esiti del referendum costituzionale che hanno provocato le dimissioni del governo Renzi, sono stati emanati due Atti di indirizzo MIUR. Non si può non notare come il secondo riproduca pressochè integralmente il primo: e in entrambi l’Innovazione Digitale viene riportata come priorità politica n. 7 (‘Proseguire nell’attuazione del processo di innovazione tecnologica del sistema nazionale di istruzione, in coerenza con i principi del Piano Nazionale per la Scuola Digitale, nell’ambito dello sviluppo delle infrastrutture materiali e immateriali, della metodologia didattica, delle competenze della gestione amministrativa delle istituzioni scolastiche’). Anche nelle Linee programmatiche del MIUR, presentate il 26 gennaio 2017, viene ribadita la centralità del PNSD come sostegno per l’innovazione didattica e per lo sviluppo delle competenze sociali.

 

La Legge 107/2015: il Piano Nazionale Scuola Digitale

     Al PNSD vengono dedicati i commi 56, 57, 58 e 59 della Legge 107/2015 nei quali si dettaglia – in dieci punti – un lungo elenco di obiettivi da perseguire[2], suddivisi in quattro ambiti di intervento con 35 ‘Azioni #’ da realizzare. Nella Legge è, altresì, specificato che le istituzioni scolastiche incorporano tali obiettivi e tali azioni nel Piano Triennale dell’Offerta Formativa, la cui attuazione ha inizio proprio dall’anno scolastico 2016/2017. Dunque, entrambi i livelli (obiettivi + ‘Azioni #’) hanno come primo orizzonte temporale ‘limite’ l’anno scolastico 2018/2019: da ciò risulta ancora più evidente la forte connessione con gli obiettivi comunitari per l’anno 2020, delineati all’inizio del presente contributo.

   Lo sforzo della Legge 107/2015 consiste nel portare a ‘sistema’ in modo capillare, continuo e graduale un progetto realmente innovativo per la Scuola italiana attraverso i quattro ambiti di seguito elencati:

  1. l’implementazione delle infrastrutture attraverso le azioni relative alla connettività, agli spazi e agli ambienti innovativi per la didattica, all’amministrazione digitale;
  2. l’azione sulle competenze e sui contenuti per gli studenti attraverso la promozione delle Risorse Educative Aperte (OER), le esperienze di Alternanza Scuola-Lavoro (ASL) e l’attuazione di tutte le azioni previste dalla Legge 107/2015;
  3. la formazione del personale (DS, docenti, DSGA, personale ATA) per far acquisire le competenze necessarie per la digitalizzazione nelle scuole;
  4. l’attuazione di misure di accompagnamento, necessarie per la fattibilità del Piano.

     Le azioni relative al primo ambito di intervento sono già ‘attive’ in tutto il territorio nazionale, grazie ai progetti PON FESR, così come lo sono le azioni relative al secondo ambito. A nostro avviso, il piano della formazione del personale rappresenta però il vero ‘motore culturale’ dell’intero PNSD per i seguenti motivi:

  • è omnicomprensivo perché prevede obbligatoriamente – per la prima volta - la partecipazione di tutte le componenti del personale della Scuola: Dirigenti, personale docente, Dsga, personale ATA, ciascuno con obiettivi e funzioni diverse, ma tra loro organicamente correlate;
  • è diversificato perché tarato sul ruolo professionale svolto all’interno delle scuole;
  • è reticolare perché esteso all’intero territorio nazionale e svolto negli istituti scolastici ‘snodi formativi territoriali’ – almeno 300 - designati dagli USR;
  • è continuo perché il modello formativo adottato è quello del lifelong learning, per tutti gli attori coinvolti negli eventi della formazione;
  • è prolungato perché la durata complessiva della formazione si protrae per più mesi, proprio per consentire – in maniera stabile e duratura - l‘assimilazione di un nuovo modo di ‘agire’ la Scuola;
  • è collaborativo perché richiede che tutti i profili professionali coinvolti interagiscano in maniera sinergica per la creazione di modelli organizzativi e didattici specifici e conformati in maniera autonoma sui bisogni e le caratteristiche delle singole istituzioni scolastiche;
  • è innovativo perché prevede la figura – specificamente formata – di 1 ‘Animatore Digitale’ (AD) in ogni scuola, con incarico triennale, che riveste un ruolo strategico nella diffusione/affermazione dell’innovazione, ma l’azione dell’AD è potenziata dal supporto fornito dal ‘Team per l’innovazione digitale’, composto da 3 docenti, anch’essi debitamente formati, a cui vanno ad affiancarsi altri 10 docenti formati, a partire dal mese di ottobre 2016[3]. Dunque, viene superata la tradizionale formazione basata sull’adesione spontanea di pochi docenti motivati e competenti poiché il cambiamento da realizzare richiede un coinvolgimento diffuso nelle singole scuole, tant’è vero che nella Circolare MIUR prot. n. 9924 si raccomanda, per le scuole superiori, nell’individuazione dei docenti di garantire la rappresentanza dei diversi ambiti disciplinari e, nel caso di istituti comprensivi e di istruzione secondaria superiore, dei diversi ordini e gradi.
  • è tracciabile perché alle istituzioni scolastiche è stato richiesto, da parte del MIUR, di inserire i dati relativi alle figure di sistema individuate in una piattaforma online, attiva dal 16 marzo 2016;
  • è internazionale perché, a partire dall’estate 2016, sono realizzate esperienze di alta formazione digitale, attraverso il programma Erasmus+ KA01, destinate, in una prima fase, in particolar modo agli AD, da svolgere all’estero presso scuole e centri di alta formazione.

     In sintesi, il PNSD propone una complessità ed ampiezza di azioni da realizzare declinabili sotto forma di focus, secondo cui l’innovazione:

  • non è più intesa come invasione di tecnologia, di strumentazioni e attrezzature, ma come scelta culturale pianificata, progettata e programmata secondo una tempistica triennale;
  • riguarda, in prima istanza, l’ambito didattico-metodologico attraverso l’adesione/sperimentazione di modelli innovativi, che rispondano in maniera sempre più personalizzata ed efficace ai bisogni formativi delle diverse utenze scolastiche;
  • conduce ad una revisione/rimodulazione del curricolo, nell’ambito dell’autonomia di didattica, di ricerca e di sperimentazione – finora raramente esplorata in tutte le sue potenzialità;
  • produce (o meglio, dovrebbe produrre) nuovi modelli/strumenti di valutazione della qualità dell’istruzione;
  • avviene anche mediante la trasformazione/riorganizzazione degli ambienti scolastici mediante la creazione di spazi alternativi all’aula e ai laboratori;
  • prevede la riorganizzazione del tempo-scuola tradizionale per cui i tempi di insegnamento/apprendimento vengono rimodulati in maniera consona all’utilizzo delle tecnologie digitali;
  • potenzia le modalità di raccordo tra le scuole presenti sul territorio.

     Il PNSD rappresenta, allo stato attuale, il punto massimo di una parabola destinata ad ulteriori nuovi sviluppi che potrebbero riguardare, ad avviso di chi scrive, lo sviluppo professionale della carriera docente con la creazione di figure di sistema ‘specializzate’ e ‘stabilizzate’, ma anche la definitiva affermazione di una cultura della formazione continua e diffusa mediante la creazione, in ciascuna istituzione scolastica, di un Piano annuale delle attività che preveda attività di formazione/riflessione/analisi nella direzione della individuazione dei bisogni formativi che l’utenza richiede, anche in forma cooperativa con i genitori e gli alunni.

   La vera sfida che l’attuazione del PNSD pone all’intero sistema scolastico italiano è, dunque, un complicato intreccio tra innovazione culturale della professione docente e processo di definizione/riconoscimento istituzionale dell’autonomia: entrambi punti critici da ormai troppo tempo su cui gli obiettivi previsti dal PNSD possono incidere in maniera decisa, se alle azioni ad essi correlate viene dato sostegno e continuità, in maniera convinta e partecipata a livello istituzionale.

Marina Imperato

Dirigente Scolastico – Liceo Scientifico ‘L.B.Alberti’ - Napoli

[1] Vale la pena, in questa sede, richiamare che nel 1995, per l’istruzione secondaria superiore fu elaborato il Piano di Sviluppo delle Tecnologie Didattiche.

[2] Tale Piano è stato approvato dal MIUR con il decreto n. 851 del 27 ottobre 2015.

[3] Come richiesto dalla Circolare MIUR prot. n. 9924 del 29/07/2016.

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