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Google fuori servizio: abbiamo imparato qualcosa?

Abstract - Tra il 14 ed il 15 dicembre il mondo ha assistito a diverse interruzioni dei servizi offerti dalla Google Corporation: Gmail, Youtube, Meet, Maps ed altre utilità hanno smesso di funzionare per poco meno di un’ora. Un disservizio che ha messo in ginocchio il mondo intero. Abbiamo imparato qualcosa da ciò che è accaduto o in futuro saremo ancora più esposti?

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È bastata solo un’ora per gettare il mondo informatico nell’oscurità e far riempire i social network di segnalazioni, svelando quanto fragili siano le applicazioni su cui molti servizi aziendali si basano.

Qual è stata la causa dei disservizi? Inizialmente su molti blog e su diversi tweet era stata avanzata l’ipotesi di un attacco informatico contro il colosso di Mountain View, soprattutto perché nelle scorse settimane altre aziende del settore come Microsoft sono state coinvolte in attacchi condotti da gruppi di pirati informatici. A smentire questa ipotesi è stata direttamente Google che, per avvalorare quanto affermato, ha reso pubblici i reports con gli errori che hanno coinvolto l’utenza e che, fondamentalmente, sono sati causati da un bug nell’Identity Management System. Da alcuni mesi, infatti, Google ha adottato un nuovo sistema di archiviazione e, già dai primi giorni di ottobre, ha iniziato la migrazione degli strumenti che consentono di identificare e tracciare gli utenti. Tale processo è incappato in un errore che ha portato all’interruzione dei servizi Google che necessitano di autenticazione e/o localizzazione. Al fine di evitare il riproponimento di errori simili, è stato disabilitato temporaneamente il sistema automatico di gestione quote e, contemporaneamente, si analizza nel dettaglio il bug che si è mostrato il 14 dicembre.

Quali sono state le conseguenze per gli utenti? Dalle informazioni diffuse da Google non sono emerse fughe o furti di dati degli utenti. Tuttavia, nell’ora in cui Google è stata offline, migliaia di persone si sono rese conto della “dipendenza” dai servizi offerti dal colosso multinazionale: non era possibile consultare la posta su Gmail o guardare un video su Youtube nell’attesa che i servizi venissero ripristinati. Anche gli insegnati e gli studenti, coinvolti nella didattica a distanza, hanno avuto molte difficoltà perché Meet non era raggiungibile.

Come detto, non ci sono state conseguenze dirette per gli utenti; tuttavia, il disservizio ha messo sotto la lente di ingrandimento la monopolizzazione dei servizi su cui si basano gran parte dei servizi online, tanto mobili quanto aziendali. Immediatamente si è passati da un ragionamento puramente teorico ad un intervento pratico da sviluppare nel minor tempo possibile per cercare di dare continuità alle attività lavorative e non. Ciò significa che bisogna implementare da subito una soluzione di backup, avente una propria rete ben distinta e protetta, che possa entrare in funzione quando i servizi online e in cloud non sono raggiungibili.

Siamo dipendenti dalla tecnologia e dai servizi online ma è fondamentale valutare strategie di emergenza per garantire la continuità alle nostre attività.

Ing. Davide Sorrentino

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