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Intelligenza Artificiale: uno sguardo “preoccupato” al futuro - Davide Sorrentino

Abstract - Dal film Metropolis del 1927 al biochip dei giorni nostri: da sempre l’uomo ha sognato di emulare le funzioni umane con apparecchiature meccaniche prima ed informatiche dopo. È possibile riprodurre la mente ed i processi cognitivi in un apparato informatico? Cosa ci riserva il futuro? Vivremo fianco a fianco con i cyborg?

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Cos’è l’intelligenza artificiale?

Il concetto di Intelligenza Artificiale (IA) non è un’invenzione della nostra epoca ma trova le basi nei primi anni ’40 del XX secolo con il lavoro “A logical calculus of the ideas immanent in nervous activity” degli scienziati McCulloch e Pitts, cui seguirono i primi prototipi di reti neurali1. Nonostante gli sforzi fatti dai tanti scienziati che si sono susseguiti nel corso del ‘900, il primo concreto passo in avanti è stato fatto nel corso degli anni ’90, soprattutto grazie alla diffusione nel mercato delle GPU2.

L’IA trae ispirazione dal funzionamento del cervello umano, ragion per cui si implementano tecnologie che permettano di compiere azioni tipiche dell’uomo e in particolare:

  1. la capacità di agire autonomamente;
  2. la capacità di agire razionalmente;
  3. la capacità di pensare autonomamente;
  4. la capacità di pensare razionalmente.

In base allo sviluppo delle capacità su elencate si può distinguere tra:

  • IA debole: un sistema in grado di svolgere funzioni cognitive dell’uomo senza raggiungere mai le capacità intellettuali umane;
  • IA forte: un sistema in grado di sviluppare una propria intelligenza sviluppando in modo autonomo il proprio pensiero.

Ciò che caratterizza l’IA è il modello di apprendimento con cui l’intelligenza evolve e diventa abile in un determinato ambito. Si può distinguere tra due modelli:

  1. Machine Learning: insieme dei metodi che rendono dinamico il software permettendo alla macchina di apprendere senza che sia preventivamente programmata;
  2. Deep Learning: permette di emulare la mente dell’uomo attraverso le reti neurali artificiali progettate ad hoc. Attualmente questi sistemi sono in uso nel riconoscimento vocale e delle immagini.

 

L’IA si compone di quattro livelli funzionali:

  1. comprensione: attraverso la simulazione di capacità cognitive di correlazione dei dati, l’IA è in grado di riconoscere testi, immagini, voce, etc;
  2. ragionamento: attraverso precisi algoritmi matematici i sistemi riescono a collegare le varie informazioni raccolte, sviluppando quindi una propria logica;
  3. apprendimento: attraverso il modello del Machine Learning che con tecniche di apprendimento automatico portano le IA ad imparare e svolgere varie funzioni;
  4. interazione uomo-macchina: tecnologie che consentono all’uomo di interagire con la macchina (e viceversa) sfruttando il linguaggio naturale.

Il commercio elettronico è sicuramente uno dei campi dove l’IA trova grande applicazione: grazie alle proprietà su elencate è possibile ottenere configuratori in grado di mettere in relazione numerosi variabili e combinazioni. Si passa poi agli assistenti virtuali, ad esempio Siri di Apple, Alexa di Amazon o Cortana di Microsoft, che sfruttano l’IA per apprendere il linguaggio ed il comportamento degli utenti in modo da sopperire alle esigenze ed al supporto richiesto.

Un campo dove l’intelligenza artificiale si sta facendo rapidamente strada è quello della sicurezza informatica dove, grazie alla capacità di analisi di enormi flussi di dati (come comportamenti e abitudini), è utilizzata per prevenire eventuali attività illecite.

Tanti altri sono i campi dove questa tecnologia trova applicazione. Ma cosa ci riserva il futuro?

Potranno pensare come noi i robot? E di cosa saranno capaci?

Parlando di robot umani è quasi normale pensare ai film di fantascienza di qualche decennio fa. Una menzione particolare va fatta al film del 1927 “Metropolis” di Fritz Lang in cui compare per la prima volta nella storia del cinema un androide: l’IA che la guida “mostra” però dei chiari limiti legati allo scopo del professore Rotwang che l’ha programmata, cioè portare gli operai alla ribellione.

Un altro capolavoro è sicuramente “2001 Odissea nello spazio” di Stanley Kubrick, in cui il protagonista è HAL9000 un supercomputer dotato di intelligenza artificiale in grado di guidare la navicella spaziale ma allo stesso tempo comprendere e apprendere il linguaggio umano, leggendo persino il labiale degli astronauti e provare sentimenti.

Aver citato questi film non è stato casuale: essi sono la prova di come la fantasia dell’uomo abbia sempre “sognato” un modo per superare i “limiti” umani.

L’intelligenza artificiale sta diffondendosi velocemente anche in campo militare. Ad essere sotto la lente di ingrandimento sono le armi autonome, in grado di comprendere le caratteristiche dell’ambiente in cui sono immerse ed elaborare la strategia più efficace per raggiungere il miglior risultato. Una sola “arma intelligente” può muoversi in cinque domini diversi: acqua, aria, terra, spazio e… spazio cibernetico. A differenza delle guerre del passato, soprattutto quelle antecedenti il XX secolo, dove l’esercito più forte era solitamente quello che aveva più elementi, le guerre del futuro saranno basate sulla corsa continua agli aggiornamenti ed allo sviluppo tecnologie.

Sicuramente l’IA può migliorare la precisione e la localizzazione degli attacchi permettendo anche un minor numero di vittime “collaterali”. Ma a che rischio? Nel settembre 2019 un drone ha attaccato una raffineria in Arabia Saudita [1] [2]; la peculiarità tuttavia è che non si è riusciti a capire chi fosse il mandante.

L’aspetto che più fa discutere però è la facilità con cui l’IA può essere manipolata: proprio come la mente umana essa presenta delle vulnerabilità o meglio delle debolezze che non dipendono dal codice o dal “programmatore”.

 

In un mondo dove sono presenti armi di una potenza tale da distruggerlo può l’essere umano lasciare che scelte di vita e di morte siano in mano a delle macchine?

 

Davide Sorrentino

Ingegnere Elettronico

 

Note

 Una rete neurale è un modello computazionale composto da neuroni artificiali, in grado di risolvere problemi ingegneristici complessi. Può essere realizzata sia da software che da hardware dedicato.

Le Graphics Processing Unit sono chip in grado di elaborare dati molto velocemente operando a frequenze “basse”, permettendo di risparmiare energia.

 

Sitografia

[1] https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/09/15/arabia-saudita-produzione-di-petrolio-dimezzata-dopo-attacchi-houthi-a-due-stabilimenti-di-saudi-aramco/5453821/

[2] https://www.repubblica.it/esteri/2019/09/14/news/arabia_saudita_attacco_petrolio_droni-235972943/

 

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