Periodico delle Tecnologie dell'Informazione e della
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Truffe affettive: riconoscerle, per proteggersi di Federica Giandinoto*

*Avvocato, cultrice di criminologia

Abstract - La rete amplia le possibilità di fingersi un altro, per scopi criminali, per estorcere del denaro e molto altro. Ecco alcuni spunti utili per orientarsi, guardando alle cosiddette “truffe affettive”, purtroppo frequenti.

 

È un fenomeno attualmente molto diffuso, insieme alle truffe informatiche, ai furti d’identità in rete, e a tutti i cd. “reati informatici”, in cui ormai è frequente imbattersi, in un mondo dominato dal digitale e virtuale.

Le truffe affettive sono perpetrate, in maggior misura, dal genere maschile, ai danni dell’ ”altra metà del cielo”, e coinvolgono in questo caso il mondo delle emozioni e dei sentimenti, calpestandoli in modo egoistico e spesso crudele, per una bieca, ben nota e prevedibile finalità di arricchimento proprio, ai danni di una donna che si è nel frattempo innamorata del proprio truffatore.

L’uomo che comincia a scrivere dietro lo schermo si finge un militare o un professore, o un professionista qualsiasi (avvocato, medico o altro), che ha perso la propria moglie ed a volte anche i figli, pertanto solo e disperato, e che cerca una donna per instaurare una relazione sentimentale stabile.

E così, la malcapitata che sta dall’altra parte del monitor, magari anche lei una single matura, oppure che ha interrotto da poco una lunga relazione, già di per sé emotivamente fragile, si fa lusingare da quell’uomo, lambire dai suoi apprezzamenti così dolci e seduttivi, e comincia a sognare un amore romantico, che finalmente è arrivato.

Gli incontri virtuali sui social (Facebook o simili) si fanno numerosi, per conversazioni via chat interminabili, senza che i due si vedano mai, né in foto, né in video, e questo accresce il mistero ed il fascino di questa relazione.

Poi, all’improvviso, un giorno, lui chiede un prestito di denaro, adducendo un grave problema economico, che lo costringe a fare questa ardita richiesta a lei, mentre lui si vergogna – non si chiedono soldi ad una donna, va contro il suo bon ton! – e quindi si mostra imbarazzato, esibendo balbettanti giustificazioni.

Restituirà il denaro quando i due si incontreranno di persona, promesso. Quel giorno, però, non arriverà mai, mentre lui, invece, al contrario del fulmine a ciel sereno, sparirà dall’orizzonte, e diventerà irreperibile sul network.

E lì, la povera sfortunata comprenderà l’inganno, divenendo istantaneamente consapevole della tela di ragno che il suo adulatore aveva tessuto sin dall’inizio: il senso di colpa e vergogna saliranno e la turberanno.

Come ha potuto credere ad uno sconosciuto, che tutto sommato conosce solo da qualche mese? Come non ha potuto capire che si trattava di un vile mentitore che ha manipolato i suoi sentimenti?

La sensazione di essere una stupida prevale sulla realtà della dinamica dei fatti, anche della fragilità o sensibilità che la caratterizzano, magari in un periodo determinato, oppure della meschinità di un soggetto che si è approfittato della sua emotività simulando un interesse personale inesistente.

Tipico di questi casi è l’atteggiamento di auto colpevolizzazione della vittima, che già per natura e per tradizione storica si attribuisce la responsabilità di tanti altri eventi dannosi, come le molestie, o, peggio ancora, la violenza sessuale.

La donna è anche incredula sul fatto che è rimasta vittima della truffa, e per molto tempo nega a sé stessa che si sia trattato di un beffardo inganno, e si ripete che lui prima o poi tornerà, autoilludendosi continuamente, ma il sedicente corteggiatore non si farà più vivo.

La sofferenza sarà profonda, e ci vorrà tempo per elaborarla, poiché la donna è rimasta profondamente delusa.

La truffa affettiva è una forma di truffa che, dal punto di vista giuridico, rientra nel più generale reato descritto dall’art. 640 del nostro codice penale, il quale prevede e punisce proprio questo tipo di illecito.

La particolarità di questa condotta criminosa, è che, in questo caso, gli “artifici o raggiri” di cui parla la norma si manifestano prima con la simulazione di un innamoramento nei confronti della vittima, che crea in quest’ultima l’erronea convinzione di essere amata dal suo interlocutore, e poi con la finzione di uno stato di bisogno economico che muove l’agente a chiedere un aiuto alla nuova compagna di conversazioni.

Si tratta di un reato per il quale, al di là di alcune ipotesi aggravate (come quelle ricorrenti se il fatto è commesso a danno dello Stato o di un altro ente pubblico o dell’Unione europea, come nelle altre circostanze previste dall’art. 640 c.p.), è prescritta la querela di parte, per cui, se la donna vuole far punire questa condotta, deve necessariamente proporre questo atto, con il quale chiede si proceda contro il proprio manipolatore.

Ma come evitare di cadere nella rete dell’adescatore?

Ci sono alcune misure di prevenzione, possiamo chiamarle così, che si possono attuare, onde non ripetere questa sgradevole esperienza in futuro, se la si è vissuta, oppure schivare il pericolo la prima volta che si palesa.

In primis, sarebbe meglio non accettare richieste di amicizia sui social networks da parte di sconosciuti, poiché questi soggetti spesso utilizzano profili di altri individui, come anche le fotografie, a volte di personaggi famosi all’estero e non in Italia, per perpetrare il tentativo di truffa: meglio accettare richieste di amicizia di conoscenti e persone già frequentate nella vita reale.

Inoltre, una tempesta di telefonate e messaggi in cui il nostro “corteggiatore” ci inonda di complimenti e ci mostra un interessamento eccessivo ci deve far “allungare le antenne”, perché chi non ci conosce fino in fondo non può apprezzarci così tanto; in realtà questi sono dei tentativi di manipolazione per renderci poi dipendenti da lui.

Se poi lui rifiuta più volte un appuntamento dal vivo, o addirittura una videochiamata, questo è un altro campanello d’allarme: nessuno è così impegnato, se interessato, da non trovare un momento libero, per cui, se lui è così evitante, vuol dire che ha da nascondere qualcosa.

Un altro accorgimento può essere quello di inserire su Google immagini le foto pubblicate sul suo profilo, per verificare se è presa, come detto sopra, da un profilo di un personaggio pubblico, poiché così il truffatore potrà essere smascherato.

Infine, sia gli amici che i familiari potranno aiutare la vittima, offrendole sostegno, momenti di confidenza, divagazione e condivisione, senza giudicare ed essere troppo protettivi, bensì affrontando l’argomento senza imbarazzo e facendo notare eventuali anomalie.

Ragazze, donne, fate attenzione! Non fatevi abbindolare da chi vi vuole solo sfruttare per il suo tornaconto personale!

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