Periodico delle Tecnologie dell'Informazione e della
Comunicazione per l'Istruzione e la Formazione
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L'intelligenza artificiale e la sua percezione di Giovanna Brutto

Abstract - L'essere umano ha sempre paura del nuovo, paura dell'incertezza. Infatti, la storia umana ci dimostra che ogni innovazione importante che si è affacciata nella nostra vita sociale è stata sempre accompagnata dalla paura. Ovunque attorno a noi i computer prendono decisioni per gli esseri umani e queste influenzano la nostra vita (combinazioni di tecnologie come i big data, il 5G ed Internet delle cose).      Ma tutto questo com'è possibile? Grazie all’intelligenza artificiale (o I.A.), un tema di grande attualità che apre opportunità ancora in gran parte inesplorate, ma anche tanti quesiti sulla sua natura. Tutto ciò potrebbe essere assimilabile ad un nuovo rinascimento economico, sociale e ambientale? Questo articolo cercherà di mettere in risalto quali sono gli elementi fondamentali dell'I.A., le sue luci e le sue ombre.

Cosa è l’intelligenza artificiale (o I.A.)

La paura del “nuovo” si nutre di mancanza di informazione, una sorta di intolleranza all'incertezza, della percezione di pericolo, di diffidenza,  di resistenza rispetto ai cambiamenti. 

Il termine I.A. si riferisce alla disciplina che si occupa dello sviluppo di sistemi software (spesso anche utilizzata in combinazione con l’hardware) che dato un obiettivo complesso, sono in grado di agire nella dimensione fisica o virtuale, in modo da percepire l'ambiente che li circonda, di acquisire e interpretare dati, ragionare sulle conoscenze acquisite, e formare le divisioni, basate sull'evidenza raccolta, sulle migliori azioni da svolgere al fine di raggiungere l'obiettivo prefissato, anche situazioni non esplicitamente previste a priori.

 Attraverso l’ I.A. quindi, le macchine elaborano ciò che hanno imparato e da questi insegnamenti traggono nuove informazioni per simulare il comportamento umano, non sviluppano proprie capacità cognitive, ma emulano quelle umane.

L’I.A. mette in correlazione una quantità infinita di dati oggi disponibili e contribuisce ad “aumentare” essa stessa e accrescere la propria capacità di autorealizzarsi.

 Per questo in alcuni contesti si preferisce utilizzare il termine “intelligenza aumentata” invece di I.A.  

Per semplificare, gli usi più comuni dell’ I.A. sono i più disparati e ci accompagnano nella nostra vita quotidiana: le notizie e i contenuti consigliati dai social network; gli assistenti vocali; gli itinerari  basati sulla geolocalizzazione;  contenuti e pubblicità personalizzati su piattaforme di acquisto; i suggerimenti per lo streaming; automatizzazione dei processi dell'Industria e dell'agricoltura per rendere efficienti le risorse; monitorare lo stile di guida e prevenire incidenti o malattie; il tracciamento dei parametri dello stile di vita e infine la manutenzione degli elettrodomestici tenendo sotto controllo eventuali guasti.

I recenti sviluppi della I.A. sono avvenuti in gran parte nell'era dell’apprendimento automatico (machine learning). Ciò consente l'elaborazione di enormi quantità di dati e forme di apprendimento basate sulla ripetuta esposizione a forme esperienziali abbinata alla definizione di algoritmi di apprendimento complessi. 

Questo significa in sintesi che ci si allena dunque a riconoscere immagini, interpretare il linguaggio, monitorare rischi, individuare le tendenze spesso difficili da cogliere per l'essere umano e con ciò si aumenta la nostra capacità di interpretare la realtà.

Pertanto, l’A.I. è tanto più utile ed efficace quanto più competente è l’individuo che utilizza gli algoritmi, di conseguenza ci si deve specializzare nelle attività dove l’essere umano è superiore alle macchine.

 

Intelligenza artificiale e riflessioni

I limiti principali dell'intelligenza artificiale sono sintetizzati dal filosofo Hubert Dreyfus come segue: la sua astrattezza, cioè il fatto che essa è del tutto disincarnata rispetto ad ogni situazione concreta; e la sua necessità di formalizzare perdendo la sensibilità al contesto e alle sue variazioni in funzione di esigenze, desideri, motivazioni e bisogni diversi.

 Ulteriori limiti dell’I.A. potrebbero essere la possibilità di attribuire la responsabilità ai soggetti che l’hanno progettata e implementata; il suo enorme consumo energetico; il pregiudizio e la discriminazione non intenzionale tra classi sociali o in campo sanitario (ad esempio: a quale paziente sarebbe opportuno fare una donazione degli organi? A chi occorre dare priorità negli interventi chirurgici?; quello finanziario (determinare l’affidabilità di un cliente; o quello giudiziario (libertà vigilata o recidiva). 

 Inoltre, può avvenire una manipolazione delle informazioni o guerra cibernetica poiché anche l’ambiente militare sviluppa tattiche e strategie tali da compromettere le difese e le capacità militari di una nazione o il funzionamento di interi paesi. Si richiede pertanto delle politiche di protezione efficaci per la tutela dei diritti fondamentali del cittadino utente che risaltino l’umanesimo, l’affidabilità e la sostenibilità guidando le strategie attuali e future. Solo così si potrà parlare di una “RenAIssance” economica politica e sociale e migliorare così la vita delle persone e realizzare un nuovo modello di società in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’agenda 2030 delle Nazioni Unite. 



BIBLIOGRAFIA

Hubert, Dreyfus,What Computers Can't Do: The Limits of Artificial Intelligence, paperback, Harper & Row, 1972.

Gruppo di Esperti MISE sull’intelligenza artificiale,Proposte per una Strategia italiana per l'intelligenza artificiale, 2020

Webinar di Educazione Digitale 2 dicembre 2020.: L’I.A la nuova elettricità, organizzato da Poste italiane e delle Comunicazioni.

 

SITOGRAFIA

https://www.mise.gov.it/

https://www.europarl.europa.eu/

https://www.cybersecurity360.it/ 

https://www.theprocurement.it



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