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PatchAI: Assistente sanitario empatico e Intelligenza Artificiale di Luigi A. Macrì

Abstract – Un giovane infermiere utilizzando l’Intelligenza Artificiale (I.A.), machine learning e apprendimento automatico, ha sviluppato il primo assistente virtuale empatico da usare con pazienti coinvolti in studi clinici e in contesti di medicina personalizzata.

Nei numeri precedenti, abbiamo parlato spesso di Intelligenza Artificiale sottolineando le grandi possibilità innovative e di sviluppo che essa sta evidenziando, ma anche gli interrogativi e le problematiche che stanno emergendo per aspetti relativi alla privacy ma anche alla manipolazione delle coscienze che è possibile ottenere con la gestione senza scrupoli dei dati raccolti, il più delle volte senza il nostro permesso o la nostra consapevolezza.

Mai come in questo momento, in questo terribile e straordinario anno pandemico che è appena finito, abbiamo imparato ad apprezzare il ruolo del personale sanitario, in particolare medici ed infermieri che hanno un ruolo centrale e determinante nel rapporto con il paziente e nel loro supporto durante il decorso della malattia.

Proprio dall’esperienza e dall’intuizione di un infermiere è nata una soluzione digitale che mette insieme efficienza ed empatia per realizzare un assistente virtuale. Il contesto sanitario nel quale si muove questa iniziativa non è quello dell’emergenza ma degli studi clinici, delle sperimentazioni o dispositivi sanitari. Afferma l’ex infermiere, specializzato in ricerca, Alessandro Monterosso, ora amministratore delegato della start-up PatchAI : “L’idea è nata quando lavoravo nei reparti di oncologia ed effettuavo studi di ricerca sponsorizzati che testavano l’efficacia di farmaci. Nella maggior parte dei casi, per la raccolta dei dati dei pazienti usavamo strumenti cartacei quando venivano per i controlli, mentre quando era a casa chiedevamo loro di compilare un diario. Se i pazienti avevano qualche dubbio o volevano informazioni e rassicurazioni, ci raggiungevano con una email o un messaggio su whatsapp, strumenti che non garantiscono fino in fondo la privacy e che non permettono di avere uno storico di quel singolo paziente.”[1].

Da questa riflessione Monterosso ha lavorato sul concetto di empatia, elemento centrale nell’assistenza ai pazienti, e sull’aspetto concreto del come si dovesse partire per realizzare un’azienda. Dopo aver lasciato il suo posto di infermiere a tempo indeterminato, si iscrive al Master in International Healthcare Management, Economics and Policy dell’Università Bocconi e si trasferisce da Padova, dove ora ha sede l’azienda, a Milano. In quel Master conosce i primi due soci, un medico indiano, K. Palanivel, ed un farmacologo serbo, F. Ivancic. A questi si è aggiunto un dirigente sanitario per sviluppare e concretizzare l’idea. In seguito, si sono presentati a diversi concorsi per aziende start-up; nel 2019 in sei mesi hanno vinto 12 competizioni nazionali ed internazionali. La start-up è stata incubata da Unicredit Start-Lab e poi, nella sezione Health, dall’Istituto Europeo di innovazione e tecnologia. L’assistente sanitario “virtuale ed empatico” è stato certificato come dispositivo medico di classe I dal Ministero della salute.

Questo è un esempio di come il genio e la creatività italiana abbia un potenziale enorme e può generare benessere e profitto.

Luigi A. Macrì

Direttore IctEd Magazine

[1] Le Scienze – Edizione italiana di Scientific American, Maggio 2020, pag.12;

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