Periodico delle Tecnologie dell'Informazione e della
Comunicazione per l'Istruzione e la Formazione
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INTELLIGENCE E FACT CHECKING: DUE VOLTI DELLA STESSA MEDAGLIA di Luigi A. Macrì

La capacità di analizzare la realtà e le informazioni è una delle competenze principali che ogni cittadino dovrebbe possedere. Comunemente, quando si parla di Intelligence si pensa subito ai Servizi Segreti e magari a traffici e ad azioni non sempre trasparenti.

Il prof. Mario Caligiuri[1], direttore del Master in Intelligence presso l’Università della Calabria, primo Master su questo tema in un ateneo italiano, ha sdoganato il termine chiarendo il concetto e collegandolo al significato di una disciplina che è essenziale per comprendere la realtà attraverso una corretta percezione ed analisi delle informazioni. Già nel 2017, all’apertura del Master in Intelligence Caligiuri affermava che “bisogna utilizzare l’intelligence per legittima difesa, poiché bisogna essere consapevoli che oggi viviamo nella società della disinformazione permanente e intenzionale. Il dibattito odierno sulle fake news, peraltro ricondotto nell’ambito delle polemiche politiche, non coglie affatto, secondo me, la dimensione e le distorsioni complessive del sistema mediatico.”[2] Sempre in quell’occasione il criminologo Francesco Bruno afferma che “la Rete ci sta portando verso un futuro indecifrabile rendendo controverso il concetto di normalità che rende ancora più delicato e complesso il lavoro dell’intelligence.”.

Nelle attività di comunicazione, il rapporto tra informazione e disinformazione è davvero problematico e complesso. Già alcuni anni fa la situazione era critica poiché da uno studio del 2017 condotto da Soroush Vosough del M.I.T. – Massachusetts Institute of Tecnology - le false notizie su Twitter si diffondono sei volte più velocemente delle notizie vere e hanno il 70% di possibilità in più di essere ritwittate. La ricerca è stata condotta su 126 tweet pubblicati da 3 milioni di persone e ritwittati oltre 4,5 milioni di volte. Questo studio, pubblicato sulla rivista Science, è il più ampio che sia mai stato fatto sulla diffusione delle notizie false on line. È stato possibile realizzarlo grazie alla disponibilità di Twitter che ha messo a disposizione il suo archivio storico permettendo ai ricercatore di indagare sulle false notizia twittate dal 2006 al 2017. Tra i vari aspetti che sono emersi c’è anche quello che le bufale più veloci riguardano la politica superando quelle su terrorismo, disastri naturali, finanza e scienza.

Nel 2018 la commissaria europea al digitale afferma che “le false informazioni si diffondono ad un ritmo inquietante e minacciano la reputazione dei media, il benessere delle nostre democrazie e i nostri valori democratici. Per questo dobbiamo elaborare meccanismi per identificare le fake news e limitarne la circolazione. Se non prendiamo misure a livello europeo, il rischio è grande che la situazione si avveleni”. La situazione ormai è peggiorata e l’informazione è così manipolata che possiamo affermare che siamo passati dalla società dell’informazione, a quella della disinformazione.[3]

La capacità di verificare le notizie è sempre stata una delle principali competenze nel lavoro giornalistico che deve accertare la veridicità degli avvenimenti citati e dei dati usati in un articolo. Ora questa competenza diventa sempre di più essenziale per ogni cittadino in quanto strumento per comprendere l’affidabilità delle continue notizie che ci arrivano. Molto chiaro e significativo è quanto afferma lo scrittore Yuval Norman Harari: “In passato, la censura operava bloccando il flusso di informazioni. Nel XXI secolo la censura opera inondando la gente di informazioni irrilevanti. Nei tempi antichi deteneva il potere chi aveva accesso alle informazioni. Oggi avere il potere significa sapere cosa ignorare”.

Molti siti che trattano le false notizie, chiamate anche “bufale”, ci aiutano a capire strani e improbabili messaggi che ogni giorno ci arrivano.

La Commissione europea ha comunque proposto un codice di condotta, sebbene non vincolante, contro le false notizie e la disinformazione on line; ha annunciato, inoltre, di sostenere una rete indipendente di verificatori di notizie (fact checkers) unitamente ad una serie di misure finalizzate ad incentivare un giornalismo di qualità e l’educazione ai media.

Questa iniziativa si è concretizzata anche con altre iniziative europee promosse dal Servizio Europeo per l’Azione Esterna (EEAS - European External Action Service), un servizio dell’Unione europea, con sede a Bruxelles, responsabile per gli affari esteri, creato dal Trattato di Lisbona e in funzione dal dicembre 2020. Il sito europeo dell’EEAS euvsdisinfo.com, accessibile anche in lingua italiana, offre informazioni, servizi di database studi e reports di qualità sul tema della disinformazione.

Vi sono comunque altre risorse on line come l'International Fact-Checking Network, un'unità del Poynter Institute dedicata a riunire i fact-checker in tutto il mondo. L'IFCN è stato lanciato nel settembre 2015 per sostenere una fiorente raccolta di iniziative di verifica dei fatti promuovendo le migliori pratiche e gli scambi in questo campo.

È un mondo che sta cambiando con una velocità impressionante e i pericoli che queste situazioni determinano non sono visibili. Abbiamo già parlato in precedenza delle manipolazione di Cambridge Analytica nelle ultime elezioni negli Stati Uniti e nella Brexit in Europa. C’è un serio rischio per la democrazia poiché bombardare i diversi social con campagne mirate e studiate da esperti di marketing sta diventando un’operazione molto diffusa anche in Italia, dove alcuni notissimi politici italiani sono stati di clienti di Steven K. Bannon, capo stratega della campagna elettorale di Donald Trump, che dopo la rottura con il presidente, ha aperto un ufficio anche a Roma.

Essere in grado di analizzare la realtà dell’informazione che ci sommerge, distinguere il vero dal falso, l’utile dall’inutile, non è un’operazione semplice, non è una competenza che si possa acquisire facilmente ma bisogna pur iniziare e porci il problema; altrimenti subiamo manipolazioni continue e l’uomo pensante e consapevole diventa minoranza e, soprattutto, ininfluente.

Per questi seri motivi, nella visione di una Scuola che andrebbe completamente rivista, in particolare nell’aspetto pedagogico e dei nuovi saperi che è necessario aggiornare, dobbiamo avere consapevolezza di quale sia oggi lo sviluppo della conoscenza e della realtà nel frenetico e, per molti versi, caotico, mondo che stiamo vivendo

 

[1] Professore di prima fascia presso l’Università della Calabria dove insegna Pedagogia della Comunicazione.

[2] https://www.cosenzapost.it/intelligence-caligiuri-bruno-inaugurano-le-lezioni-del-master-dellunical/

[3] Caligiuri M., Introduzione alla socetà della disinformazione – Per una pedagogia della comunicazione, Rubbettino Ed., Soveria Mannelli, 2018.

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