Periodico delle Tecnologie dell'Informazione e della
Comunicazione per l'Istruzione e la Formazione
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Agenzia per la cybersicurezza nazionale e PNRR di Luigi A. Macrì

E’ stato approvato in via definitiva, nella seduta del Senato dello scorso 3 agosto, il disegno di legge di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 14 giugno 2021, numero 82, che istituisce l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale che dovrà essere operativa già nel mese di settembre. Dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Legge, si è proceduto alla nomina del Direttore Generale dell’Agenzia nella persona di Roberto Baldoni che lascia dopo quattro anni la vicedirezione del DIS (Dipartimento per l’Informazione e la Sicurezza). La nomina di queste figure apicali dell’Agenzia è di competenza del Presidente del Consiglio dei ministri sebbene avvenga “previa deliberazione del Consiglio dei ministri” e informando, oltre al Copasir, “le Commissioni parlamentari competenti” a cui dovranno essere anche trasmessi il bilancio consuntivo e la relazione della Corte dei conti.

Con questa nomina si va verso il completamento della riforma della governance per la cybersecurity italiana. L’Agenzia, con personalità giuridica di diritto pubblico, e il SISR (Sistema di Informazione per Sicurezza della Repubblica) opereranno in stretto raccordo sebbene con una chiara separazione delle competenze. Il Governo ha individuato l’Agenzia quale Centro di coordinamento italiano che dovrà interfacciarsi con il “Centro europeo di competenza per la cybersicurezza nell’ambito indistriale, tecnologico e della ricerca” di recente istituzione.

L’approvazione, da parte del Senato, della Legge per la costituzione dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale è coincisa con l’attacco informatico ai server della Regione Lazio, avvenuta il primo agosto, che ha paralizzato il sito della stessa e bloccato il portale per la prenotazione dei vaccini.

Gli attacchi da parte di pirati informatici finalizzati spesso a richieste di riscatto (ransomware), in particolare nella pubblica amministrazione, sono aumentati in modo esponenziale. Questa condizione di grande insicurezza ha maggiormente sviluppato, nei diversi ambiti pubblici e privati, la consapevolezza che il tema della sicurezza informatica, in particolare a livello nazionale, riveste un’importanza fondamentale poiché è necessario garantire la disponibilità, l’integrità e la riservatezza delle informazioni del Sistema informativo.

La nascita dell’Agenzia è stata indubbiamente opportuna, sebbene alquanto tardiva, in quanto ha centralizzato competenze prima distribuite ad una molteplicità di ministeri e agenzie di intelligence.

Nel PNRR[1] (Piano Nazionale Ripresa e Resilienza) negli obiettivo generali della “Missione 1 C1: Digitalizzazione, Innovazione e Sicurezza nella PA” troviamo, testualmente i seguenti impegni:

Digitalizzare la Pubblica Amministrazione italiana con interventi tecnologici ad ampio spettro accompagnati da riforme strutturali:

  • Supportare la migrazione al cloud delle amministrazioni centrali e locali, creando un’infrastruttura nazionale e supportando le amministrazioni nel percorso d i trasformazione
  • Garantire la piena interoperabilità tra i dati delle amministrazioni
  • Digitalizzare le procedure/interfacce utente (di cittadini e imprese) chiave e i processi interni più critici delle amministrazioni
  • Offrire servizi digitali allo stato dell’arte per i cittadini (identità, domicilio digitale, notifiche, pagamenti)
  • Rafforzare il perimetro d i sicurezza informatica del paese − Rafforzare le competenze digitali d i base dei cittadini
  • Innovare l’impianto normativo per velocizzare gli appalti ICT e incentivare l’interoperabilità d a parte delle amministrazioni • Abilitare gli interventi d i riforma della PA investendo in competenze e innovazione e semplificando in modo sistematico i procedimenti amministrativi (riduzione d i tempi e costi)
  • Sostenere gli interventi d i riforma della giustizia attraverso investimenti nella digitalizzazione e nella gestione del carico pregresso d i cause civili e penali

Per questa parte del Piano sono previsti 9,75 miliardi di euro per i diversi ambiti e misure di intervento.

A seguito di questa vasta azione di digitalizzazione, il tema della cybersicurezza diventerà sempre più rilevante; ancor di più man mano che si svilupperanno le innovazioni tecnologie, e sorgeranno nuovi rischi, come si afferma nella relazione della Camera dei Deputati sul Ddl di conversione del Dl 82/2021, “come quello di introdurre vulnerabilità strutturali all’interno di servizi e funzioni essenziali dello Stato, che potrebbero essere usate per finalità criminali o per gli interessi di altri attori statuali, come ad esempio nelle reti 5G o nei sistemi di intelligenza artificiale.".

E’ certo che la sicurezza digitale, nel pubblico e nel privato, diventerà un elemento centrale nel nostro prossimo futuro con il quale dobbiamo tutti fare i conti.

 

[1] https://www.governo.it/sites/governo.it/files/PNRR.pdf

 

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ECOLOGIA E TECNOLOGIE, VERSO LA SOBRIETÀ di Luigi A. Macrì

ECOLOGIA E TECNOLOGIE, VERSO LA SOBRIETÀ di Luigi A. Macrì1

1-Direttore editoriale

Abstract - Quando si parla di tecnologie digitali come elementi per uno sviluppo sostenibile s’intende porre l’accento sul fatto che le stesse consentono la dematerializzazione di molte attività come ridurre l’uso della carta, ridurre gli spostamenti fisici con meno carburante e meno inquinamento, migliorare i processi manifatturieri e ridurre l’uso di energia e materie prime).

L’uso eccessivo delle piattaforme digitali, la mancanza di un’educazione “ecologica” nell’uso delle tecnologie comporta, comunque, il rischio di vanificare gli sforzi per ridurre l’inquinamento globale.

Cerchiamo di spiegarci chiedendoci, nei diversi aspetti, il livello di green delle tecnologie.

Per comprendere l’impatto delle tecnologie sull’ambiente dobbiamo tener conto che i diversi dispositivi tecnologici, quali i diversi tipi di computer e telefoni cellulari e non, i router e tutti i dispositivi utilizzati per le telecomunicazioni, grandi e piccoli, dell’Internet of Things e delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, hanno effetti, principalmente, sull’ambiente contribuendo al riscaldamento globale, all’inquinamento e al depauperamento di risorse limitate come alcuni minerali.

La cosiddetta “impronta digitale”, ovvero l’energia consumata per usare tutte le apparecchiature digitali di tutto il pianeta, dai server, ai terminali, alla trasmissione dei dati, cresce al ritmo del 9% annuo. Atteso che gran parte dell’energia elettrica è prodotta da sorgenti fossili, il continuo aumento dell’energia elettrica dovuto al continuo aumento delle tecnologie nelle diverse forme contribuisce indirettamente all’aumento dell’anidride carbonica ed all’effetto serra. È stato calcolato che un’email di un MegaByte produce la stessa quantità di CO2 prodotta da una da 60 w accesa per circa mezz’ora; pertanto l’aumento del traffico digitale dal 2013 al 2018 ha contribuito per circa 450 milioni di tonnellate all’effetto serra globale. Lo spreco energetico e continuo e, il più delle volte, inconsapevole in quanto sembrerebbe che anche guardare un video in cloud per dieci minuti richiede la stessa energia necessaria per alimentare, per lo stesso tempo, 1500 telefonini.

Ormai c’è la consapevolezza che le tecnologie sono energivore e si rischia di vanificare i miglioramenti ambientali per ridurre il riscaldamento globale.

Dai dati raccolti ed elaborati risulta che, nonostante una parte di energia che viene utilizzata per le tecnologie, in particolare per i grandi server, sia rinnovabile, l’emissione di gas serra dovuta alle tecnologie digitali risulta il 4% del totale. Basti pensare che i gas serra dovuti ai mezzi di trasporto come automobili, motociclette e veicoli leggeri raggiungono l’otto per cento del valore totale di CO2, mentre quello del traffico aereo è del 2% del valore totale calcolato in 40 miliardi di tonnellate annue.

La situazione dell’impatto ambientale delle tecnologie e del loro utilizzo diventa sempre più seria poiché se dovesse proseguire l’attuale tasso di crescita del traffico digitale c’è il rischio che, nei prossimi anni, l’emissione dei gas serra dovuta alle tecnologie digitali vada a cancellare il 20% dei miglioramenti ambientali globali conseguiti faticosamente attraverso le politiche di decarbonizzazione definite nell’ambito degli accordi internazionali.

Certamente non è possibile fermare o rallentare lo sviluppo digitale per una serie di motivazioni, ma è possibile, direi indispensabile, procedere verso un uso più ecologico e sostenibile delle tecnologie. Quello che sta contribuendo maggiormente all’aumento del traffico dei dati nella rete al ritmo del 20% annuo è dovuto agli smartphone, tablet e televisioni digitali. Bisogna incominciare a ragionare sulla reale necessità di postare e diffondere nella Rete, spesso in una modalità davvero parossistica, video e foto non indispensabili e, il più delle volte inutili, principalmente attraverso i diversi social, come Facebook, Twitter, Instagram, Tic Toc, etc. . Si è arrivato ad un puro esibizionismo digitale dove molti si gratificano nel condividere la foto di cosa stanno mangiando, o un selfie, o un video di un incontro, e tanto altro. Gran parte dell’attuale Umanità dell’antropocene non comprende che postare miliardi di video e foto ha un costo ambientale che pagheranno le future generazioni. Siamo indotti ad essere sempre di più connessi, ad avere le notifiche che continuamente ci portano a vedere sul nostro smartphone se abbiamo avuto, a seguito del nostro post, l’approvazione che ci aspettavamo e le risposte che speravamo di avere. Abbiamo tanti servizi apparentemente gratuiti per il semplice fatto che la merce siamo noi, il nostro tempo, i nostri click e le nostre curiosità; di fatto possiamo tranquillamente affermare che il “nostro tempo è il loro guadagno”. Le grandi opportunità che le tecnologie offrono a noi tutti devono necessariamente condurci ad un loro uso sobrio e consapevole con l’impegno di lasciare sempre al centro del nostro agire umano la persona, della quale siamo certi della sua identità, i nostri rapporti non mediati dal virtuale, l’equilibro e l’ecologia della nostra mente.

 

 

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TECNOLOGIE DIGITALI E FUTURO DEL LAVORO: QUALI PROSPETTIVE? di Luigi A. Macrì*

Partecipare al dibattito pubblico sul futuro del lavoro, per comprendere quali saranno i suoi sviluppi, significa tener conto principalmente dell’impatto che le innovazioni tecnologiche hanno e avranno sulla trasformazione del lavoro, sul ruolo dell’automazione, della globalizzazione e dell’invecchiamento della forza lavoro.

I governi, le aziende pubbliche e private, gli studiosi del mondo del lavoro, dalle diverse prospettive, stanno affrontando la sfida di come sia possibile utilizzare questi sviluppi per promuovere la crescita economica, garantendo allo stesso tempo un lavoro dignitoso, una retribuzione equa e un'adeguata sicurezza sociale.

Il digitale e l’apporto delle nuove tecnologie stanno evolvendo e trasformando il mondo del lavoro provocando la nascita di nuove forme di lavoro che affiancano quelle tradizionale e, nel contempo, la scomparsa di molte altre.

La ricerca Randstad[1] sul futuro del lavoro pubblicata nel 2019 rileva le seguenti tendenze che influenzeranno il mondo del lavoro:

  • Progresso tecnologico ed automazione: da parte delle aziende è in continuo aumento l’uso dell’ Intelligenza Artificiale, l’analisi dei dati e la robotica, nelle sue diverse forme. Questa tendenza sta accedendo trasversalmente in tutti i settori e in molti paesi;
  • Aumento della diversità delle forme di lavoro: la ricerca mette in evidenza che accanto alle forme tradizionali di lavoro, come lavorare per trenta o più ore settimanali per un’azienda, sono sorte nuove forme di lavoro flessibile, come quello dei freelance dando una forte spinta alla crescita del cosiddetta gig economy.[2] Risulta che negli stati membri dell’Unione Europea il 40% del lavoro si svolge, stabilmente, secondo le modalità tradizionali. Molte nuove forme di lavoro nascono dalla non-occupazione o da un lavoro informale, a prestazione;
  • Invecchiamento della forza lavoro: alcuni paesi hanno un tasso di persone anziane più alto degli altri. Secondo questa ricerca questo aspetto potrebbe influenzare, come avviene anche in Italia e ne abbiamo parlato in precedenti articoli ed editoriali, la direzione della ricerca tecnologica protesa verso aspetti sanitari.
  • Globalizzazione ed urbanizzazione: è ormai un fatto assodato che la globalizzazione ha portato la ridistribuzione del lavoro in tutto il mondo; l’urbanizzazione definisce dove le attività vengono svolte in ciascun paesi. La tecnologia ha permesso di poter accedere al mercato globale del lavoro e di poter lavorare da quasi tutti i paesi del mondo. Nel 1950 il 40/60% del lavoro veniva svolto nelle aree urbane; oggi la percentuale è aumentata del 60/80%.

Un tema molto attuale e dibattuto è quello riguardante l’impatto occupazionale delle tecnologie sul lavoro: con lo sviluppo delle tecnologie vi sarà sempre maggiore disoccupazione oppure i posti di lavoro aumenteranno? Secondo Anka Gajentaan, vicepresidente di Global Concept Professionals, Randstad Global, “la digitalizzazione e l’automazione aumentano i posti di lavoro in tutti i mercati e settori.”.

Dalla ricerca Randstad emerge che un lavoro su sette sparirà e uno su tre subirà delle modifiche.

Un altro aspetto che non bisogna sottovalutare è il ruolo che ha avuto il lavoro a distanza, comunemente definito smart working, in questo periodo di pandemia che ancora stiamo vivendo. È appena il caso di sottolineare che i termini telelavoro e smart working hanno un significato diverso: il primo definisce semplicemente una prestazione lavorativa svolta in contesto diverso da quello aziendale; il secondo, lo smart working è una vera e propria filosofia aziendale che introduce un nuovo rapporto del lavoro con il tempo e lo spazio in cui si opera ovvero si basa sul raggiungimento di obiettivi prefissati e non precede una postazione fissa e vincoli di orario.

Questi aspetti vanno a dissolvere il legame che di solito c’è sempre stato tra il luogo in cui si vive e il lavoro che si svolge, sia esso aziendale, pubblico, privato e professionale. In Italia è emerso il fenomeno dello south working ovvero il fatto che, in questo periodo di pandemia, diversi lavoratori delle grandi città del nord, si sono spostati al sud per lavorare da remoto in luoghi dove vi sono rapporti familiari e dove il costo della vita è più basso. Quello che ci chiediamo è se questi cambiamenti di vita e di lavoro rimarranno anche dopo la conclusione della pandemia. Secondo un sondaggio della Cisco il 46% dei lavoratori statunitensi prevede, a pandemia conclusa, di fare smart working per almeno una settimana al mese; anche l’AIDP - Associazione Italiana Direttori del Personale ritiene che, al ritorno alla normalità, il 68% delle aziende prolungherà le attività di smart working.

Se, comunque, vogliamo sapere quali sono i lavori che oggi danno più possibilità di lavoro con un confronto anche sul guadagno dobbiamo consultare l’importante ricerca di Almalaurea[3] che proprio i questi giorni ha pubblicato il suo rapporto sulla condizione occupazionale in Italia basato su una rilevazione che ha interessato ben 291.000 laureati di 76 atenei distribuiti in tutta Italia. Ad esempio, i dati mostrano che un laureato in Informatica trova lavoro prima degli altri, con un tasso di occupazione pari al 97% e stipendi in media di € 1.800, guadagnando quindi di più di un laureato in lettere. Al secondo posto troviamo ingegneria industriale e dell’informazione con un tasso di occupazione pari al 96,4% e uno stipendio medio di € 1.800. A seguire la facoltà di economia con un tasso di occupazione pari al 91,5% e uno stipendio medio di € 1.600.

Da quanto sopra indicato, emerge chiaramente che le riflessioni necessarie per comprendere il futuro del lavoro, per una scelta consapevole del proprio percorso di studi universitario, devono necessariamente passare attraverso la capacità di lettura dei dati a disposizione e la consapevolezza delle dinamiche presenti nel mercato del lavoro.

La nostra associazione, il gruppo di lavoro di questa rivista è attivo in un’azione interistituzionale per fare in modo che adolescenti, ma anche i preadolescenti, incominciano ad essere informati e, pertanto, a riflettere su quanto sta cambiando nel mondo in cui vivono.

* Direttore editoriale www.ictedmagazine.com

 

[1] https://www.randstad.it/randstad-employer-brand-research-2021/

[2] È un neologismo, un “modello economico”, come suggerisce l’enciclopedia Treccani, basato sul lavoro a chiamata, occasionale e temporaneo, e non sulle prestazioni lavorative stabili e continuative, caratterizzate da maggiori garanzie contrattuali”. https://www.treccani.it/vocabolario/gig-economy_%28Neologismi%29/

[3] Rapporto Almalaurea: https://www.almalaurea.it/sites/almalaurea.it/files/comunicati/2021/cs2_rapporto_2021_almalaurea_18_giugno_unibg.pdf

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PatchAI: Assistente sanitario empatico e Intelligenza Artificiale di Luigi A. Macrì

Abstract – Un giovane infermiere utilizzando l’Intelligenza Artificiale (I.A.), machine learning e apprendimento automatico, ha sviluppato il primo assistente virtuale empatico da usare con pazienti coinvolti in studi clinici e in contesti di medicina personalizzata.

Nei numeri precedenti, abbiamo parlato spesso di Intelligenza Artificiale sottolineando le grandi possibilità innovative e di sviluppo che essa sta evidenziando, ma anche gli interrogativi e le problematiche che stanno emergendo per aspetti relativi alla privacy ma anche alla manipolazione delle coscienze che è possibile ottenere con la gestione senza scrupoli dei dati raccolti, il più delle volte senza il nostro permesso o la nostra consapevolezza.

Mai come in questo momento, in questo terribile e straordinario anno pandemico che è appena finito, abbiamo imparato ad apprezzare il ruolo del personale sanitario, in particolare medici ed infermieri che hanno un ruolo centrale e determinante nel rapporto con il paziente e nel loro supporto durante il decorso della malattia.

Proprio dall’esperienza e dall’intuizione di un infermiere è nata una soluzione digitale che mette insieme efficienza ed empatia per realizzare un assistente virtuale. Il contesto sanitario nel quale si muove questa iniziativa non è quello dell’emergenza ma degli studi clinici, delle sperimentazioni o dispositivi sanitari. Afferma l’ex infermiere, specializzato in ricerca, Alessandro Monterosso, ora amministratore delegato della start-up PatchAI : “L’idea è nata quando lavoravo nei reparti di oncologia ed effettuavo studi di ricerca sponsorizzati che testavano l’efficacia di farmaci. Nella maggior parte dei casi, per la raccolta dei dati dei pazienti usavamo strumenti cartacei quando venivano per i controlli, mentre quando era a casa chiedevamo loro di compilare un diario. Se i pazienti avevano qualche dubbio o volevano informazioni e rassicurazioni, ci raggiungevano con una email o un messaggio su whatsapp, strumenti che non garantiscono fino in fondo la privacy e che non permettono di avere uno storico di quel singolo paziente.”[1].

Da questa riflessione Monterosso ha lavorato sul concetto di empatia, elemento centrale nell’assistenza ai pazienti, e sull’aspetto concreto del come si dovesse partire per realizzare un’azienda. Dopo aver lasciato il suo posto di infermiere a tempo indeterminato, si iscrive al Master in International Healthcare Management, Economics and Policy dell’Università Bocconi e si trasferisce da Padova, dove ora ha sede l’azienda, a Milano. In quel Master conosce i primi due soci, un medico indiano, K. Palanivel, ed un farmacologo serbo, F. Ivancic. A questi si è aggiunto un dirigente sanitario per sviluppare e concretizzare l’idea. In seguito, si sono presentati a diversi concorsi per aziende start-up; nel 2019 in sei mesi hanno vinto 12 competizioni nazionali ed internazionali. La start-up è stata incubata da Unicredit Start-Lab e poi, nella sezione Health, dall’Istituto Europeo di innovazione e tecnologia. L’assistente sanitario “virtuale ed empatico” è stato certificato come dispositivo medico di classe I dal Ministero della salute.

Questo è un esempio di come il genio e la creatività italiana abbia un potenziale enorme e può generare benessere e profitto.

Luigi A. Macrì

Direttore IctEd Magazine

[1] Le Scienze – Edizione italiana di Scientific American, Maggio 2020, pag.12;

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