Periodico delle Tecnologie dell'Informazione e della
Comunicazione per l'Istruzione e la Formazione
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Essere o non essere (nel mondo digitale): i capolavori sono senza tempo

La frase "Essere o non essere", tratta dall’Am­leto, il capolavoro di uno scrittore che è giunto a noi con il nome di William Shakespeare, è l’emblema del dubbio, dell’incertezza. In un momento in cui siamo consci dell’impor­tanza di una determinata azione o scelta, spes­so accade che siamo combattuti dalla consape­volezza dei rischi che questa scelta comporti. In questa rivista, dedicata a riflessioni sul mondo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (I.C.T.) in rapporto all’istruzione ed alla formazione, è sempre presente, in forme diverse, da una parte il tema del rischio che comporta, in particolare per i bambini e gli adolescenti, l’utilizzo spesso compulsivo delle I.C.T., dall’altra quello delle opportunità che le stesse offrono alle scienze ed allo sviluppo sociale ed economico. Abbiamo visto nei numeri precedenti alcuni aspetti dei rischi che corrono i bambini e gli adolescenti che fanno un uso quotidiano ed eccessivo delle tecnologie ovvero computer, smartphone, tablet, etc.. Vi sono, comunque, anche molte esperienze in cui è stato pos­sibile dare ai bambini e gli adolescenti l’opportunità di un futuro professionale grazie all’uso delle I.C.T. Su Linkedin spesso leggiamo notizie di grande spes­sore ed interesse provenienti dall’India: un bambino del Kerala, ad esempio, all’età di cinque anni ha avviato il suo rapporto con il computer incominciando a praticare la codifica e progettazione di applicazioni e giochi. Oggi Aadithyan Rajesh possiede la Trinet Solutions, con tre dipendenti, della quale è C.E.O. – Chief Executive Of­ficer, una compagnia di sviluppo di software e siti web con sede a Dubai. Aadithyan ha sviluppato all’età di nove anni, come hobby per combattere la noia, il suo primo software, Ashirwad browser, un browser simile a Google Chrome ma con meno customizzazioni. (vedi https://lnkd.in/fGD2SY7)1.

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RISCHI DI DIPENDENZA DALLE TECNOLOGIE: GEORGE SOROS AL WORLD ECONOMIC FORUM ATTACCA FACEBOOK E GOOGLE

George Soros è un imprenditore ungherese di 87 anni, naturalizzato negli Stati Uniti, presidente della Soros Fund, dell'Open Society Foundations e fondatore del Quantum Group, con un patrimonio netto stimato in 22,4 miliardi di dollari; una della trenta persone più ricche del mondo.

Il suo intervento annuale al World Economic Forum di Davos è sempre molto atteso. Per il Forum del corrente anno, avrebbe voluto, come lui stesso ha affermato, intervenire per trenta minuti, lasciando lo stesso tempo per le risposte, ma il suo discorso si è prolungato per quasi un’ora a causa “della gravità dei problemi che si presentano”.

In apertura,dopo aver messo in evidenza le problematiche di sicurezza mondiale, vedi la corsa agli armamenti nucleari della North Corea e i rapporti tra gli Stati Uniti e la Russia e la Cina, Soros ha sviluppato il tema dei monopoli delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione e i rischi connessi. 

“Le aziende di social media” afferma Soros “ingannano i loro utenti manipolando la loro attenzione indirizzandola verso i propri scopi commerciali. Essi deliberatamente definiscono e costruiscono una dipendenza ai servizi che forniscono. Questo può essere molto dannoso, in particolare per gli adolescenti. Esiste una somiglianza tra piattaforme Internet e società di gioco. I casinò hanno sviluppato tecniche per agganciare i giocatori d'azzardo al punto in cui scommettono tutti i loro soldi, anche i soldi che non hanno.”.

Da questo aspetto Soros si volge a riflettere su temi che educatori, psicologi e psichiatri di tutto il mondo stanno orami seguendo da anni: l’influenza delle tecnologie sullo sviluppo della mente umana.

“Qualcosa di molto dannoso e forse irreversibile sta accadendo all'attenzione umana nella nostra era digitale. Non solo distrazione o dipendenza; le società di social media stanno inducendo le persone a rinunciare alla propria autonomia. Il potere di plasmare l'attenzione delle persone è sempre più concentrato nelle mani di poche aziende. Ci vuole uno sforzo reale per affermare e difendere ciò che John Stuart Mill ha definito "la libertà della mente". C'è una possibilità che una volta persa, le persone che crescono nell'era digitale avranno difficoltà a riconquistarla. Ciò potrebbe avere conseguenze politiche di vasta portata. Le persone senza la libertà di mente possono essere facilmente manipolate. Questo pericolo non incombe solo in futuro; ha già svolto un ruolo importante nelle elezioni presidenziali americane del 2016.”.

E’ questo un grido di allarme forte e chiaro da parte di un uomo che da diversi decenni ha vissuto pienamente le grandi trasformazioni economiche e sociale del nostro pianeta. Egli giunge a ipotizzare seri pericoli per le nostre libertà non solo mentali ma sociali fino ad affermare che queste aziende con i loro affari hanno “conseguenze negative di larga portata sul funzionamento delle democrazia, in particolare sulla sicurezza e la libertà delle elezioni".

Negli Stati Uniti sono attivi da qualche anno movimenti che cercano di ostacolare l’invasività ormai insopportabile delle tecnologie. Risulta, comunque, evidente dal dibattito internazionale che senza la collaborazione fattiva delle grandi aziende delle tecnologie come Google, Facebook, Apple e Microsoft non c’è alcuna speranza di giungere ad una soluzione.
Noi facciamo appello a tutti gli educatori, professori, presidi, genitori, studenti affinché si possa aprire un dibattito continuo su questo tema al fine di sviluppare un uso sempre più adeguato e consapevole delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione.

Luigi A. Macri

Direttore responsabile

www.ictedmagazine.com

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ADOLESCENTI E DIPENDENZA DA INTERNET

Gli esperti che si sono incontro al XVIII° Congresso Mondiale di Psichiatria dinamica tenutosi a Firenze lo scorso anno hanno affermato che le dipendenze da Internet saranno le malattie più diffuse a livello mondiale del prossimo decennio. Gli adolescenti italiani sono sempre più dipendenti dalla rete (stima  del 5%); l’accesso ad internet 24 ore su 24 attraverso gli smartphone ha aggravato il problema dello sviluppo di una dipendenza da internet. Uno studio della rivista Neuropsychiatry parla di dipendenza se si superano le 6 ore giornaliere di connessione  e conferma una maggiore predisposizione per i maschi.

Sul tema riportiamo un articolo apparso su Data Manager Online che riporta l’analisi e le riflessioni della Società italiani dei Pediatri.

“Dipendenza da Internet, cresce il disagio emotivo tra gli adolescenti

La condizione attuale dei giovani è oggetto di un’indagine della Società Italiana di Pediatria, presentata in occasione del Congresso Nazionale a Napoli, un lavoro che ha messo in luce soprattutto il disagio emotivo diffuso tra i giovanissimi, oltre ad a un distacco sempre maggiore dalle figure adulte di riferimento.Il Presidente della SIP Alberto Villani commenta così: ”I risultati dell’indagine confermano che l’adolescenza è un’età difficile, la novità è che le difficoltà emotive e comportamentali emergono sempre più precocemente. Come Pediatri stiamo infatti osservando un’insorgenza sempre più precoce di alcuni problemi tipici dell’adolescenza. Il Pediatra può e deve svolgere un’importante attività di prevenzione con bambini e genitori – spiega Villani in una nota pubblicata sul sito ufficiale della SIP – affrontando temi che si ritenevano propri dell’età adolescenziale, ma che si manifestano prima. E’ necessario elaborare strategie comunicative adatte ai bambini più piccoli e preparare i genitori ben prima dell’età adolescenziale”.

La ricerca si è avvalsa di un questionario informatizzato, che ha comportato in due mesi la risposta di più di 10 mila ragazzi tra i 14 e i 18 anni, da tutte le regioni. Le domande spaziavano dall’alimentazione e rapporto con il proprio corpo, percezione dell’ascolto ricevuto, disagio psico-emotivo, bullismo, sessualità, dipendenze, uso di internet, famiglia.

Osservando i risultati della ricerca è possibile farsi un’idea piuttosto chiara della condizione attuale degli adolescenti in Italia, che sono sempre più iperconnessi tanto che uno su quattro è sempre online; circa l’80% del campione ha sperimentato, a varie intensità, un disagio emotivo e l’84,2% non si è rivolto ad uno specialista. Gli amici rimangono il riferimento principale mentre il 46% si rivolge ai genitori in caso di problemi. I dati più preoccupanti riguardano l’autolesionismo, che interessa il 15% del campione.

A far riflettere è anche l’età media del primo smartphone, già tra 10 e 12 anni, mentre l’1,4% lo ha avuto anche a 5 anni e il 26% tra 6 e 10. Il 53% del campione si dedica ad attività multimediali per periodi prolungati. Un preadolescente su 2 dichiara di navigare su Internet durante la notte all’insaputa dei genitori, mentre uno su 3 è stato adescato da un adulto attraverso profili fake. Inoltre recenti studi hanno dimostrato che l’uso eccessivo di Internet potrebbe essere dannoso per la salute degli adolescenti: almeno 25 ore a settimana aumentano il rischio di pressione alta.

Annarita Milone, Dirigente Neuropsichiatra Infantile presso IRCCS Stella Maris di Pisa conclude così: ”Il dato dell’elevato numero di risposte al questionario proposto, più di 10.000 in meno di due mesi, ci obbliga a riflettere sul bisogno espresso e a cercare di passare ad una fase di costruzione di risposte efficaci, per non deludere la fiducia che gli adolescenti hanno rinnovato, anche in questa occasione, verso adulti e istituzioni”.

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social... non social

La rete, i servizi on-line, i social network non costituiscono più un mondo virtuale separato da quello reale.

Essi permeano in profondità la vita di ognuno di noi creando un nuovo ecosistema fondato sull’interconnessione.

Le caratteristiche di questo nuovo ecosistema sono ben rappresentate nell’ultimo film - documentario del 2016 diretto da Werner Herzog: Lo and Behold – Internet « il futuro è oggi» che orienta lo sguardo su fenomeni diversi, ma strettamente collegati tra di loro quali: le grandi potenzialità della rete, i successi nel campo della robotica, la vulnerabilità della privacy, la dipendenza dal gaming, il dilagare dell’odio in rete, il cyberbullismo.

Sempre secondo la tesi del film, un mondo sprovvisto di connessione sarebbe l’equivalente di un mondo senza energia.

Ciascuno potrebbe scegliere di non usare più smartphone, computer o altro dispositivo; tuttavia un mondo senza connessione a internet non sarebbe più immaginabile, se non come scenario “catastrofico”.

Lo spazio virtuale presenta infatti, potenzialità incredibili che generano contemporaneamente dimensioni di comfort e di benessere e ambienti problematici e ostili che bisogna imparare a conoscere.

Come scritto nelle linee di orientamento per azioni di prevenzione e di contrasto al bullismo e al cyberbullismo (aprile 2015) «La vera sicurezza non sta tanto nell’evitare le situazioni potenzialmente pericolose, ma nell’acquisire gli strumenti necessari per gestirle».

Secondo la Dichiarazione di Kandersteg del 2007, le azioni da intraprendere dovrebbero prevedere lo sviluppo di un sistema integrato di politiche sociali che attivino azioni mirate di prevenzione e formazione.

La prevenzione è infatti possibile, a condizione che esista un sistema (familiare, sociale, istituzionale) attento ai segnali del disagio, ma anche capace di promuovere risorse, potenzialità, competenze.

E’ sempre più condivisa in campo scientifico l’idea che la salute del bambino e dell’adolescente non possa più essere definita unicamente come “assenza di malattia fisica e mentale, ma vada intesa come il livello di 6/10 benessere fisico, psichico e sociale dell’individuo” (Telefono Azzurro, 2007).

Tale benessere si costruisce attraverso l’acquisizione di tutte quelle competenze: sociali, di comunicazione, di problem solving necessarie ad affrontare le varie tappe della crescita e le difficoltà insite nella quotidianità della vita.

La mancanza di un sistema di significati può portare, infatti, ad una perdita della dimensione progettuale e alla costruzione di “un senso” solo nella contingenza del “qui ed ora”, che fa perdere di vista oltre che la propria storia anche la dimensione futura della vita.

Come dice la regina Raina di Giordania “Noi diventiamo più forti quando ascoltiamo e più intelligenti quando condividiamo”; tuttavia essere intelligenti vuol dire avere la curiosità di conoscere gli strumenti che si utilizzano.

I social network hanno implementato il livello di libertà a disposizione di ciascun essere umano, facilitando la possibilità di parlare con altre persone, di condividere opinioni, documenti e materiale di qualsiasi genere.

Dunque perché mai bisogna smettere di essere liberi...?

Alla fine, la sfida è tutta qui: utilizzare adeguatamente la propria libertà, anche sui e con i social network, senza mai perdere di vista la differenza tra quel che è vero e quel che sembra vero, tra quel che è realtà e quello che è solo apparenza.

Bisogna allenarsi ad usare questa libertà senza farsi schiacciare da essa, e soprattutto senza danneggiare l’altro da noi.

Prof.ssa Rosa Suppa

Dott.ssa in Scienze dell'Educazione

Teorie e Metodologie dell'E-Learning e della Media Education

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