a cura di Giuseppe Sanginiti*

Da tanto tempo ormai alle scuole viene chiesto di occuparsi di tutto pur di venire incontro alle necessità di una società sempre più disorientata ed alle difficoltà di una classe genitoriale che fa sempre più fatica a definire il proprio ruolo educativo all’interno del processo di crescita dei propri figli. Non stupisce, quindi, se anche sul versante energetico e sull’esigenza di investire su energie rinnovabili, alla scuola viene chiesto di fornire ancora una volta il proprio autorevole contributo, configurandosi come comunità energetica al servizio del territorio.
In Italia ormai, la maggior parte degli edifici che ospitano scuole e istituti sono obsoleti presentando un alto tasso di consumo energetico. Addirittura, secondo i dati della XXII edizione di Ecosistema Scuola, il report di Legambiente sulla qualità dell’edilizia scolastica, la situazione del nostro Paese si è ulteriormente complicata sia sul versante della sicurezza degli edifici che di quello dell’efficientamento energetico. Anche se negli ultimi cinque anni (2017-2021), il 59,3% degli edifici scolastici è stato oggetto di interventi di manutenzione straordinaria, dal punto di vista dell’efficienza energetica, il report sottolinea che solo il 17% degli edifici scolastici è stato oggetto di rifacimento energetico. Un dato alquanto curioso se si pensa che dal punto di vista strutturale, in Italia si contano circa 40.000 edifici scolastici e che, secondo sempre Legambiente, basterebbe installare dei pannelli solari su ognuno di essi, per produrre energia pulita per oltre 400.000 famiglie.
Quanto auspicato da Legambiente, grazie anche all’impegno di virtuosi amministratori, per fortuna sta lentamente diventando realtà. In Calabria e precisamente nella provincia di Vibo Valentia per esempio, il Comune di San Nicola da Crissa è riuscito infatti a fornire energia a tutti i suoi abitanti, installando sul tetto dell’edificio scolastico un efficiente impianto fotovoltaico che garantisce energia a tutte le famiglie che vivono sul territorio. Una Cittadella Scolastica che rappresenta un valido e fattivo esempio di come la scuola sia riuscita a legarsi sinergicamente al territorio, divenendone allo stesso tempo serbatoio di energia rinnovabile.
Negli ultimi anni anche altre scuole e comuni d’Italia hanno deciso di operare in questa direzione. Ne è un esempio il Liceo Scientifico Gramsci di Torino, così come altri comuni della Sardegna e del Veneto dove i Sindaci, sfruttando i fondi derivanti dal PNRR, sono riusciti a trasformare le loro scuole in piccole comunità energetiche al servizio del territorio. Le scuole quindi ancora una volta sono in prima linea nel difficile quanto tortuoso percorso che porta alla transizione energetica del nostro Paese, configurandosi in laboratori di innovazione ed efficienza energetica.
Una ulteriore riflessione, legata al tema dell’efficientamento energetico, va poi indirizzata verso la mappatura energetica delle scuole italiane. Uno interessante screening a cura sempre di Legambiente, fa segnalare che appena il 4,2% delle scuole italiane è nella classe energetica A, mentre il 74,8% è fermo nelle ultime tre, di cui il 39% in quella peggiore (G). La volontà da parte dei Comuni di invertire questo trend negativo ovviamente c’è, ma ad oggi la burocrazia continua ad ostacolare e scoraggiare la realizzazione di progetti concreti. Ecco quindi perché oggi è importante puntare sulle scuole e sulla loro capacità di autodeterminarsi, investendo in ricerca e sviluppo.
Si pensi quindi all’istituto Meucci di Carpi in Emilia Romagna dove è in fase di realizzazione un impianto di riscaldamento a idrogeno per la palestra. Un vero e proprio sistema di generazione del calore costituito da una caldaia alimentata ad idrogeno e da un impianto fotovoltaico posizionato sulla copertura della palestra.
In Sardegna, presso l’Istituto Tecnico Agrario Pellegrini di Sassari a breve sarà installato un nuovo impianto di coltura idroponica negli ettari di terreno a disposizione della scuola. Permetterà la produzione di ortaggi e, grazie all’azione di ulteriori due serre laboratorio, sarà possibile monitorare l’intero ciclo di coltivazione con tecniche di gestione digitali. Un progetto futuristico, spiegano docenti ed allievi, basato sull’IoT (Internet of Things, ovvero l’estensione agli oggetti del mondo reale della capacità di raccogliere, elaborare e scambiare dati in rete tipica dei pc) e su sistemi di intelligenza artificiale.
Da Nord a Sud, quindi, un’Italia che prova a innovare e a rinnovarsi ripartendo proprio dalle scuole e dalla loro capacità di accogliere e affrontare le moderne sfide dettate dal consumismo e dall’inquinamento. Bisogna però fare di più, sostiene il rapporto Ecosistema scuola di Legambiente, perché se è vero che i plessi scolastici con impianti di energia rinnovabile sono saliti in 10 anni dal 12,4 al 21,8%, è anche vero purtroppo che con i ritmi di progressione attuale per immaginarsi un futuro con tutte le scuole dipendenti da fonti rinnovabili bisognerà aspettare 80 anni. Un arco di tempo troppo ampio che occorre necessariamente restringere. Ecco perché l’attenzione per la sostenibilità e l’efficienza energetica è diventata sempre più importante nell’edilizia scolastica diventando una priorità anche per il Ministero dell’Istruzione e del Merito. A tal proposito, lo stesso Ministero dall’inizio del 2023 ha stanziato quasi 800 milioni di euro nell’ambito delle azioni del PNRR per l’ammodernamento, la riqualificazione energetica e la costruzione di nuovi e più moderni edifici scolastici. L’obiettivo da raggiungere, entro il 30 giugno 2026, è quello di ridurre il consumo di energia del 20% rispetto al requisito posseduto dagli edifici a energia quasi zero (NZEB – Nearly Zero Energy Building).
Il tempo delle parole e delle promesse pertanto volge al termine. L’Italia può e deve ripartire da quanto è stato realizzato fino a questo momento da amministratori lungimiranti, così come da appassionati dirigenti scolastici e docenti che instancabilmente diffondono quotidianamente, all’interno delle proprie comunità scolastiche, originali quanto utili progetti di educazione ambientale.
Il curricolo di educazione civica, da questo punto di vista, ci fornisce un’ampia gamma di argomenti sui quali discutere e riflettere per portare avanti una varietà di attività didattiche. Abbiamo infatti raccontato di quanto sia importante coinvolgere gli studenti nelle iniziative di sostenibilità ambientale e di come sia possibile organizzare progetti di ricerca, coinvolgendo gli studenti nella costruzione e manutenzione di impianti energetici.
Esperienze innovative, come quella della scuola di San Nicola da Crissa, bastano per innescare processi virtuosi di innovazione sociale che, oltre a portare vantaggi sul versante economico, aumentano la consapevolezza delle giovani generazioni e di tutta la collettività verso la tutela e il rispetto dell'ambiente in cui viviamo.
* Dirigente scolastico
Comunità energetica di San Nicola da Crissa
